Martin Janssen è stato per lunghi anni professore di economia dei mercati finanziari all’Università di Zurigo e ha fondato un gruppo attivo nei mercati finanziari. La sua analisi sugli istituti svizzeri di gestione patrimoniale, pubblicata su Finews, è piuttosto critica, in quanto intravede una diminuzione della loro quota parte alla gestione patrimoniale globale, un incremento della percentuale dei costi rispetto ai benefici della maggioranza degli istituti, un calo del loro numero e un forzato aumento della dimensione di quelli esistenti per potere fare fronte alle sfide del futuro.
Ci si dovrebbe attendere quindi che legislatori e sorveglianti facciano di tutto per non rendere ulteriormente precarie le condizioni quadro per le aziende del settore. Queste ultime sono invece confrontate criticità strutturali rappresentate dalla Finma. L’autorità svizzera di sorveglianza sui mercati finanziari dispone di ampie competenze, delegate dal legislatore senza limiti sui costi e sulla suddivisione dei suoi poteri decisionali. Una libertà che porta a un aumento del volume dei controlli, delle tariffe a carico dei sorvegliati, della complessità dei processi burocratici e, di riflesso, a scompensi rispetto alla concorrenza internazionale.
D’altro canto preoccupa di più che il Consiglio Federale nel Giugno 2025 abbia pubblicato i punti chiave di future modifiche di leggi e ordinanze che riguardano presupposti più stringenti rispetto alle normative internazionali in tema di capitale proprio per banche di importanza sistemica che possiedono società figlie all’estero, misure supplettive a quelle esistenti per la stabilizzazione e la gestione in caso di crisi di banche di importanza sistemica e un ampiamento delle competenze della Finma. Questi intendimenti sono stati previsti senza però avere eseguito un’analisi economica seria sulle conseguenze che potrebbero causare. Un modo di procedere giuridicamente discutibile e incomprensibile in un’ottica economica.
In effetti prescrizioni sulla composizione del capitale di banche di importanza sistemica, nel caso concreto Ubs, che vanno oltre gli standard internazionali, costituiscono un fattore di scompenso nella concorrenza con gli altri istituti di uguale importanza e danneggiano la piazza finanziaria e l’economia svizzera nel suo complesso. Secondo uno studio recente di Bak Economics l’assoggettamento totale delle società estere della banca al capitale di quest’ultima conduce inevitabilmente a un rincaro e alla diminuzione della concessione di crediti con conseguenze negative per gli investimenti, l’occupazione e la crescita. Secondo questo studio i costi potrebbero ammontare a 2,5 miliardi di franchi annui.
Il rischio immanente costituito dalle banche di rilevanza sistemica può essere influenzato da diverse misure: da un canto, come visto, dalla composizione del capitale proprio che vada oltre le prescrizioni dettate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, dall’altro con la separazione di determinati settori della banca, come l’Investment Bank nel quale i rischi sono più elevati, dall’altro ancora con una minuziosa pianificazione di un eventuale salvataggio in unione con la Bns, le altre Banche Centrali e le autorità di sorveglianza svizzere ed estere.
A eccezione di quest’ultima misura le prime presenterebbero tutte gli scompensi di cui si diceva.
La misura della separazione dell’Investment Bank o di tutto il settore degli Affari internazionali, seppur allettante, presenta diversi fattori negativi in quanto andrebbe perso nei risultati economici dell’istituto il potenziale dei benefici e della diversificazione. Inoltre nelle operazioni bancarie non bisogna badare solo ad avere una banca sicura al 100%, che solo sulla base di questo presupposto non sarebbe capace di sopravvivere, bensì una banca che con alta probabilità non costituisca un rischio per il contribuente semmai fosse confrontata con una crisi di liquidità. Da qui la necessità di preparare in modo minuzioso una simile eventualità al fine di evitare conseguenze negative per le finanze pubbliche e, in ultima istanza, per i contribuenti.
Nell’alternativa tra più capitale, vendita di una parte delle operazioni bancarie o migliore preparazione nello svolgimento della gestione di un istituto che presenta problemi, il Consiglio Federale dovrebbe quindi prediligere una soluzione che non metta l’accento sui primi due.
Non c’è dubbio che questa problematica non possa essere risolta dalla politica, anche se media e ambienti della sinistra insistono. È necessaria invece in ossequio ai dettami costituzionali e legali un’analisi sui costi e vantaggi di ogni soluzione, vale a dire una valutazione minuziosa degli effetti che potrebbe produrre una regolamentazione sulla banca e sull’economia nel suo insieme, procedimento questo che purtroppo – non solo in questo campo – viene negletto con conseguenze disastrose a distanza anche di tanti anni.
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