Il mondo sta invecchiando a un ritmo mai visto prima: si prevede che la percentuale della popolazione mondiale over 60 raggiungerà il 22% entro il 2050, rispetto a un modesto 5% che era nel 1950 e al nutrito 12% già raggiunto nel 2015. L’allungamento dell’aspettativa di vita nei Paesi Ocse, da poco meno di 70 anni nel 1970 a oltre 80 anni, unita al cronico calo dei tassi di natalità a livello globale, ha portato a un cambiamento nella demografia mondiale, che troppo spesso viene descritto in modo negativo. Il fatto che, in media, la maggior parte delle persone vivrà più a lungo rispetto alle generazioni precedenti è un risultato unico e straordinario nella storia dell’umanità. Assume spesso una connotazione negativa, che deve dunque essere rivista.
Con una persona su sei che avrà più di 65 anni entro il 2050, la vera sfida che oggi si pone è come garantire una longevità sana, non semplicemente una vita più lunga. Il diffondersi di malattie croniche rischia di allungare il periodo di cattiva salute, a meno che i sistemi di assistenza e i comportamenti individuali non si adattino a tali mutate circostanze. Senza passare dalla cura alla prevenzione, le società rischiano di mantenere le persone in vita più a lungo, ma non più sane, con un forte aumento dei costi finanziari e sociali a livello di sistema. Infatti, la spesa sanitaria degli Stati Uniti supera già l’intero Pil del Giappone.
Fondamentalmente, l’innovazione nel settore biofarmaceutico e MedTech, accelerata in particolare dall’Intelligenza Artificiale, sta cambiando l’economia e le possibilità di prevenzione, diagnosi e trattamento di molte malattie.
L’AI abbrevia i tempi di sviluppo dei farmaci, migliorando l’accuratezza dell’imaging, i flussi di lavoro delle patologie e accelerando la diagnostica. Nuovi ambiti terapeutici stanno trasformando la salute delle persone; ad esempio le terapie oncologiche di nuova generazione e i trattamenti dell’obesità con Glp-1.
I comportamenti dei consumatori stanno rafforzando questo cambiamento: le preferenze dei consumatori per alimenti ‘più salutari’ stanno ridefinendo intere catene del valore e hanno già dato origine a categorie di prodotti completamente nuove, mentre il fitness è diventato un elemento identitario per quasi il 60% dei Millennial e della Gen Z.
La longevità vissuta in buona salute non è solo una sfida medica o una tendenza di benessere, ma è profondamente legata a effetti di natura sociale ed economica molto più ampi. Le popolazioni più anziane sono già oggi la principale fonte di crescita della forza lavoro nei mercati sviluppati, dimostrando che una vita più lunga può migliorare, e non appesantire, il dinamismo economico quando gli individui rimangono sani.
A sostegno di ciò, un recente rapporto del Fondo Monetario ha ben evidenziato che una persona di 70 anni nel 2022 avesse le medesime capacità cognitive di un 53enne nel 2000. Oltre alla buona salute, le società devono quindi riprogettare i meccanismi del mondo del lavoro, dell’apprendimento e soprattutto la riqualificazione professionale.
La ricerca di una vita non solo più lunga, ma anche più sana e produttiva va ben oltre le scelte più o meno dipendenti da uno stile di vita del singolo individuo, anzi sta diventando un imperativo sociale ed economico che interessa la collettività. Il risultato è un potente volano: l’aspettativa di vita si allunga; vite più lunghe e più sane rimodellano le esigenze della società e queste esigenze alimentano l’innovazione che, a sua volta, sostiene una vita più sana. Dunque, un circolo virtuoso.
La longevità non è un ostacolo, ma un vantaggio strutturale per chi rende la vita più lunga, più sana e più produttiva.
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