TM    Settembre 2026

Flessibilità energetica

L’aumento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili richiede lo sviluppo di un ecosistema sufficientemente flessibile per valorizzarne appieno il potenziale. L’Opinione di Leonardo Corsaro, studente di Business Administration dell’Università di San Gallo, e membro Sgoc.

Leonardo Corsaro

di Leonardo Corsaro

studente di Business Administration all’Università di San Gallo

In alcuni momenti della giornata, produrre elettricità in Europa significa pagare qualcuno affinché la consumi. A prima vista sembrerebbe contraddire le più basilari logiche economiche. Eppure è sempre più frequente, soprattutto nelle ore centrali quando sole e vento sono abbondanti, che la produzione solare ed eolica aumentino rapidamente superando la domanda, invece relativamente rigida nel breve periodo. Se la rete elettrica non è in grado di assorbire il surplus oppure se la capacità di esportazione e di accumulo risulta insufficiente, il prezzo può diminuire fino a diventare negativo. In queste condizioni, alcuni operatori continuano comunque a produrre, poiché i ricavi garantiti da determinati incentivi o contratti, insieme ai costi di arresto e riavvio degli impianti, possono rendere economicamente preferibile accettare un prezzo negativo piuttosto che interrompere la produzione. Una volta realizzato un impianto fotovoltaico o eolico, il costo marginale di produzione di un ulteriore megawattora risulta infatti pressoché nullo.

Il moltiplicarsi di episodi di questo tipo suggerisce una riflessione più ampia. Per oltre un secolo il valore economico del settore elettrico è stato strettamente legato alla capacità di generare energia per rispondere all’incremento della domanda, oggi trainata dall’elettrificazione dei consumi e dall’esponenziale digitalizzazione. In un sistema dominato da fonti rinnovabili, tale paradigma potrebbe progressivamente cambiare. Se produrre elettricità diventa relativamente semplice e a basso costo marginale, il punto non sarà più l’energia in sé, bensì la capacità di renderla disponibile nel momento e nel luogo in cui è realmente necessaria.

In un sistema caratterizzato da una produzione fortemente dipendente dalle condizioni meteorologiche, la capacità di separare temporalmente produzione e consumo potrebbe rappresentare uno dei principali fattori di creazione di valore. Processi industriali energivori, sistemi di climatizzazione, infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici e numerose altre applicazioni potrebbero adattare i propri consumi ai segnali di prezzo, contribuendo a ridurre gli squilibri del sistema.

In quest’ottica, la crescente volatilità dei prezzi potrebbe modificare anche il ruolo dei diversi strumenti di copertura del rischio. I contratti di lungo termine, come i Power Purchase Agreements (Ppa), continueranno con ogni probabilità a rappresentare uno strumento fondamentale per garantire stabilità agli investimenti. Al tempo stesso, potrebbe aumentare il valore strategico della capacità di combinarli con un’esposizione più dinamica ai mercati spot, soprattutto per quegli operatori in grado di sfruttare la flessibilità. Più che una sostituzione dei modelli contrattuali esistenti, potrebbe quindi emergere una loro evoluzione verso soluzioni sempre più ibride.

La crescente dipendenza dalle condizioni meteorologiche rende inoltre il sistema elettrico inevitabilmente più dinamico. Variazioni che, in un contesto sempre più alimentato da fonti rinnovabili, non influenzano soltanto i consumi, ma anche il profilo di produzione e, di conseguenza, il funzionamento del mercato elettrico.

Parallelamente, la disponibilità di grandi quantità di dati, unita allo sviluppo di algoritmi di previsione sempre più accurati, consentirà di anticipare la produzione rinnovabile, stimare la domanda e ottimizzare il funzionamento dei sistemi di accumulo. La transizione energetica non sarà quindi soltanto una sfida ingegneristica, ma anche informatica: trasformare enormi quantità di dati in decisioni operative diventerà tanto importante quanto costruire nuovi impianti.

I prezzi negativi assumono dunque un significato che va ben oltre la semplice dinamica di mercato, rappresentando un segnale economico che evidenzia come il sistema stia evolvendo più rapidamente delle infrastrutture e degli strumenti necessari per gestirlo. La sfida dei prossimi anni potrebbe quindi non consistere esclusivamente nell’installare una maggiore capacità rinnovabile, bensì nel costruire un ecosistema sufficientemente flessibile da valorizzarne appieno il potenziale.

La transizione energetica non consiste soltanto nel passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili, ma nel passaggio da un’economia della produzione a un’economia della flessibilità. Il vero vantaggio competitivo potrebbe appartenere a chi sarà in grado di prevederla, immagazzinarla e utilizzarla nel momento di maggiore valore. Un megawattora prodotto alle 13 e consumato alle 20 sono energeticamente identici, ma economicamente possono rappresentare due beni completamente diversi.

In collaborazione con l’Associazione ticinese San Gallenses Oeconomiae Comites (Sgoc)