La corsa alla conquista dello spazio è ormai sotto i riflettori, soprattutto dopo che Elon Musk ha portato SpaceX a Wall Street. Ma oltre alla più famosa delle società spaziali, stanno nascendo e crescendo anche tante più interessanti e appetibili start up, sostenute dal drastico calo dei costi di lancio per mandare i satelliti in orbita. Tra queste c’è Mantis Space, che si inserisce nel segmento delle infrastrutture permanenti dell’economia spaziale. In particolare, la sua ambiziosa mission è costruire la prima rete elettrica ‘galattica’.
La società statunitense ha le idee chiare: utilizzando fasci laser di precisione di livello militare, le sue costellazioni di veicoli spaziali raccoglieranno energia solare in orbita terrestre media, per poi trasmetterla direttamente ai pannelli solari dei satelliti clienti. In questo modo, viene eliminata la necessità di trasportare pesanti batterie o di dipendere esclusivamente dalla luce solare diretta.
Un obiettivo perseguibile specialmente grazie alle innovazioni recenti, che hanno consentito alle start up di competere. Lo ha spiegato Eric Truitt, Ceo di Mantis Space, a Forbes: “Ciò che Falcon 9 di SpaceX ha realmente reso possibile è l’accesso allo spazio per chiunque”. Questo perché, grazie a tale tecnologia, “ora possiamo creare un’azienda con 5 o 15 milioni di dollari e costruire qualcosa che abbia reali capacità operative in orbita. Ancora più importante, esiste finalmente un vero mercato nello spazio, con domanda e valore già ben dimostrati”.
Un salto di qualità enorme, se solo si considera che, fino a una decina di anni fa, lo spazio era quasi esclusivamente dominio dei Governi e delle grandi corporation miliardarie.
A livello di mercato globale, l’economia spaziale è stata valutata a 439,1 miliardi di dollari nel 2025, secondo l’ultimo report pubblicato da Global Market Insights. E il settore dovrebbe crescere a 462,4 miliardi già nel 2026 per poi esplodere a 851,8 entro il 2035, ossia tra qualche mese.
L’economia spaziale è ormai variopinta: è un’infrastruttura particolarmente ricca di sfumature, è infatti civile, militare, climatica e industriale. Ovvero convivono comunicazioni sicure, osservazione della Terra, navigazione, controllo marittimo, agricoltura di precisione, intelligence e monitoraggio ambientale, limitandosi a fare solo alcuni esempi.
L’ecosistema presenta due modalità tipiche di fallimento. Ovvero la ‘valle della morte’, quel periodo in cui la tecnologia è stata validata ma non ha ancora ottenuto una sufficiente massa di clienti. Il secondo è il divario di maturità operativa: la difficoltà non è solo saper costruire una costellazione, ma anche saperla gestire quotidianamente
Dunque, le opportunità sono enormi, ma l’ecosistema delle start up spaziali è ancora altrettanto ricco di difficoltà e presenta due modalità tipiche di fallimento. Ovvero la cosiddetta ‘valle della morte’ tra il capitale iniziale e ricavi stabili, quel periodo in cui la tecnologia è stata sì validata ma non ha ancora ottenuto una massa di clienti che pagano per applicarla su larga scala. Il secondo è il salto richiesto dalla maturità operativa: in sostanza, la difficoltà non è solo saper costruire una costellazione, ma anche saperla gestire quotidianamente, in linea con gli standard richiesti dai clienti mission-critical.
Mantis Space, per intanto, ha felicemente chiuso un round seed da 15 milioni di dollari e ottenuto circa 28 milioni di capitale non diluitivo (anche da canali statali). L’obiettivo ora è quello di iniziare nel 2028 a posizionare satelliti in orbita e dimostrare la capacità di trasmettere energia. Nel lungo termine, l’azienda punta a passare a una modalità di potenziamento energetico su larga scala.
In futuro, non ci sarà da stupirsi se Mantis e altre start up spaziali raccogliessero un crescendo di capitali. Dopo la quotazione di SpaceX e Hawkeye360, gli investitori hanno fame di opportunità nell’economia spaziale.
Maureen Haverty, responsabile investimenti presso Seraphim Space, ha spiegato a Forbes che “è diventato molto più semplice per le start up spaziali convincere gli investitori che ciò che stanno realizzando non è soltanto tecnicamente fattibile, ma anche commercialmente sostenibile nei tempi richiesti dal Venture Capital”.
Persino megatrend come il direct-to-cell e l’in-space computing stanno alimentando gli investimenti. Il primo è la tecnologia che permette ai satelliti di collegarsi direttamente ai normali smartphone, senza bisogno di antenne terrestri nelle vicinanze. Mentre l’in-space computing punta a portare parte del cloud e dell’Intelligenza Artificiale nello spazio, spostando parte dell’elaborazione dei dati direttamente ‘tra le stelle’.
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