
Tutto cambia, eppure rimane uguale. Anni, decenni, secoli… la storia corre avanti, ma alcune certezze sopravvivono, sia che dòmini incontrastato il carbone, il ferro, l’acciaio o il silicio. È del resto curioso constatare di come anche nell’era dell’Ai e dei Social Media siano stati necessari tre anni di emergenza pandemica per capirlo: l’uomo rimane al centro di ogni cosa. Non c’è tecnologia che tenga, le persone vogliono vedere altre persone, stringersi la mano, e sedersi intorno a un tavolo. Almeno per le ‘cose’ più importanti.
«Per quanto possa non suonare benissimo, e me ne rendo conto, la pandemia è stata senza dubbio il nostro secondo inizio. La nostra abilità è stata saper gestire la situazione, prenderci dei rischi, e organizzare la sesta edizione di Repeople (allora BiT) nel settembre 2020, ma soprattutto senza dar vita a focolai del virus. Quella scommessa, organizzare la sesta e la settima edizione in piena sicurezza, nei mesi bui del distanziamento, a distanza di anni è ancora parte del nostro vantaggio competitivo. Abbiamo anticipato il mercato di tre anni, siamo oggi l’evento più importante in Ticino, almeno di quel tipo, e stiamo crescendo bene anche a livello nazionale», esordisce così Paolo Caspani, Ceo e fondatore di Repeople Network.
Come spesso accade, non tutto è sempre lineare, e il caso gioca un ruolo significativo anche nel dar vita a iniziative a distanza di anni di successo. «Nel 2011 lavoravo ancora nell’azienda di famiglia, quando decisi di trasferirmi in Ticino, insieme alla mia famiglia. Nei primi tempi mi occupavo principalmente di grafica e comunicazione in ambito immobiliare, quando nel 2013 ricevetti la richiesta di curare l’inaugurazione di uno showroom di arredamento a Mezzovico. Nei medesimi spazi sarebbe nata l’anno successivo la prima edizione della Borsa Immobiliare Ticino, la manifestazione che evolvendo si chiama dal 2023 per l’appunto Repeople Network», prosegue il fondatore.
Qualche ‘aggiustamento’ anche nella formula è normale avvenga, più insolito è un cambio radicale di nome, come successo invece nel 2023. «Solo a distanza di anni, si terrà presto la 12esima edizione del nostro evento più importante, ho capito l’importanza del gesto che si era consumato a Mezzovico. Il proprietario dello showroom mi aveva messo in mano tutto, nomi, contatti, conoscenze di una vita, affidandomi poi l’anno successivo la possibilità di andare avanti in quel percorso, che dal 2019 ci avrebbe portato nel Palazzo dei Congressi di Lugano, nel 2021 a Monte Carlo, dal 2023 anche a Zugo, dal 2025 anche a Ginevra, e presto anche a Zurigo. L’espansione fuori Cantone ci ha imposto una graduale rivisitazione del formato e un cambio di brand, da qui la nascita di Repeople prima, e di Repeople Network nel 2024», racconta Caspani.
Del resto sono i semplici numeri a raccontare la crescita sperimentata dall’azienda nell’arco di soli pochi anni, rispetto a iniziative analoghe dall’importante storicità. «Se ripenso alle 50 aziende totali dei primi due anni, e alla diffidenza con cui ero stato accolto in Ticino ancora prima, posso affermare che qualcosa di buono siamo stati in grado di crearlo. Un primo salto di qualità fu spostare la location al Centro Porsche di Lugano, con spazi più grandi e in ‘campo neutro’, che ha reso possibile una maggiore affluenza e una progressiva diversificazione del pubblico. Approdare poi al Palazzo dei Congressi è sembrato essere il seguito naturale del percorso iniziato. Le iniziali decine di astanti, poi divenute poche centinaia, hanno sfiorato i 1.400 nel 2023, e superato i 1.750 l’anno scorso, in una cittadina di dimensioni modeste, e soprattutto attirando un pubblico selezionato e solo su invito da fuori Cantone, come pochi altri. I numeri parlano, le persone vengono, quest’anno ancora più numerose», evidenzia il Ceo.
Nonostante una crescente attenzione per quanto accade oltre Gottardo, sopravvive il rispetto delle proprie origini, e l’attenzione verso un territorio comunque molto complesso. «Contro ogni aspettativa quest’anno il nostro evento faro di Lugano abbraccerà digitalmente altre 6 città del Cantone quali patrocinanti, dimostrando che al netto di comprensibili campanilismi si possa fare squadra, e farlo bene. Più esci dal Ticino, e Zugo è stato un test fondamentale, più ti rendi conto che la Svizzera è incredibilmente piccola, e che spesso le distanze più importanti sono culturali, dunque con tempo e buona volontà colmabili. Il nostro network sta crescendo, e diversificandosi, reinterpretando con una certa originalità quello che rimane un verticale, il Real Estate. Intorno a un immobile di pregio e al suo proprietario vivono e prosperano molti altri settori, dall’Automotive, al design, alla finanza ai liberi professionisti… in questo senso non siamo più la BiT del decennio scorso», rileva Caspani.
