TM    Febbraio Longevity 2026

L’allenamento che aggira la biologia

Il movimento non serve a sfidare il tempo, ma a negoziare con lui. Non allunga la vita per accumulo di anni, bensì per sottrazione di fragilità: muscoli che restano forti, metabolismo che migliora, mente che rimane vigile. Allenarsi, oggi, è forse il gesto più concreto di lungimiranza: un investimento quotidiano che paga interessi sotto forma di qualità della vita. Intervista ad Andrea Matteucci, Ceo di Fimex, distributore esclusivo Technogym per la Svizzera.

di Simona Manzione

Giornalista

Negli ultimi decenni, la durata media della vita è aumentata in modo significativo. La longevità moderna si fonda su un approccio integrato che coinvolge corpo, mente e ambiente. Oltre ad un’alimentazione equilibrata, è il movimento quotidiano a giocare un ruolo essenziale. Non si parla di sport estremi, ma di camminare, mantenersi attivi e integrare il movimento nella vita di tutti i giorni. La longevità non è un obiettivo distante o riservato a pochi fortunati. È piuttosto il risultato di scelte quotidiane, piccoli gesti ripetuti nel tempo, che costruiscono un futuro più lungo, ma soprattutto più sano e significativo. Di allenamento e longevità abbiamo parlato con Andrea Matteucci, Ceo di Fimex, distributore esclusivo Technogym per la Svizzera.

Andrea Matteucci
Andrea Matteucci, Ceo di Fimex, distributore esclusivo Technogym per la Svizzera.

Quanto la personalizzazione basata sui dati può allungare la vita attiva di una persona?
Può farlo in modo significativo. La personalizzazione infatti rende il movimento più efficace, più sicuro e soprattutto sostenibile nel tempo. È possibile valutare in pochi minuti parametri fondamentali come forza, mobilità, equilibrio, composizione corporea e persino aspetti cognitivi, ottenendo una fotografia reale dello stato funzionale della persona. Questi dati reperibili con strumenti come Technogym Checkup, permettono di superare l’allenamento standardizzato e di costruire percorsi realmente su misura, che si adattano all’età biologica e non solo a quella anagrafica. Quando l’allenamento è calibrato sulle reali capacità dell’individuo, il rischio di infortuni diminuisce, l’efficacia aumenta e la motivazione cresce. È questo che consente alle persone di continuare a muoversi nel tempo. In termini di longevità, il valore non sta tanto nello spingere di più, ma nell’allenarsi meglio e più a lungo. La personalizzazione trasforma l’attività fisica in uno strumento di prevenzione concreta, aiutando le persone a mantenere autonomia, funzionalità e qualità della vita negli anni.

La tecnologia ci allontana dal corpo o ci aiuta ad ascoltarlo?
Aiuta ad ascoltarlo meglio. Il corpo manda continuamente segnali, ma spesso non abbiamo gli strumenti per interpretarli correttamente. La tecnologia rende questi segnali più leggibili, trasformando sensazioni soggettive in informazioni oggettive. Quando dati, intelligenza artificiale e movimento lavorano insieme, la tecnologia diventa un mezzo di consapevolezza: aiuta a capire quando è il momento di spingere, quando recuperare e come adattare l’allenamento alle diverse fasi della vita. In questo senso, non sostituisce il rapporto con il corpo, ma lo rafforza.

Technogym attrezzi
Cardio, forza, allenamento funzionale, con l’ausilio di macchine all’avanguardia (in foto, Sand Stone di Technogym). Ma per gettare le basi della longevità ciò che conta è la costanza, anche con un movimento leggero, purché regolare.

Come cambia l’allenamento quando diventa misurabile nel tempo?
Smette di essere un gesto occasionale e diventa un percorso. La misurazione introduce continuità, consapevolezza e responsabilità: permette di capire come il corpo evolve, come risponde agli stimoli e come adattare il movimento. Non si tratta più solo di valutare la singola prestazione, ma di osservare il progresso nel lungo periodo. La misurabilità nel tempo trasforma l’allenamento in uno strumento di prevenzione e di benessere duraturo, perché aiuta le persone a costruire abitudini sane, sostenibili e personalizzate, che accompagnano il corpo lungo tutto l’arco della vita.

