La Confederazione svizzera ha sempre cercato di tenere i propri conti in ordine. Ossia cercato di ridurre l’indebitamento al livello minimo possibile. Per raggiungere durevolmente questo obiettivo si è perfino dotata di un freno, praticamente automatico, alle spese. La Svizzera non a caso è uno dei Paesi al mondo con il minor debito pubblico pro-capite.
Negli ultimi anni, tra il 2020 e il 2024, la realizzazione di questo obiettivo si è fatta più difficile e ha cominciato a richiedere interventi sempre più incisivi sulla spesa pubblica. Questo ha permesso di chiudere i conti del 2025 ancora in positivo. L’evoluzione della situazione finanziaria ha però indotto il Consiglio federale a elaborare un piano di risparmi già per il preventivo 2027, prolungabile anche per il piano finanziario 2028 – 2030.
Tuttavia, il pacchetto di sgravi ’27, nonostante il miglioramento dei conti nel 2025 (circa 300 milioni), non è sufficiente per compensare i disavanzi previsti per i prossimi anni. Il deficit strutturale dovrebbe infatti aggirarsi attorno ai 600 milioni annui. Con il pacchetto di sgravi ’27 si vogliono quindi risparmiare circa 1,4 miliardi di franchi già nel 2027, per poi giungere a quasi 2 miliardi nel 2029. Non mancano però nemmeno le sorprese positive: i conti 2026 dovrebbero chiudersi con un’eccedenza di quasi 800 milioni, invece dei 700 di deficit previsto.
Va precisato che, nel 2025, le uscite ordinarie della Confederazione hanno raggiunto gli 86 miliardi di franchi (+3,5%), cui si aggiungono 1,6 miliardi di uscite straordinarie. Come finanzia la Confederazione queste spese? L’entrata principale è data dall’imposta federale diretta (32,1 miliardi), seguita da quelle dell’Iva (imposta sui consumi per 27,6 miliardi) e da quelle di altre imposte (28,5 miliardi).
La situazione finanziaria viene però considerata ‘tesa’, dal momento che, anche in prospettiva, le uscite aumentano più fortemente delle entrate. Gli aumenti più sensibili sono quelli dovuti alla sicurezza sociale e alla Difesa. Per l’Avs (previdenza per la vecchiaia), già il prossimo novembre, il Popolo sarà chiamato a votare sul finanziamento della 13esima mensilità (decisa in votazione popolare due anni fa e che dovrà entrare in vigore dal dicembre di quest’anno) con un aumento di 0,4 punti di Iva.
Per il Consiglio federale il basso tasso dell’Iva attuale offre qualche possibilità di operare sul fronte delle entrate, oltre che delle spese, pur tenendo conto degli effetti sui consumi e sulla congiuntura, tanto più che verrebbe aumentato solo il tasso normale e non quelli speciali
A metà del prossimo anno si dovrà votare anche su un ulteriore aumento temporaneo sempre dell’Iva, di altri 0,5 punti, per finanziare l’esercito, le cui spese raggiungeranno un atteso 1% del Pil, con un costo stimabile tra i 4 e i 5 miliardi di franchi. Il ricorso alla tassa sui consumi sembra l’unico mezzo per far fronte alla situazione, nonostante il Governo sia sempre restio ad aumentare imposte e tasse. Quelle sui consumi hanno incidenze importanti sia sulla popolazione meno fortunata, sia sulla domanda di consumo, importante per la congiuntura.
Ma l’Iva, in Svizzera, è una delle più basse al mondo. Prevede infatti un tasso normale dell’8,1%, un tasso speciale del 3,8 sui pernottamenti in alberghi, un tasso ridotto del 2,6 per i generi alimentari, libri e giornali, mentre esenta sanità, formazione, cultura e locazioni immobiliari. A titolo di confronto, il tasso normale è del 22% in Italia, del 20 in Francia, del 19 in Germania, del 25 in Svezia.
Oltre ai citati aumenti dell’Iva, il Consiglio federale conta anche su un aumento del gettito dell’imposta sugli utili delle imprese, previsto in 1,8 miliardi di franchi. Se è così, ci si chiede, perché dunque aumentare l’Iva? Il Popolo, cui spetta la decisione finale, deve considerare che la 13esima Avs è una spesa straordinaria, che però si ripeterà nel tempo, mentre per l’esercito l’aumento, limitato a 12 anni, è dovuto da un lato all’inasprirsi della situazione politica internazionale e dall’altro ai necessari recuperi di quanto invece è stato trascurato in passato.
Per il Consiglio federale anche il basso tasso dell’Iva attuale offre qualche possibilità di operare sul fronte delle entrate, pur tenendo conto degli effetti sui consumi e sulla congiuntura, tanto più che verrebbe aumentato solo il tasso normale e non quelli speciali, in particolare sui beni di consumo di prima necessità.
L’aumento non influisce quindi né sugli investimenti delle imprese, né sui risparmi dei privati e non si pone in concorrenza con l’imposta federale diretta o le imposte di cantoni e comuni.
Ancora una volta la decisione finale spetterà comunque al Popolo, e si vedrà presto il da farsi.
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