TM    Ottobre Sostenibilità 2025

Scelta strategica con benefici misurabili

Certificazioni, rendicontazioni e impegni formali su obiettivi ESG sono ormai all’ordine del giorno non solo per le grandi aziende che vi sono direttamente sottoposte, ma anche per le Pmi che fanno parte della loro catena del valore. Richieste che mobilitano risorse, umane ed economiche. Ma si tratta davvero di un costo? O piuttosto di un investimento, con un ritorno positivo e misurabile? Le considerazioni di Giovanni Facchinetti, fondatore e managing director di Positive Organizations.

Giovanni Facchinetti

di Giovanni Facchinetti

Fondatore e managing director di Positive Organizations

Da molte aziende della Svizzera italiana la sostenibilità è ancora percepita come un impegno opzionale, se non una moda in declino. Ma chi fa parte di supply chain di clienti internazionali è ben cosciente che la realtà è cambiata: le richieste di certificazioni, rendicontazioni e impegni formali su obiettivi Esg non sono più l’eccezione, bensì la regola. I grandi gruppi, i buyer di enti pubblici, le aziende controllate da fondi di private equity non si limitano a implementare le proprie strategie climatiche, ma trasferiscono la responsabilità lungo tutta la catena del valore. Questo significa che anche la Pmi ticinese fornitrice deve dichiarare la propria impronta carbonica, fissare obiettivi di riduzione secondo standard riconosciuti (come la Science Based Targets initiative, SBTi) e dimostrare pratiche solide di gestione ambientale e sociale.

Tali richieste mobilitano risorse, umane ed economiche. Ma si tratta davvero di un costo? O piuttosto di un investimento, con un ritorno positivo e misurabile?

Per le aziende del nostro territorio che operano sui mercati internazionali o forniscono enti pubblici (ad esempio Armasuisse o l’Nhs britannico), questa pressione si traduce in due scenari concreti. Da un lato, chi si attrezza in tempo guadagna continuità di mercato, affidabilità e un vantaggio competitivo. Dall’altro, chi rimane fermo rischia di essere escluso da gare d’appalto o di perdere clienti storici. In mercati globali sempre più regolati, la mancanza di dati Esg non è solo una debolezza reputazionale, ma sempre più un ostacolo commerciale.

A ciò si aggiungono i contesti normativi regionali e nazionali che, malgrado una decelerazione negli ultimi mesi da parte degli Usa e dell’Ue con il cosiddetto “Decreto Omnibus”, impongono a migliaia di aziende la rendicontazione dettagliata del proprio impatto ambientale e sociale. Molte di queste aziende hanno già filiali o clienti in Svizzera, e stanno trasferendo questi obblighi anche ai partner locali. Non è più una questione di se, ma di quando anche la Pmi ticinese riceverà la richiesta di fornire numeri precisi su emissioni di gas serra, uso di energie rinnovabili, diversità di genere o gestione dei fornitori.

Anche in tempi incerti, la sostenibilità non è un lusso da tagliare: è la lingua in cui il mercato globale comunica e negozia. Le aziende che la parlano fluentemente sono quelle che mostrano resilienza, accedono a nuove opportunità e riescono a garantire continuità operativa. Le altre rischiano di pagarne il prezzo: commesse perse, finanziamenti negati, dover correre ai ripari a brevissimo termine con importanti investimenti.

Giovanni Facchinetti

Giovanni Facchinetti

Fondatore e managing director di Positive Organizations

In tempi incerti, è facile pensare di ridurre gli investimenti in ambiti considerati “non core” rispetto al fatturato immediato. Ma la sostenibilità non è un lusso da tagliare: è la lingua in cui il mercato globale, sempre di più, comunica e negozia. Le aziende che la parlano fluentemente sono quelle che mostrano resilienza, accedono a nuove opportunità e riescono a garantire continuità operativa. Le altre rischiano di pagare il prezzo dell’inazione: commesse perse, finanziamenti negati, dover correre ai ripari a brevissimo termine con importanti investimenti.

La sostenibilità è anche – e in alcuni casi soprattutto – gestione del rischio. Integrare i fattori Esg nella governance aziendale significa ridurre l’esposizione a volatilità esterne, come eventi climatici estremi, cambiamenti normativi o crisi reputazionali. Ma significa anche costruire una base solida per cogliere opportunità: innovazione, efficienza operativa, accesso a strumenti finanziari agevolati, maggiore competitività.

Non solo. Una solida strategia di sostenibilità può contribuire in modo diretto all’aumento della valutazione aziendale. Una maggiore trasparenza nei dati, la riduzione dell’incertezza e la capacità di anticipare i rischi rendono un’azienda decisamente più interessante per investitori, istituti di credito e potenziali acquirenti. In un contesto in cui il capitale è sempre più selettivo, disporre di metriche Esg affidabili può fare la differenza tra ottenere o meno un finanziamento agevolato.

C’è infine un altro aspetto spesso sottovalutato: l’attrazione dei talenti, in un momento storico in cui trattenere competenze qualificate è una sfida. Sempre più giovani professionisti scelgono di lavorare in organizzazioni che dimostrano una visione chiara sul proprio impatto sociale e ambientale.

Una strategia sostenibile non richiede investimenti sproporzionati: può partire da un’analisi delle emissioni, dal miglioramento dell’efficienza energetica, da politiche chiare sulla gestione della filiera. Passi concreti, integrati in una visione e una strategia di lungo periodo, che rafforzano la credibilità dell’impresa. La vera sfida oggi non è più decidere se investire nella sostenibilità, ma come farlo con intelligenza. Una strategia mirata – semplice, chiara e comunicata con precisione – può trasformare un obbligo indigesto in una leva competitiva. In definitiva, la sostenibilità non è più una questione etica o comunicativa: è un indicatore concreto del valore e della solidità futura di un’impresa.

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