TM    Febbraio Longevity 2026

Arte su ricetta medica

E se, oltre ai farmaci, i medici iniziassero a ‘somministrare’ anche attività artistiche? A Lugano, un progetto pilota esplora l’impatto del cultural prescribing sulla salute e sul benessere della popolazione over 65 affetta da patologie croniche legate allo stile di vita, come racconta Luigi Di Corato, direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano, promotrice dell’iniziativa insieme a IBSA Foundation.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Attività artistiche
© LAC Lugano Arte e Cultura

Vedersi prescrivere dal medico di famiglia un’attività artistica potrebbe sorprendere. Eppure il nesso fra cultura e salute è ormai ampiamente documentato. Già nel 2019, prima che la pandemia riportasse al centro il tema del benessere individuale e della coesione sociale, l’Organizzazione mondiale della sanità, analizzando vent’anni di letteratura scientifica, evidenziava come la pratica regolare di attività artistiche contribuisca a migliorare la salute generale, riduca il rischio di depressione e isolamento e rallenti il declino cognitivo associato all’invecchiamento. Fattori chiave per aumentare l’aspettativa di vita in buona salute e, non secondariamente, per alleggerire la pressione su sistemi sanitari sempre più sollecitati: in Svizzera, oltre metà dei costi sanitari è infatti generata dagli ultrasessantenni, che rappresentano però meno di un quarto della popolazione.

Cogliendo questi spunti, Lugano ha lanciato un innovativo progetto pilota per valutare l’impatto della prescrizione culturale sulla propria popolazione over 65 – un’iniziativa che trova il contesto ideale nella città che registra la più alta percentuale di anziani in Svizzera ed è tra le più longeve d’Europa.

Luigi di Corato
Luigi Di Corato, direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano.

«In linea con le riflessioni maturate da molte città europee e con lo sviluppo dell’offerta culturale di Lugano, dentro e fuori dal LAC, da tempo ci interroghiamo su quale contributo una politica culturale più consapevole possa offrire alla salute e al benessere dei cittadini», spiega Luigi Di Corato, direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano, promotrice dell’iniziativa insieme a IBSA Foundation. Una partnership che si è consolidata negli ultimi anni attorno al progetto Cultura e Salute, avviato nel 2020 per sensibilizzare sia la comunità scientifica sia il grande pubblico sulle connessioni tra questi due ambiti, attraverso il Corso universitario di Cultura e Salute – realizzato con la Facoltà di scienze biomediche dell’USI – e iniziative come forum annuali ed eventi con speaker internazionali.

«Con questo progetto sul campo abbiamo voluto fare un passo ulteriore, cercando di misurare anche gli effetti concreti di un consumo culturale attivo su persone over 65 con malattie croniche», prosegue Luigi Di Corato. Non si tratta di assistere passivamente a un concerto o visitare una mostra: i partecipanti saranno coinvolti in prima persona in pratiche artistiche come laboratori creativi, arti performative, danza o canto. «L’obiettivo è capire se persone over 65 affette da patologie legate allo stile di vita – come obesità, diabete, ipertensione, ansia o depressione, spesso associate anche a una condizione di isolamento sociale accentuata dopo il pensionamento – possano trarre beneficio dai momenti di socializzazione offerti dalla cultura e se una quotidianità più attiva e aperta agli altri possa incidere positivamente sullo stato di salute generale», spiega il direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano.

Fasce di età della popopazione della città di Lugano

Fasce di età della popopazione della città di Lugano
Fonte: Lugano Statistica, 31.12.2024. Per fascia di età e genere

Il progetto, realizzato grazie alla partnership con l’Istituto Medici di Famiglia dell’USI, capitanato dal Prof. Luca Gabutti che coordinerà la parte medica dello studio, disporrà di un budget complessivo di 250mila franchi. Le attività artistiche e culturali saranno invece selezionate nell’ambito di LACEdu, il programma di mediazione culturale del LAC, che vanta una lunga esperienza in questo campo. Lo studio beneficerà inoltre della consulenza del Social Biobehavioural Research Group dell’University College London, punto di riferimento internazionale sul social prescribing, nato e sviluppatosi proprio nel Regno Unito, per poi diffondersi ad esempio anche in Canada, a Singapore o nei Paesi scandinavi, come la Finlandia.

