A oltre vent’anni dall’ultima revisione, secondo quanto ordinato dall’art. 6 cpv. 3 Lst della Legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare, è giunto il momento per un adeguamento dei valori, sensibilmente inferiori a quelli di mercato. Tuttavia, senza misure correttive, l’aggiornamento potrebbe generare centinaia di milioni di franchi di maggior gettito fiscale (secondo le previsioni, 405 milioni l’anno). Ma non solo: attraverso l’aumento delle stime incrementa la sostanza dei contribuenti, ciò che influisce su imposte, contributi e – per le fasce inferiori – prestazioni sociali (per ulteriori 26 milioni all’anno). Emerge dunque una cruciale questione di fondo: come evitare che una revisione puramente tecnica delle stime immobiliari rischi di tradursi in una redistribuzione massiccia di risorse, ripercuotendosi su famiglie, anziani e, non da ultimo, aziende.
In un momento in cui il dibattito politico tende a polarizzarsi su slogan, l’iniziativa “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima” rappresenta un esempio di proposta concreta, equilibrata e orientata alla tutela del tessuto economico reale del nostro Cantone. Non si tratta di bloccare le riforme, né di negare l’esigenza di aggiornare i valori di stima, ma di impedire che un atto amministrativo produca effetti economici sproporzionati e non discussi democraticamente. Questo punto è essenziale per comprendere la posta in gioco.
Soprattutto le imprese di famiglia si trovano in una posizione delicata. A differenza delle multinazionali, sono spesso fortemente radicate sul territorio, possiedono immobili produttivi e reinvestono localmente i propri utili. L’aumento del valore di stima delle loro infrastrutture, dei terreni o degli stabili aziendali comporterebbe automaticamente un incremento della fiscalità immobiliare, senza alcun aumento reale della redditività.
Il meccanismo tocca direttamente i flussi di cassa delle imprese. Risorse che oggi vengono destinate a salari, innovazione, formazione o passaggi generazionali verrebbero invece assorbite da un carico fiscale più elevato. In un contesto economico e geopolitico complesso e incerto, ciò può fare la differenza tra un’impresa che cresce e una che fatica a restare competitiva.
Eventuali aumenti di imposte devono essere il risultato di una decisione consapevole del legislatore, non la conseguenza automatica di un aggiornamento tecnico.
L’iniziativa introduce un principio di responsabilità politica: eventuali aumenti di imposte devono essere il risultato di una decisione consapevole del legislatore, non la conseguenza automatica di un aggiornamento tecnico. Questo rafforza la trasparenza democratica e permette di valutare, caso per caso, le necessarie misure di compensazione. Per le imprese di famiglia, ciò significa soprattutto prevedibilità. Sapere che i costi fiscali non possono cambiare drasticamente da un giorno all’altro per effetto di una decisione amministrativa consente di pianificare investimenti a lungo termine, di garantire stabilità occupazionale e di affrontare con maggiore serenità le sfide del mercato.
Come imprenditori di famiglia sosteniamo quindi con convinzione un voto favorevole, in particolare pensando al ruolo delle nostre realtà aziendali, ma non solo. Non va infatti dimenticato l’effetto indiretto sull’intero sistema economico. Un aumento della pressione sui proprietari immobiliari tende inevitabilmente a riversarsi su affitti e prezzi, con conseguenze anche per inquilini e consumatori. Difendere le imprese di famiglia significa tutelare l’equilibrio complessivo del nostro tessuto sociale ed economico.
Non da ultimo vi è un elemento di equità che non può essere ignorato. Non è giusto che un imprenditore, una famiglia o un anziano debbano pagare di più o ricevere meno semplicemente perché un valore contabile è stato aggiornato, senza che la loro situazione economica reale sia cambiata. L’iniziativa mira a evitare questa distorsione, sancendo un principio di buon senso: una revisione tecnica non può trasformarsi in un aumento delle imposte.
Per tutte queste ragioni, dall’esito del voto del prossimo 14 giugno dipendono stabilità, trasparenza e rispetto per chi crea valore sul territorio. Un “sì” all’iniziativa significa proteggere le imprese di famiglia, che rappresentano una colonna portante dell’economia catonale, e garantire che le regole del gioco restino eque e comprensibili.
In un’epoca di incertezze, dare sicurezza a chi investe, lavora e tramanda un’attività alle generazioni future non è una scelta economica ma una scelta di responsabilità verso l’intera comunità.
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