Un network che cresce, persone che tornano e cambiano, espositori che si rinnovano e ampliano. Ma qual è l’ingrediente alla base di tutto? «Sono convinto il segreto dietro alla crescita sia la volontà di non inseguirla. Non voglio che il nostro Network, e dunque l’azienda, cresca per il gusto di dirlo. Siamo sempre aperti a critiche e suggerimenti, alcuni vengono anche implementati; sapere ascoltare sicuramente aiuta. Ogni nostro evento, piccolo o grande che sia, vuole lasciare ‘qualcosa’ ai suoi partecipanti, che magari sono venuti da lontano. Sia esso un contatto, un’idea, un cliente, una suggestione… Il successo di un network sono le persone che decidono di parteciparvi, e nei limiti del possibile dedico tempo e attenzione a tutte, che non sono un +1 nel grafico delle presenze. Parimenti i nostri partner: tutti possono seguirci in nuove iniziative, dunque Zugo e Ginevra, ma restano liberi di scegliere. Qualcuno decide di rimanere a Lugano, qualcuno viene a Ginevra, qualcuno scansa Zugo. Non ci sono imposizioni, e non ci sono mai state», prosegue il fondatore.
L’esperienza maturata negli ultimi anni non ha però soltanto portato a un chiarimento in termini di comunicazione, dunque il cambio di brand, ma anche di altro: il business model e le attività. «L’evoluzione è venuta da sé. Erano in parte attività che già svolgevo ma che negli ultimi anni sono andate definendosi maggiormente, e sono oggi facilmente inquadrabili. Nel corso dell’anno organizziamo tre grandi eventi, quindi Lugano, Zugo e Ginevra, pur con dimensioni molto diverse. Accanto a questi abbiamo iniziato a organizzare microeventi, una serata con 25 persone, scelte perché complementari, in ambito molto informale e conviviale, senza parlare di lavoro; seguono i ‘pranzi di lavoro’, ad esempio nella sede di qualcuno dei 5-6 ospiti, organizzati su richiesta degli stessi. A chiudere gli incontri diretti che ho nel corso dell’anno con i nostri partner, o potenziali tali. Il 75% del mio tempo e delle nostre attività è dunque dedicato alla creazione capillare del network, che poi in buona parte si scarica nei tre big event», sintetizza Caspani.
Fermo restando un decisivo dettaglio, che non è una semplice nota a piè di pagina. «Tutti i nostri partner corrispondono una fee annuale per entrare a far parte del network, che sono liberi di rinnovare, o anche sospendere per qualche anno, chiarendo dal principio quali sono i desiderata. Ad esempio partecipare a uno o più dei tre eventi. E lì finiscono i nostri ricavi. Non vogliamo conflitti d’interesse nella maniera più assoluta, è tutto trasparente nei confronti di chiunque, dunque non riceviamo commissioni o retrocessioni rispetto agli eventuali affari o trattative portate a termine con successo, anche se abbiamo contributo magari in misura importante a che succedesse. I nostri partner sono liberi di scegliere, noi lo siamo altrettanto. Un patto onesto, tra persone oneste», precisa il Ceo.
Se dunque le persone sono le indiscusse protagoniste dell’intero racconto, anche il team ha una certa rilevanza nel determinare i risultati raggiunti. «La nostra attività può contare su un team originario piccolo, affiatato, e molto performante. Sono il fondatore, l’unico proprietario, e il principale ambassador del brand. Sheila De Lucia, si occupa invece di tutta la comunicazione e promozione degli eventi, oltre che delle relazioni con la stampa e più in generale del marketing. Emanuele Gianola è la terza figura chiave, è attivo nel settore immobiliare, è anche un esperto di valutazioni di immobili, ed è a lui che devo buona parte della conoscenza che ho maturato negli ultimi anni in questo ambito, oltre allo sviluppo che hanno assunto le nostre attività. Accanto a loro ci sono altre figure, di supporto e consulenziali, ad esempio che seguono Zugo, Ginevra, e che stanno lavorando su Zurigo», sottolinea Caspani.

Ma quindi, al netto di organizzare i tre grandi eventi, di cosa si occupa l’azienda? «Per tanti anni cosa faccio è stato difficile da spiegare e far capire agli insegnanti di mio figlio, o anche soltanto a mia moglie, ai nostri amici. La natura del mio lavoro è mettere in relazione le persone, farle incontrare e porle nelle giuste condizioni per dialogare. In questo senso sono un facilitatore, cerco di far incontrare ogni giorno domanda e offerta, rimettendo poi alla volontà delle parti il fare qualcosa, andare avanti, o l’essersi conosciuti. Sono gli stessi elementi alla radice di Repeople, raffinati da 12 anni di esperienza in questo specifico ambito. Conosco centinaia di persone, che conoscendomi hanno una certa stima e fiducia nei miei confronti e di quello che faccio, e sulla base di questa fiducia il nostro network cresce», rileva il Ceo.
E quindi la domanda: viene prima l’uovo o la gallina? «Faccio quello che mi è sempre piaciuto fare, conoscere persone, relazionarmi con loro, provocarle e stimolarle, senza ammuffire tutto il giorno in un ufficio da solo, che nel frattempo è diventato un lavoro. Allo stato attuale posso dire che l’idea stia funzionando, nonostante in pochi anni il contesto mondiale sia completamente cambiato. La principale difficoltà sarà dunque continuare a crescere, con lo stesso spirito, difendendo quanto siamo riusciti a creare, senza scendere a compromessi», conclude Paolo Caspani.
Certo, a Mezzovico non è nata una rivoluzione, ma certamente un modo diverso di rispondere a un’esigenza delle persone, anche nell’era dell’Ai: comunicare e conoscersi. Il resto arriva sempre, o quasi.
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