L’obiettivo del nostro progetto di prescrizione culturale, primo in Svizzera, è capire se persone over 65 affette da patologie legate allo stile di vita possano trarre beneficio dai momenti di creatività e socializzazione offerti dalla cultura e se una vita più attiva e aperta possa effettivamente migliorarne le condizioni di salute generale.

Proprio in questo periodo è in corso il reclutamento dei 100 partecipanti allo studio: 80 seguiranno un percorso composto da 25 attività, della durata di una o due ore settimanali per sei mesi, mentre una ventina costituirà il gruppo di controllo. I risultati sono attesi nel 2027, considerando che lo studio avrà una durata complessiva di 18 mesi con tre momenti di valutazione (iniziale, a 6 e a 12 mesi), basati su esami clinici, dati raccolti tramite dispositivi biometrici indossabili, questionari e interviste a partecipanti, medici e operatori. «Adotteremo un approccio rigorosamente evidence based, per restituire al mondo della ricerca e alla cittadinanza un contributo concreto», spiega Luigi Di Corato. «È inoltre prevista una strategia di follow-up per consentire ai partecipanti di proseguire le attività che avranno dimostrato effetti positivi, facilitando il collegamento con associazioni già attive sul territorio».

Ma cosa può aggiungere una città di dimensioni contenute come Lugano a un ambito in cui, altrove, le sperimentazioni sono già sistematiche e in alcuni casi integrate stabilmente nei sistemi di cure primarie? «La nostra scala è in realtà un vantaggio», osserva Di Corato. «Ci consente di sperimentare con maggiore agilità e di costruire un modello misurabile e potenzialmente replicabile anche su contesti più ampi. Inoltre, la nostra popolazione over 65 è particolarmente eterogenea e longeva, anche perché molte persone scelgono Lugano per rendere ancora più piacevole l’ultima fase della loro vita. Questo ci offre l’opportunità – e la responsabilità – di capire come migliorare ulteriormente il benessere sia di chi arriva sia di chi ha la fortuna di esserci nato e cresciuto».

Un altro aspetto particolarmente interessante del progetto è l’introduzione della figura professionale del link worker: un operatore socioculturale che funge da ponte tra medico di famiglia e paziente, costruendo un percorso personalizzato a partire dai bisogni percepiti e dagli interessi dei soggetti Una ‘terapia’ che nasce dall’ascolto. Nel Regno Unito, dove il National Health Service ha avviato il più vasto programma pubblico di prescrizione sociale, sono già stati creati circa mille posti di lavoro per link workers. In assenza di una formazione specifica alle nostre latitudini, agli operatori coinvolti nel progetto di Lugano è stato richiesto, oltre a una solida esperienza nella mediazione culturale e competenze relazionali, di frequentare il Corso universitario di Cultura e Salute, che nella sua quinta edizione (2025) ha approfondito proprio il tema della prescrizione sociale nella sua accezione più ampia: non solo cultura, ma anche sport, natura e volontariato, rivolti alle diverse fasce sensibili della popolazione. Un approccio più olistico alla cura, che si basa sulle relazioni con la comunità locale e che aiuta a demedicalizzare l’offerta dei servizi sanitari.

Resta da comprendere quanto il modello dell’Art on prescription sia percorribile nel contesto assicurativo svizzero, diverso da quello di paesi con una forte partecipazione statale, dove il social prescribing ha già dimostrato benefici significativi per la salute pubblica e per l’economia. «Uno degli obiettivi del progetto pilota è proprio quello di contestualizzare questa pratica nella nostra realtà. Se i risultati confermeranno le ipotesi, potrà diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia che coinvolga tutti gli attori del sistema a livello nazionale, in vista di una possibile integrazione della cultura nelle politiche sanitarie cantonali e federali», conclude Luigi Di Corato.

Intanto, il progetto sta già suscitando interesse ben oltre i confini nazionali: dagli Stati Uniti a Singapore, diverse città hanno iniziato a contattare Lugano, invitando i promotori a presentare l’iniziativa e a condividere le future esperienze.

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