TM    Marzo Outsourcing 2026

Quattro visioni per un outsourcing strategico

Quattro punti di vista sull’esternalizzazione dei servizi a confronto: Martin Meyer, VP Adecco Operations Switzerland; Martin Zubler, Managing Director ISS Nord/Sud; Laurent Ashenden, Fondatore di Voxia communication; Alen Arslanagic, Cofondatore e Ceo di Visium.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

“A che condizioni l’outsourcing può diventare uno strumento strategico di creazione di valore – e non soltanto una leva di efficienza e riduzione dei costi?”. Le opportunità in quattro diversi ambiti di applicazione, illustrate da protagonisti dei servizi di esternalizzazione.

Martin MeyerMartin Meyer, VP Adecco Operations Switzerland:

Per la gestione delle Risorse umane, l’outsourcing può rappresentare un elemento strategico, capace di generare numerosi benefici: dalla possibilità di concentrarsi sul proprio core business all’accesso a competenze specializzate, fino alla possibilità di adattare rapidamente la strategia HR in un contesto di mercato sempre più volatile. Le soluzioni di outsourcing moderne offrono infatti un accesso semplice a strumenti digitali automatizzati e favoriscono così basi decisionali più chiare e data-driven. Le aziende possono gestire i processi HR in modo più mirato e, grazie all’analisi dei dati, individuare le competenze mancanti, elaborare previsioni e raccogliere informazioni sulla forza lavoro esistente per orientare la strategia fondandosi su evidenze. Un altro aspetto da considerare è la mancanza di competenze rilevanti all’interno di un’organizzazione che può rallentare significativamente l’agilità e la velocità lungo l’intera catena del valore. Attraverso processi di recruiting esternalizzati è possibile coprire più rapidamente profili di nicchia, riducendo il time-to-market e rafforzando le capacità dinamiche dell’impresa. Un terzo aspetto riguarda la rilevanza strategica dell’outsourcing nel rafforzare i ruoli delle Risorse umane. Esternalizzando i processi standardizzati, i team HR possono concentrarsi su attività chiave quali lo sviluppo del personale o l’elaborazione di strategie relative alla forza lavoro, contribuendo al posizionamento dell’azienda e alla creazione di un vantaggio competitivo. Assicurando così maggior capacità per attività HR strategiche, l’outsourcing migliora la performance complessiva rappresentando un fattore per la creazione di valore. In sintesi, l’outsourcing genera valore strategico quando, oltre agli effetti sui costi, garantisce l’accesso a talenti critici, migliora i processi HR attraverso tecnologia e dati, nonché aumenta le risorse interne per le attività chiave. In questo modo, lo sgravio nell’operativo diventa una leva per velocità, qualità e sostenibilità futura – e così per la creazione di valore.


 

Martin ZublerMartin Zubler, Managing Director ISS Nord/Sud:

Per lungo tempo l’outsourcing è stato visto come uno strumento per aumentare l’efficienza. Oggi ci concentriamo su un’altra questione: in che modo l’outsourcing può contribuire attivamente alla creazione di valore? L’evoluzione nel settore del Facility Management dimostra le ragioni di questo cambiamento di prospettiva.In passato l’obiettivo principale era infatti l’alleggerimento organizzativo: esternalizzare attività, ridurre i costi, snellire i processi. Oggi gli edifici e gli ambienti di lavoro sono diventati fattori determinanti per il successo: incidono sulla produttività, sulla salute, sul consumo energetico e sulla sicurezza. La pulizia, la tecnologia e i Workplace Services non operano in modo indipendente. Se gestiti separatamente, creano doppioni e mancanza di trasparenza. Una gestione integrale produce risultati: responsabilità chiare, processi fluidi e maggiore disponibilità di edifici e impianti. È così possibile ottimizzare i consumi energetici, ridurre le interruzioni e migliorare la qualità del servizio. I Facility Services assumono dunque un nuovo ruolo, diventando elemento di integrazione dell’intera gestione immobiliare. A fronte degli sviluppi tecnologici e dei requisiti normativi in aumento, l’outsourcing si configura come leva strategica per la flessibilità: i costi fissi si trasformano in variabili, si sfruttano le economie di scala e le capacità vengono adattate alle necessità. Le nuove tecnologie possono essere integrate e il know-how specializzato può essere impiegato, senza dover sviluppare strutture interne. L’attenzione non è più concentrata sui singoli servizi, ma su obiettivi quali efficienza energetica, sicurezza operativa, disponibilità e sostenibilità. Il partner di Facility Management condivide la responsabilità e sfrutta il potenziale di ottimizzazione. Outsourcing non significa quindi delegare attività, bensì acquisire competenze. Diventa un investimento in resilienza e sostenibilità, oltre a essere un motore di qualità, efficienza e crescita duratura.


