Angelo Mastrolia ci riceve nel suo ufficio. Presidente di Princes Group e di Newlat Food, multinazionale alimentare con circa 6,5 miliardi di fatturato al 2025, 47 marchi, 33 stabilimenti in sette Paesi e 18mila dipendenti, è uno di quegli imprenditori che preferiscono che siano i risultati a descrivere il suo profilo.
Origini campane, trent’anni in Ticino, centro strategico in Svizzera.
Lo incontriamo per ripercorrere le tappe della progressiva espansione delle sue aziende. Quando gli chiediamo qual è il criterio che guida il suo lavoro, la risposta sintetizza vent’anni di esperienze.
«A guidare il mio lavoro», spiega, «la capacità di coordinare le strategie e interpretare i bilanci. Sono due competenze in apparenza distinte, ma che in realtà coincidono: quando vedo un’opportunità, comprendo rapidamente se è adatta ai miei obiettivi e allo stato patrimoniale delle mie aziende. Altrettanto, quando intendo procedere a una acquisizione, riesco subito a valutare se è coerente con le mie strategie. Questi i presupposti che mi consentono di essere propositivo, specie nel dialogo con le multinazionali con cui lavoro, e quindi avviare una relazione efficace sin dal primo incontro».
Un’affermazione che, considerando le sue acquisizioni, più che una dichiarazione di metodo permette di interpretare lo sviluppo della multinazionale che oggi presiede.
Proveniente da una famiglia attiva da tre generazioni nel settore lattiero-caseario, Mastrolia è originario di Campagna, in provincia di Salerno, una regione del meridione italiano che in epoca medievale era al crocevia degli scambi commerciali fra il Sud Europa e l’Oriente bizantino.
Completati gli studi in giurisprudenza, inizia la sua attività internazionale: anni Ottanta, direzione Lussemburgo, uno dei Paesi fondatori di quella Comunità Economica Europea, oggi Ue. Dopo avere avviato una sua attività finanziaria, arriva nella Svizzera italiana, dove consolida relazioni che daranno slancio al suo percorso industriale.
Mastrolia esordisce nel settore alimentare con l’acquisizione nel 2004 dei pastifici italiani Pezzullo, Guacci e Corticella, avviando una sequenza di operazioni che, ancor prima di rivelare una strategia, rivelerà il suo stile imprenditoriale.
Quattro anni dopo, mentre era impegnato a Milano nella sede di Mediobanca a negoziare l’acquisto di Buitoni, accetta di rilevare dal fallimento Parmalat la Newlat Food, al costo di un euro ma accollandosi il debito societario. Saranno i bilanci a confermare la sua decisione. Perché con queste due operazioni il fatturato del Gruppo balza da 30 a 200 milioni di euro.
Nel 2014 arrivano i marchi tedeschi 3 Glocken e Birkel, nel 2019 Delverde. Nello stesso anno Newlat Food debutta a Euronext Milano, il segmento che la Borsa Italiana riserva alle aziende con prospettive di crescita.
L’espansione prosegue: nel 2020 si aggiunge Centrale del Latte d’Italia, nel 2022 la francese Em Foods, oltre che le britanniche Napolina e in particolare Symington’s, su cui torneremo in chiusura.
Ogni acquisizione replica una strategia vincente, anche se non esplicita: un marchio storico, una posizione di mercato consolidata, termini di acquisto che lasciano prevedere aspettative di rilancio.
Nel 2024 Newlat Food sottoscrive l’accordo per l’acquisizione del 100% di Princes Limited dalla Mitsubishi Corporation per 700 milioni di sterline (circa 822 milioni di euro): 650 milioni in contanti, 50 milioni in azioni Newlat Food cedute a Mitsubishi a 6,3 euro per azione.
L’operazione si chiude il 30 luglio 2024 a un multiplo di 7 volte l’Ebitda consuntivo, che scende a 5,2 includendo le sinergie minime dichiarate. Il fatturato aggregato del Gruppo sale da 800 milioni a 2,8 miliardi di euro, con un margine operativo lordo rettificato di 188 milioni e un utile netto di 31,4 milioni.
«In termini calcistici», ricorda Mastrolia, «con Princes Ltd siamo entrati in una categoria superiore.» Con 2,8 miliardi di fatturato aggregato, il gruppo aveva ormai raggiunto la dimensione necessaria per fare il suo ingresso anche nella distribuzione diretta. Nello stesso periodo, Newlat Food annunciava il rebranding in NewPrinces Group, creando il più grande Gruppo alimentare quotato su Euronext Milano.
