TM    Ottobre 2025

Speciale Sostenibilità Ottobre 2025

Mentre si avvicina il primo grande traguardo della sostenibilità calendarizzato al 2030 dall’Agenda dell’Onu, è il momento per un primo bilancio: se di progressi ne sono stati fatti negli ultimi decenni, le aziende svizzere – grandi e piccole – hanno davvero integrato gli obiettivi di sostenibilità nelle loro strategie o agiscono soprattutto sotto la pressione di reputazione e regolamentazioni?

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Imperativo morale, economico o normativo? Maturano i tempi e la sostenibilità aziendale, da vocazione etica inscritta nella sensibilità di pochi virtuosi o nella natura stessa del proprio business, è assurta a driver strategico di performance e competitività, dimostrando ‘non solo’ di generare un impatto positivo su ambiente e comunità, ma anche di contribuire a ottimizzare costi e attrarre talenti, clienti e investitori. Volenti… o nolenti, perché anche attorno a chi non fosse ancora persuaso dalle prospettive di profitto iniziano a stringersi le maglie della regolamentazione, introducendo nuovi obblighi di rendicontazione e conformità.

Mentre si avvicina il primo grande traguardo calendarizzato al 2030 dall’Agenda dell’Onu, parte il conto alla rovescia. Il momento non è dei più propizi, con l’Amministrazione Trump che, bollato il cambiamento climatico “la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo”, rischia di indurre altri se non a imitarla disertando l’Accordo di Parigi, almeno a rallentare il ritmo quando la necessità primaria diventa quella di sopravvivere nell’immediato, reindirizzando le risorse per far fronte a bordate commerciali e tensioni geopolitiche che insidiano l’esistenza stessa di non poche imprese. Tuttavia dovrebbe ormai esser chiaro che le sfide ecologiche e sociali non si vincono con gli sprint ma richiedono un impegno continuativo, coerente e condiviso. 

La politica può e dovrebbe incentivare ulteriormente con un quadro di riferimento chiaro e che sia, a sua volta, sostenibile. Porre paletti più rigidi potrebbe accelerare il processo, ma la verità è che alla fine tutto dipende dalla capacità (che non è solo volontà ma anche fattibilità) delle aziende di recepire le indicazioni e rispettare gli obblighi, trasferendo gli alti principi sul terreno. Certo, anche la domanda ha la sua parte: i consumatori possono incidere con le loro scelte di acquisto, sapendo però che allo stato attuale questo significa ancora spesso sborsare di più, a fronte di un costo della vita già in ascesa.

Insomma, se di progressi ne sono stati fatti negli ultimi decenni, le aziende svizzere – grandi e piccole – hanno davvero integrato gli obiettivi di sostenibilità nelle loro strategie o agiscono soprattutto sotto la pressione di reputazione e regolamentazioni? Prima di osservare da vicino esempi concreti di buone pratiche di realtà del territorio, la parola a cinque voci autorevoli, cinque promotori del cambiamento: Antonio Hautle, direttore esecutivo dell’UN Global Compact Network Switzerland & Liechtenstein; il fisico del clima Reto Knutti, docente e ricercatore dell’ETH di Zurigo; Daniel Dubas, delegato del Consiglio federale all’Agenda 2030; Jonathan Normand, fondatore e Ceo di B Lab Svizzera; Giovanni Facchinetti, fondatore e Managing Direcor di Positive Organizations.

Antonio Hautle
Antonio Hautle, Direttore esecutivo UN Global Compact Network Switzerland & Liechtenstein
Daniel Dubas
Daniel Dubas, Delegato del Consiglio federale all’Agenda 2030
Reto Knutti
Reto Knutti, fisico del Clima, docente e ricercatore ETH Zürich
Jonathan Normand
Jonathan Normand, Fondatore e Ceo di B Lab Svizzera
Giovanni Facchinetti
Giovanni Facchinetti, Fondatore e Managing Director di Positive Organizations
Pasqualino Pansardi
Pasqualino Pansardi, Ceo di GhenPower SA
Lorens Re
Lorens Re, Direttore di CASADA SA
Patrick Calcagni
Patrick Calcagni, Direttore di Ferelca SA
Roberto Ferroni
Roberto Ferroni, Direttore dei Trasporti Pubblici Luganesi (TPL SA)
Michele Foletti
Michele Foletti, Sindaco della Città di Lugano