L’allenamento diventa dunque un’infrastruttura della long life society?
Sì, quando non è più visto come un’attività “extra”, riservata a chi ha tempo o interesse, ma come un elemento strutturale della vita quotidiana, accessibile a tutti e integrato nei contesti sociali e lavorativi.
In una società che invecchia, la sfida non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio e con autonomia. L’allenamento, se progettato in modo inclusivo e personalizzato, è uno dei pochi strumenti in grado di mantenere funzionalità fisiche e mentali nel tempo. Per questo deve essere considerato alla stregua di un servizio pubblico: un’infrastruttura che sostiene la salute, riduce la fragilità e sostiene la partecipazione sociale.
Per renderlo reale, servono spazi, cultura, educazione e modelli organizzativi che facilitino il movimento: aziende che promuovono il benessere dei dipendenti, comunità che mettono a disposizione strutture e percorsi, città che incentivano mobilità attiva, e sistemi sanitari che riconoscono l’attività fisica come prevenzione. In questo senso, l’allenamento diventa una “infrastruttura” perché sostiene la società nel suo complesso: più movimento significa meno fragilità, meno costi sanitari, più autonomia e una migliore qualità della vita per tutti.

Quanto l’esercizio fisico incide sull’healthspan?
L’esercizio fisico incide in modo decisivo sull’healthspan, cioè sulla qualità della vita negli anni, più che sulla sola durata. Oggi sappiamo che mantenere un corpo attivo e funzionale è uno dei fattori più efficaci per ridurre il rischio di fragilità, malattie croniche e declino cognitivo, e per preservare autonomia e benessere. Muoversi regolarmente non è solo “fare sport”: significa mantenere forza, equilibrio, mobilità, metabolismo e resilienza mentale. In questo senso, la personalizzazione basata sui differenti dati diventa un elemento chiave. Strumenti come l’epigenetic check permettono di comprendere meglio come lo stile di vita influisce sull’espressione genetica e, di conseguenza, su invecchiamento e salute nel tempo. Questo tipo di analisi rende possibile intervenire in modo mirato, trasformando l’attività fisica in un presidio preventivo ancora più efficace.

Come va ripensata oggi l’idea di allenamento?
Va inteso come uno strumento di cura quotidiana, volto non solo a migliorare l’aspetto fisico, ma a mantenere il corpo efficiente, prevenendo problemi e sostenendo la qualità della vita nel tempo.

Se l’attività fisica fosse un farmaco, quale sarebbe il suo principio attivo più potente?
La costanza. Non esiste una singola “pillola” o un esercizio miracoloso: il vero beneficio nasce dalla ripetizione nel tempo. È la regolarità del movimento, anche moderato, che produce cambiamenti strutturali nel corpo e nella mente, sostenendo salute metabolica, forza muscolare, equilibrio e resilienza. È questo il principio attivo più potente per la longevità: muoversi con continuità, perché il corpo risponde alla costanza e alla cura, non ai picchi di intensità, e trovare un equilibrio compatibile con la propria vita. E con l’avanzare dell’età, la costanza diventa più determinante dell’intensità. Non perché quest’ultima non sia importante, ma perché il corpo cambia e ha altre necessità e altri tempi. L’intensità può rimanere un elemento utile, ma deve essere calibrata e progressiva: non si tratta di “spingere di più”, ma di muoversi in modo intelligente. Quanto più una persona è matura, tanto più è efficace mantenere una pratica regolare, con esercizi di forza, equilibrio e mobilità, piuttosto che fare attività intensa in modo sporadico. Insomma, la costanza costruisce la longevità, mentre l’intensità, se non gestita, può diventare un limite o addirittura un rischio. La formula giusta è determinata da una regolarità sostenibile, che permetta al corpo di rimanere attivo e autonomo nel lungo periodo.

Nei Paesi più longevi, ossia dove la vita media è più elevata rispetto ad altri Paesi e si contano inoltre diversi centenari o quasi- centenari che ruolo ha il movimento quotidiano?
È fondamentale. Il movimento non è confinato alla palestra, ma fa parte della giornata: camminare, muoversi, restare attivi. L’allenamento strutturato completa, ma non sostituisce, uno stile di vita dinamico.

Serve una nuova educazione al corpo adulto?
Sì, serve insegnare alle persone che il corpo va accompagnato, non forzato. Un’educazione al movimento che metta al centro il benessere e la durata, non solo la prestazione.

Quale innovazione avrà il maggiore impatto sulla longevità attiva?
Quelle che aiutano le persone a muoversi meglio e con più consapevolezza, rendendo il movimento accessibile, guidato e sostenibile nel tempo.

Che tipo di corpo dovremmo desiderare guardando alla maturità?
Un corpo che ci permetta di vivere bene ogni giorno. Non da esibire, ma da abitare con piacere, autonomia e libertà di movimento.

In conclusione, tre aggettivi per definire l’allenamento ideale per la longevità…

Assiduo, ragionevolmente intenso, personalizzato.

 

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