Il 9 luglio 2025 NewPrinces perfeziona con Kraft Heinz l’accordo definitivo per l’acquisizione delle attività italiane di alimenti per l’infanzia e nutrizione specializzata: i marchi Plasmon, Nipiol, BiAglut, Aproten e Dieterba, cui si aggiunge lo stabilimento di Latina con circa 300 addetti. Valore finale dell’operazione: 124,3 milioni di euro, interamente in contanti.
Il 24 luglio 2025 arriva l’operazione più importante: NewPrinces Group sottoscrive l’accordo vincolante per il 100% di Carrefour Italia, sulla base di un’enterprise value di circa un miliardo di euro.
La rete comprende oltre mille punti vendita in sei regioni italiane, con un fatturato 2024 di circa 3,7 miliardi. Il closing avviene il 1 dicembre 2025, dopo l’approvazione della Commissione Europea. Carrefour inietta pre-closing oltre 775 milioni di euro in cash; NewPrinces Group si impegna a investire 200 milioni al closing. Attualmente il fatturato consolidato della società è di 2,96 miliardi di euro (dati al 2025), che sale a 6,5 miliardi su base proforma.
Il marchio Carrefour resterà nei punti vendita sino al 2028. Poi tornerà l’insegna Gs.
Questa acquisizione va oltre la crescita dimensionale. Perché NewPrinces Group, storico produttore industriale, d’ora in poi assume il ruolo di operatore integrato e capofila di una rinnovata filiera alimentare verticale, dal produttore al consumatore. Le premesse ci sono: ora è compito dei bilanci testimoniare in che misura le sinergie infragruppo sono riuscite a tradursi in risultati concreti.
Al di là delle evoluzioni industriali, Mastrolia conferma una priorità: la sede in Svizzera. «Essere basato nel Canton Ticino», commenta, «è un valore aggiunto per le iniziative delle mie aziende. Della Svizzera apprezzo l’informalità e l’immediatezza nelle relazioni. I trent’anni di residenza in Ticino mi portano a condividere uno stile professionale semplice ma concreto. È per questo che il mio Gruppo ha concentrato nella Confederazione tutte le funzioni strategiche: legal, acquisizioni, finance, selezione dei dirigenti per gli uffici internazionali».
La holding di controllo, Newlat Group, ha sede a Paradiso. Non è una scelta di convenienza: è un modello di Governance. 47 marchi, 33 stabilimenti, 18mila dipendenti in sette Paesi: com’è possibile gestire una struttura di tale complessità e coordinare in tempo reale funzioni come produzione, logistica e distribuzione internazionale? «Ogni anno investiamo più di 30 milioni di euro in sistemi digitali e intelligenza artificiale», ricorda Mastrolia, «per presidiare le disponibilità nei nostri magazzini, specie in Italia e nel Regno Unito, Paesi dove sono localizzate le nostre principali funzioni operative».
Già, Italia e Gran Bretagna.
Due nazioni lontane, ma unite dalle attività industriali di Mastrolia e da un collegamento che attraversa i secoli.
Campagna, in provincia di Salerno, nel Medioevo era al crocevia degli scambi commerciali tra il Sud Europa e l’Oriente bizantino. Liverpool, sull’estuario del Mersey, specie nel XVIII e XIX secolo, ricorda l’Unesco, era «l’esempio supremo di porto commerciale al momento della maggiore influenza globale della Gran Bretagna» dove, seguendo le rotte atlantiche, partivano le merci verso le colonie della Rule Britannia vittoriana.
Proprio a Liverpool, nel 1880, iniziava le sue attività la Princes Limited, con il nome originario di Simpson, Roberts & Co., specializzata nell’importazione di prodotti alimentari.
Nel 2025 il NewPrinces Group di Angelo Mastrolia, oltre ad acquisire la storica sede della controllata Symington’s, nei pressi di Leeds, diventa proprietario anche del Royal Liver Building di Liverpool: il monumento per eccellenza del fronte portuale cittadino e simbolo architettonico della città.
«Con questa acquisizione», ha dichiarato ai media britannici come presidente di Princes Group e di Newlat Food S.p.A., «il Royal Liver Building diventa una piattaforma strategica per l’espansione, l’innovazione e l’impegno culturale del nostro gruppo industriale».
Chi ha seguito il percorso di Mastrolia, da Campagna dove è nato, nel Canton Ticino dove risiede, dai pastifici campani alla capogruppo svizzera, dai marchi tedeschi ai supermercati francesi, dall’acquisizione di Newlat per un euro alla proprietà di un Gruppo presente in Gran Bretagna che sfiora i 7 miliardi di ricavi, ormai avrà compreso come ogni sua iniziativa, più che il risultato di fortunate coincidenze, rappresenta la conferma di un principio. Imprenditori si nasce, ma industriali si diventa.
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