Astrid Epiney, professoressa di Diritto pubblico ed europeo presso l’Università di Friburgo, è conosciuta per le sue prese di posizione in favore di una più stretta integrazione della Svizzera con l’Unione Europea. In merito all’Iniziativa costituzionale “No a una Svizzera da 10 milioni”, sulla quale si andrà a votare il prossimo 14 giugno, ritiene che la sua applicazione in caso di accettazione richieda un’attenta valutazione dei riflessi che eserciterà sugli impegni sottoscritti sinora dalla Svizzera, tra i quali determinante è l’accordo sulla libera circolazione, accolto in votazione popolare nel 2000 anche sulla scorta dell’assicurazione da parte del Consiglio federale circa un limitato afflusso di stranieri, che non ha trovato però conferma nei fatti.
Secondo Epiney il testo dell’Iniziativa è stato tenuto sulle generali, assegnando in caso di sua accettazione alle autorità federali un raggio di valutazione molto ampio per la sua applicazione. Sono soprattutto le disposizioni transitorie a richiedere azioni immediate in caso di aumento entro un certo lasso di tempo della popolazione, con misure restrittive che sarebbero in contrasto con un certo numero di accordi internazionali sottoscritti dalla Svizzera. Da un lato sarebbe impensabile che le nostre autorità non applichino una norma entrata nella Costituzione. Dall’altro, però, il Tribunale Federale e una parte della dottrina hanno da tempo sentenziato che gli accordi internazionali sottoscritti dal nostro paese prevalgono sul diritto interno. Di conseguenza con l’accettazione dell’Iniziativa si renderebbe necessario disdire quegli accordi che sarebbero in contrasto con i nuovi dettami costituzionali.
Sin qui l’opinione della professoressa. I dati di fatto che si sono prodotti con l’entrata in vigore integrale nel 2007 dell’accordo sulla libera circolazione, con un aumento netto di 1,9 milioni di persone, dimostrano però ampiamente gli scompensi verificatisi.
Dapprima a livello del Pil pro capite. Mentre tra il 1945 e il 2001 ha registrato una crescita costante annuale del 2%, a partire dal 2007 è andato diminuendo. Secondo uno studio Swiss Economics, l’eventuale disdetta dei Bilaterali I, incluso l’accordo sulla libera circolazione, non avrebbe un’influenza di rilievo sul patrimonio della popolazione svizzera, mentre con la libera circolazione i costi di natura sociale hanno raggiunto la vetta di 2 miliardi annui, dei quali beneficiano anche coloro che non hanno versato un centesimo di contributi.
Questo forte afflusso di popolazione dall’estero ha portato a uno scompenso anche nel comparto abitativo con un rincaro crescente dei terreni edificabili e delle abitazioni, accompagnato dall’incremento dei costi dell’energia e dei trasporti, al punto che anche a fronte di un nominale miglioramento dei redditi il benessere reale è diminuito. A risentirne soprattutto chi percepisce redditi medi e bassi. Nonostante una crescita del 71% dal 2001 degli spazi abitativi, se ne verifica di fatto una rarefazione. I nuovi arrivati richiedono infatti nuovi alloggi, che a loro volta necessitano dell’intervento di nuova forza lavoro dall’estero, alla quale a sua volta occorre un tetto per sé e la propria famiglia: una spirale senza fine.
Sottoposto di conseguenza a una forte pressione, il sistema sanitario se non è ancora collassato è sulla buona strada per farlo: 100mila nuovi arrivati necessitano di 468 nuovi medici, 82 dentisti e 2.073 assunzioni nel personale sanitario, a loro volta in buona parte provenienti dall’estero. Il progressivo rincaro dei premi di cassa malati va messo in relazione anche all’afflusso dall’estero, che da subito dà diritto a cure mediche, con la possibilità in parte di percepire sussidi pubblici a copertura dei premi.
A risentirne anche la formazione scolastica, soprattutto di base, con una presenza in aumento di scolari stranieri che richiedono maggiore assistenza e condizionano anche l’apprendimento dei compagni. Secondo alcuni studi, un quarto del totale degli scolari ha difficoltà di apprendimento e una buona metà accusa un’insufficiente capacità alla lettura.
Per non parlare della mobilità, ampiamente compromessa sia sulle strade che sui mezzi pubblici (giornalmente circolano 1,4 milioni di persone sui nostri treni). Dal 2000 il numero di veicoli è aumentato di 1,25 milioni di unità, a fronte di assi stradali ancora inadeguati e le code si sono moltiplicate del 6,3 con evidenti conseguenze sia finanziarie che per la salute.
Ne fanno le spese anche ambiente e qualità di vita, come pure la sicurezza. Sotto gli occhi di tutti è l’aumento esponenziale della violenza in generale, e giovanile in particolare: il 58% dei reati penali è da ascrivere al 27% della popolazione estera e in questa percentuale non rientrano il milione e più di naturalizzati dall’anno 2000. Questa involuzione non condiziona quindi solo la sicurezza, ma ha dei riflessi immediati di carattere finanziario per l’ente pubblico e per i privati.
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