Il sistema federalistico svizzero, all’estero, è poco conosciuto. Per rendersene conto basta vedere alcune reazioni di un Paese molto vicino come l’Italia, alla tragedia di Crans-Montana. È forse evidente che, con le recenti evoluzioni politiche a livello mondiale, il tipo di governo a forte impronta popolare, quello elvetico, sembra passato di moda.
Bisogna ricordare che l’attuale Confederazione è nata (1291) da un patto fra tre cantoni, a cui si sono via via aggiunti gli altri. Perfino Napoleone, accentratore per definizione, non è riuscito, nell’Europa di allora, a far cambiare idea agli ostinati elvezi. Ma le date determinanti oggi sono la revisione della Costituzione federale del 1848 e il suo perfezionamento nel 1874. Ed entrambe precisavano il ruolo dei Cantoni e della Confederazione.
Questo per dire che spesso la Costituzione federale è soggetta a cambiamenti (il Popolo stesso lo può fare) e aggiornamenti, chiamando spesso in causa proprio il rapporto fra cantoni e Confederazione e i rispettivi compiti. Ed è appunto questa situazione che spesso non viene capita o viene capita male, non solo all’estero.
È quanto sta avvenendo con l’ultimo progetto di ridefinizione di compiti e responsabilità. Progetto che tiene conto dei principi basilari che vedono la Confederazione occuparsi di temi quali l’esercito, le dogane, i rapporti con l’estero, autostrade e ferrovie, mentre restano ai cantoni compiti importanti quali ad esempio giustizia e polizia, sanità, socialità, educazione (perfino le università sono cantonali) e molti altri più vicini alla popolazione e al suo territorio (urbanistica).
È spesso difficile distinguere esattamente le relative competenze e i conseguenti oneri. Perciò la Confederazione assume sempre più un ruolo di direttore generale, con un’ampia politica di sussidi e i cantoni sono spesso chiamati a risolvere certi problemi in comune tra di loro.
Significativamente il progetto si chiama “Dissociazione 27” e meglio ancora in tedesco “Entflechtung 27” o in francese “Désenchevêtrement 27”, e persegue entro il 2027 l’obiettivo di una chiara separazione di compiti e competenze. A fine aprile è stata presentata una bozza preparata dal Governo in collaborazione con la Conferenza dei governi cantonali.
Spesso la Costituzione federale è soggetta a cambiamenti e aggiornamenti, chiamando in causa proprio il rapporto fra cantoni e Confederazione e i rispettivi compiti. Ed è appunto questa situazione che spesso non viene capita o viene capita male, non solo all’estero
Il documento, che analizza casi in cui Confederazione e cantoni si assumono compiti e finanziamenti, constata che modalità e metodi non sono sempre ben distinti. Globalmente si tratta di una cinquantina di miliardi di franchi di spese, per le quali lo spazio di manovra viene ristretto, oppure risultano sorprendentemente elevate per i cantoni.
La tendenza è chiara. Non solo i temi sono strettamente collegati, ma i finanziamenti si spostano sempre più verso l’organismo centrale. Il tutto è stato certamente favorito da situazioni nuove. La Confederazione era meglio preparata ad affrontarle, ma non sempre tenendo conto dell’autonomia cantonale. E i cantoni non hanno avuto nulla da dire, anzi.
Per questo Berna ha voluto ridare un senso alle autonomie cantonali, il cui costo risulta sempre più elevato per i cantoni e, di conseguenza, anche per i comuni e i cittadini. Non è ancora il momento per la Confederazione di diventare uno stato centralizzato alla francese o anche all’italiana, ma talvolta le istituzioni si trovano confrontate con situazioni che la struttura federalista rende difficili da affrontare, sul piano finanziario e organizzativo.
Un primo rapporto parziale è stato posto in consultazione fino a fine luglio. Concerne 14 dei 21 ambiti già presi in considerazione, fra i quali la sicurezza, la socialità, i trasporti e la formazione. Un terzo dei casi prevede un trasferimento di compiti dai cantoni alla Confederazione, il resto viceversa. Si precisa che a ogni trasferimento di compiti deve corrispondere quello delle risorse finanziarie.
Si sta procedendo con molta prudenza, ma sono già sorte parecchie perplessità. Molti cantoni temono di sobbarcarsi compiti (e costi) per i quali non sono preparati. La stessa commissione del Consiglio Nazionale, che aveva già chiesto un rapporto su una migliore ripartizione dei compiti, si è detta profondamente delusa dal rapporto “che affronta solo marginalmente i dossier sostanziali”.
È sicuro che si troverà una soluzione, sulla base del tradizionale compromesso. Infatti, lo stesso rapporto premette che “cantoni forti e indipendenti sono il fondamento del federalismo”. A tale principio la struttura politica della Confederazione non permette di rinunciare.
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