 

Laurent Ashenden, Fondatore di Voxia communication:

L’esternalizzazione dei servizi di comunicazione è tradizionalmente considerata sotto il profilo dell’efficienza organizzativa, in particolare per la riduzione dei costi fissi e la flessibilità. Tuttavia, se intesa come una scelta organizzativa strutturale, non si limita a generare risparmi, ma contribuisce direttamente ad accrescere il valore percepito dell’impresa da parte dei suoi stakeholder, rafforzandone il vantaggio competitivo. L’outsourcing consente di accedere a competenze difficilmente attivabili internamente. Ad esempio, sviluppare una rete di relazioni con i diversi media e giornalisti, indispensabile in un panorama mediatico in costante evoluzione, oppure la gestione di situazioni di crisi. L’esternalizzazione favorisce inoltre uno sguardo esterno e critico. Un decentramento che facilita l’individuazione di opportunità di riposizionamento, di miglioramento dell’immagine del marchio o di conquista di nuovi segmenti di mercato. In tal senso, il fornitore esterno agisce come un partner strategico, partecipando alla definizione e all’attuazione della visione aziendale. La comunicazione costituisce inoltre un asset immateriale centrale. L’agenzia opera come un architetto della reputazione, contribuendo attivamente alla costruzione di un capitale simbolico generatore di valore economico. Se allineata agli obiettivi complessivi dell’organizzazione e integrata nei processi decisionali, una strategia di comunicazione esternalizzata e coerente rafforza la reputazione, l’employer branding e la relazione con il cliente, tutti elementi capaci di generare valore nel lungo periodo. Infine, la flessibilità derivante dall’esternalizzazione permette di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. Un’agilità strategica che, in un mercato incerto, rappresenta un fattore chiave di competitività. Pertanto, l’esternalizzazione dei servizi di comunicazione costituisce una leva di creazione di valore solo se supera una logica puramente budgetaria per inserirsi in un approccio strategico integrato, orientato alla differenziazione, all’innovazione e alla performance sostenibile.


 

Alen ArslanagicAlen Arslanagic, Cofondatore e Ceo di Visium:

Per decenni, l’outsourcing è stato un esercizio di efficienza: spostare lavoro dove costa meno e rendere l’organico più elastico. Con l’AI e i dati, la logica cambia. Il vincolo decisivo non è il budget, ma la capacità: competenze, velocità di esecuzione e una curva di apprendimento che i team interni, da soli, non riescono a sostenere. Chi guida i settori data-intensive non domanda “Quanto risparmio?”. Chiede “Quanto anticipo?”. Vuole comprimere cicli che duravano anni in pochi trimestri: rendere AI-native i processi core, integrare automazione, e sfruttare quelle “capacità di leva” che l’intelligenza artificiale rende possibili – l’impiegato 10x, cioè produttività moltiplicata dall’AI. Il Roi, quindi, non è più una percentuale sul costo del lavoro: è un vantaggio di 12-18 mesi sul time-to-market. Per questo l’outsourcing smette di essere delega e diventa acceleratore. Quando un’azienda farmaceutica chiama specialisti esterni per portare in produzione modelli predittivi a supporto dei trial clinici, sta acquistando una funzione critica – dati, ingegneria, validazione, MLOps – che internamente richiederebbe anni di assunzioni e capitale. È anche un’assicurazione competitiva: compra delivery e riduce l’incertezza in mercati dove la velocità è l’unico fossato difendibile. Resta il tema dei rischi: proprietà intellettuale, trasparenza, dipendenza. Ma i migliori li “ingegnerizzano” nella relazione: co-sviluppo, responsabilità condivisa, milestone di trasferimento del know-how, diritti di portabilità e piani di uscita. L’obiettivo non è avere un fornitore: è avere un socio strategico e costruire competenze esistenziali mentre si corre. La domanda strategica, oggi, non è più se esternalizzare, ma cosa comprare all’esterno per accelerare davvero – e quali partner AI & Data siano capaci di trasformare la velocità in vantaggio. In un’economia dove i cicli d’innovazione si comprimono, chi impara più in fretta tende a vincere.

 

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