TM    Settembre 2026

In difesa della neutralità

Con il nuovo articolo costituzionale messo in votazione, la neutralità viene definita permanente, armata e integrale, così come si è venuta consolidando nel corso del suo sviluppo storico. L’Opinione di Stelio Pesciallo, avvocato e notaio presso lo Studio 1896, Lugano.

Stelio Pesciallo

di Stelio Pesciallo

Avvocato e notaio presso lo Studio 1896, Lugano

Il testo attuale della Costituzione federale svizzera menziona la neutralità in due articoli che dispongono che il Consiglio federale e l’Assemblea federale prendano provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera.Questo testo non contiene però alcuna definizione della neutralità. Di conseguenza l’iniziativa alle urne in questo mese di settembre mette nero su bianco tre concetti fondamentali senza i quali la neutralità diverrebbe un concetto vacuo e non sarebbe più credibile.

Da un lato la neutralità svizzera deve essere permanente, ovvero valere sempre e non caso per caso, al fine di risultare affidabili e credibili per tutti i paesi del mondo. Deve inoltre essere armata, vale a dire che la Svizzera deve disporre di un esercito forte, capace di difendersi e di dissuadere un eventuale avversario senza dovere fare capo ad alcuna alleanza militare. Infine deve essere integrale: la Svizzera non deve essere coinvolta in guerre o sanzioni, salvo quando queste ultime fossero decise dall’Onu.

A questo punto ci si potrebbe chiedere perché si renda necessario inserire ora questi concetti in un testo costituzionale, quando nel passato la Svizzera ha sempre perseguito una politica neutrale. La risposta è molto semplice ed è resa evidente dalla via seguita negli ultimi anni dal nostro Governo e dalla maggioranza delle Camere, per i quali la neutralità deve essere flessibile e non deve impedire di adottare misure discriminatorie nei confronti di certi Stati decise da altri Stati o da istituzioni e alleanze internazionali. In tal modo le nostre autorità politiche, disallineandosi dalla definizione contenuta nel testo posto in votazione, si sono vistosamente allontanate dal concetto di neutralità perseguito in passato.

Detto in altre parole, negli ultimi anni gran parte degli ambienti politici federali, dei mass media e dell’“intellighenzia” si sono stancati delle neutralità (neutralitätsmüde), volutamente dimenticando che da quando è stata adottata ha permesso di rimanere indipendenti, di perseguire uno sviluppo economico esemplare e di evitare di essere coinvolti nei sanguinosi conflitti che hanno devastato gli altri Stati.

La validità della nostra neutralità può meglio essere valutata ripercorrendo le tappe che l’hanno preceduta e accompagnata e che ne hanno permesso il consolidamento.

Se la sconfitta di Marignano del 1515 ha messo fine alla politica di interventi armati all’estero, divenendo il punto di svolta nella storiografia svizzera, come sottolinea lo storico Maurizio Binaghi nella sua recente opera La Svizzera è un paese neutrale (e felice), le tappe successive hanno marcato l’intenzione dei confederati di perseguire tenacemente una politica di non intromissione nei conflitti esterni. Dapprima con l’accordo della Dieta Federale nella Defensionale di Wil del 1647 che, al termine della Guerra dei Trent’anni che aveva devastato i paesi confinanti, sancisce “di non interferire da nessuna parte a tal punto di essere coinvolti nella guerra”, ricevendo il riconoscimento della propria neutralità dagli Stati belligeranti con la Pace di Westfalia, sempre del 1647. Concetto consolidato dalla Dieta federale nel 1674, a fronte della guerra franco-olandese, con la dichiarazione che la Confederazione sarebbe rimasta neutrale. Il momento decisivo per la legittimazione internazionale della neutralità svizzera viene però decretato dal Congresso di Vienna del 1815, che pone fine al conflitto tra la Francia napoleonica e le altre grandi potenze continentali dell’Austria, della Russia, del Regno Unito e della Prussia con la dichiarazione che alla Confederazione Svizzera viene concesso il diritto di neutralità e riconosciuta formalmente e legalmente la neutralità perpetua del nostro paese.

Su queste basi si è quindi consolidata e perpetuata la politica di neutralità. A questo proposito significativo è quanto avvenuto nel 1920, successivamente al primo conflitto mondiale, con l’adesione alla Società delle Nazioni che, nonostante il suo riconoscimento della neutralità perpetua della Confederazione “negli interessi della pace generale”, ha portato la Svizzera per solidarietà con gli altri Stati ad adottare nel 1935 sanzioni economiche nei confronti dell’Italia stabilite a seguito del suo intervento in Abissinia. Confrontata con il rischio di perdere il proprio statuto di Stato neutrale adottando una posizione conflittuale con uno Stato coinvolto in un conflitto esterno e a fronte della minaccia italiana di occupare il Canton Ticino, nel 1938 la Svizzera decise di rinunciare alle sanzioni economiche e di ritornare al rispetto della neutralità integrale. Ma a quel tempo il consigliere federale era Giuseppe Motta, figura che dovrebbe fungere da esempio all’altro ticinese che ha ora voltato le spalle alla nostra politica di neutralità adottando le sanzioni economiche contro la Russia, paese che fu in prima linea nel 1815 nel riconoscere lo statuto di neutralità elvetica permanente, armata e integrale. 

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