TM    Maggio 2026

Sfida strategica per le svizzere

Nel panorama delle economie emergenti, il Brasile è uno dei mercati più rilevanti per dimensione, articolazione produttiva e potenziale di crescita. Ci sono nuove prospettive per le imprese svizzere, anche ticinesi, in un mercato in evoluzione. Un contributo di Monica Zurfluh, Responsabile Commercio Internazionale presso la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti).

Monica Zurfluh

di Monica Zurfluh

Responsabile Commercio Internazionale presso la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti).

Con oltre 210 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo che si situa attorno ai 2.300 miliardi di dollari, il Paese rappresenta la prima economia dell’America Latina e una delle principali piattaforme industriali e agricole a livello globale. Non si tratta tuttavia di un mercato immediato, né privo di complessità, caratterizzato com’è da crescita moderata, condizioni finanziarie restrittive e sfide strutturali. Al tempo stesso, il Brasile sta attraversando una fase di trasformazione orientata al rafforzamento della produttività e a una maggiore integrazione nelle catene globali del valore. Per le imprese svizzere rappresenta un partner economico di primo piano nella regione, con un volume di esportazioni che supera i 3 miliardi di franchi nel 2025, secondo dati ufficiali svizzeri; i flussi commerciali sono concentrati nei settori a più alto valore aggiunto come farmaceutico, chimico, macchinari e strumenti di precisione, ambiti in cui qualità e innovazione costituiscono vantaggi competitivi. Anche il tessuto di piccole e medie imprese ad alta specializzazione del Ticino presenta caratteristiche coerenti con questa struttura, pur con un livello di presenza sul mercato brasiliano ancora relativamente limitato.

La trasformazione del sistema economico brasiliano si riflette in una domanda crescente di tecnologie avanzate e competenze industriali. Il tessuto manifatturiero, con una forte concentrazione nel Sud-Est, necessita di investimenti per l’ammodernamento degli impianti, l’automazione e la digitalizzazione dei processi, generando opportunità per soluzioni ad alto contenuto ingegneristico. Il mercato sanitario, il più grande dell’America Latina, continua a crescere e presenta una forte dipendenza dalle importazioni nei segmenti ad alto contenuto tecnologico. Parallelamente, il settore energetico – con una quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili tra le più elevate al mondo – richiede investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture e la gestione delle reti.  Anche l’agroindustria, che ha registrato una crescita sostenuta negli ultimi anni, rappresenta un ambito di opportunità significativo. L’evoluzione verso modelli produttivi più efficienti, digitalizzati e sostenibili crea un contesto favorevole per fornitori di tecnologie e soluzioni specialistiche.

Il Brasile sta attraversando una fase di trasformazione orientata al rafforzamento della produttività e a una maggiore integrazione nelle catene globali del valore. Per le imprese svizzere rappresenta un partner economico di primo piano in America Latina, con un volume di esportazioni che supera i 3 miliardi di franchi nel 2025; i flussi commerciali sono concentrati nei settori a più alto valore aggiunto come farmaceutico, chimico, macchinari e strumenti di precisione.

In questo scenario si inserisce l’accordo di libero scambio tra i Paesi dell’Aels e il Mercosur, firmato a settembre 2025 e destinato, una volta ratificato, a incidere in modo strutturale sulle condizioni di accesso al mercato. L’intesa prevede infatti l’eliminazione progressiva dei dazi su circa il 95-97% delle esportazioni svizzere, con un potenziale risparmio in circa 155 milioni di franchi annui, secondo la Segreteria di Stato dell’economia (Seco). L’impatto dell’accordo è particolarmente rilevante nei settori industriali, dove i dazi – generalmente compresi tra il 10% e il 20%, ma con picchi fino al 35% in specifici comparti – hanno finora rappresentato un elemento di svantaggio competitivo. La loro progressiva riduzione potrà migliorare sensibilmente le condizioni di accesso al mercato, favorendo sia l’export sia lo sviluppo di attività produttive locali.

Va tuttavia evitata una lettura esclusivamente tariffaria dell’accordo, poiché i benefici dipenderanno in misura significativa dalla capacità delle imprese di gestire i periodi di transizione e le condizioni operative locali. L’accordo copre inoltre ambiti chiave quali servizi, investimenti, proprietà intellettuale e appalti pubblici, contribuendo a rafforzare la prevedibilità normativa e la protezione degli operatori economici. I benefici si manifesteranno tuttavia in modo graduale, in funzione dei periodi di transizione previsti, che per alcune categorie di prodotti possono estendersi fino a 10 o 15 anni.

Nonostante l’apertura commerciale, permangono importanti complessità operative. Il sistema fiscale è articolato e in fase di riforma, le procedure doganali sono complesse e la grande estensione geografica incide sulla logistica. Di conseguenza, il vantaggio competitivo non dipende solo dalla qualità del prodotto, ma anche dalla capacità di gestire aspetti operativi, normativi e relazionali. Dal punto di vista macroeconomico, il Brasile presenta rischi legati a tassi di interesse elevati, volatilità valutaria e costi operativi alti (il ‘Custo Brasil’), che includono inefficienze logistiche e oneri amministrativi.

Questi fattori richiedono un approccio strutturato e di lungo periodo, favorendo imprese con solide capacità organizzative. Un ruolo crescente è assunto anche dai temi Esg e dalla compliance, che vanno integrati nella strategia di ingresso non più come elemento accessorio, ma come un fattore determinante per operare in modo efficace e duraturo.

Per il Ticino, il Brasile rappresenta ancora un mercato marginale (con un volume delle esportazioni ticinesi pari a circa 58 milioni di franchi nel 2025), ma con potenziale di crescita.

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