In un mondo in cui il progresso scientifico sembrerebbe dover sempre lottare contro i limiti economici, mi piace pensare a CURE-C come a un’eccezione. Un’associazione formata interamente da studenti che, senza importanti pressioni politiche o finanziarie, può contribuire liberamente al progresso scientifico.
Poco meno di un anno fa, mentre ero impegnato nello stage obbligatorio per conseguire il Master in Scienze dei Materiali e Ingegneria, ho scoperto una vocazione per l’ingegneria biomedica, più precisamente per il mondo dei materiali impiegati nei dispositivi cardiovascolari. Questa rivelazione mi ha portato a indagare se esistessero progetti o team di competizione a cui potessi partecipare all’interno delle mura del Politecnico, ma con mio disappunto non ho trovato nulla di adatto.

Fortuna vuole che, anche se in Svizzera non esisteva ancora un team di questo tipo, ho trovato una competizione a cui dovevo assolutamente partecipare: l’Heart Hackathon, una sfida internazionale in cui università da ogni angolo del mondo si confrontano nello sviluppo di un prototipo di cuore artificiale. Questa competizione, oltre a essere un’ottima occasione per conoscere il panorama accademico, è organizzata dall’International Society for Mechanical Circulatory Support, e vede la partecipazione delle principali aziende e figure di riferimento del settore.
Tre ore e altrettante telefonate dopo, il team è passato dall’essere composto da me soltanto a un poker di studenti del Politecnico di Zurigo. Nato e attualmente basato presso l’ETH Student Project House, oggi, a nove mesi di distanza, siamo più di 25 studenti, provenienti da diversi percorsi accademici, uniti dalla stessa visione.
Un progetto di questa portata è impossibile da portare avanti con la sola buona volontà. Per questo motivo, oltre agli studenti, lo sostengono anche diverse realtà, sia economicamente sia dal punto di vista scientifico, oltre che mettendo a disposizione di spazi e strumenti. Al momento siamo ancora alla ricerca di sponsor per coprire i costi legati a materiali, processi e anche al viaggio per partecipare alla competizione, che si terrà in ottobre a Suzhou, in Cina.
Grazie ai nostri sponsor e alla partecipazione a competizioni e conferenze internazionali, CURE-C non si limita allo sviluppo di un prototipo, ma si configura anche come una piattaforma che valorizza e proietta talenti verso aziende, istituti di ricerca e figure di riferimento nel settore.
Può sembrare utopia, ma in realtà i cuori artificiali, anche se attualmente destinati solo a impieghi temporanei, sono già una realtà nel panorama medico-scientifico odierno. Lo standard è fortemente legato alle pompe rotazionali a levitazione elettromagnetica, e sembra esserci poco spazio di discussione sulla supremazia di questa tecnologia nel campo. Per questo motivo, la nostra scelta è stata quella di sviluppare il nostro cuore partendo da questo principio di funzionamento, ma costruendoci attorno un design completamente nuovo e innovativo.
CURE-C (acronimo di Cardiac Unit Replacement Engineering Collective) non è solo un progetto per una competizione: è, prima di tutto, un luogo in cui gli studenti possono mettere in pratica ciò che studiano, lavorando verso un obiettivo di grande rilevanza, sia scientifica che morale.
Nonostante sia ancora estremamente giovane, questo percorso mi ha già dato molto e – confido di parlare a nome di tutti i membri del team – ha permesso a ciascuno di noi di sviluppare competenze che difficilmente si acquisiscono tra i banchi, ma che nascono dall’esperienza concreta e dal lavoro condiviso.
In collaborazione con Polytrick