Dopo un’intensa fase di adozione istituzionale, il recente crollo di Bitcoin ne conferma la forte volatilità. Ma cosa determina queste continue fluttuazioni? Dal 2021, l’Università di San Gallo (Hsg) offre il corso Blockchain & Money tenuto dal Prof. Alexander Bechtel. In un semestre gli studenti imparano i fondamenti della tecnologia blockchain, analizzano l’ecosistema di Bitcoin e discutono la teoria del denaro e le politiche monetarie. Proprio la volatilità che ha caratterizzato i primi 17 anni di vita di Bitcoin ha alimentato una discussione chiave durante le lezioni: da cosa è dettato il prezzo di Bitcoin e qual è il suo valore effettivo?
Bitcoin nasce nel 2009 da “Satoshi Nakamoto”, la cui identità è ancora oggi sconosciuta. La tecnologia si basa su una rete distribuita (peer-to-peer) e crittografica che consente di validare le transazioni, senza la necessità di intermediari quali governi e banche. La decentralizzazione, l’autonomia, la velocità delle transazioni e la sicurezza sono sicuramente aspetti positivi, ma non è tutto oro quel che luccica: le forti turbolenze dell’ultimo periodo confermano come la volatilità estrema resti un limite importante, a cui si aggiungono l’impatto ambientale e la mancanza di regolamentazione che limitano il potenziale di questa nuova tecnologia.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accelerazione dell’integrazione. Bitcoin sta uscendo dalla sua nicchia e sta entrando nei bilanci di grandi istituzioni. Agli inizi di gennaio 2024, la Securities and Exchange Commission (Sec Usa) ha approvato l’emissione e la quotazione sul mercato regolamentato del primo Etf di Bitcoin. In soli due anni ha infranto numerosi record, entrando a far parte dei 30 più grandi Etf globali. Ha semplificato l’accesso agli investitori ma ha sollevato nuove domande sulla sua futura stabilità, specialmente alla luce delle fluttuazioni visibili anche in questo periodo.
Le forti turbolenze dell’ultimo periodo confermano come la volatilità estrema di Bitcoin resti un limite importante, a cui si aggiungono l’impatto ambientale e la mancanza di regolamentazione che limitano il potenziale di questa nuova tecnologia.
Anche in Svizzera il panorama sta evolvendo rapidamente. Il settore bancario sta gradualmente implementando servizi di trading e custodia, riconoscendo la domanda della clientela. In Ticino è stato avviato il “Lugano Plan B”, integrando il protocollo di Bitcoin nel tessuto economico locale e consentendo ai cittadini di pagare le tasse in criptovaluta.
Nei testi accademici il denaro viene definito come un mezzo di scambio, un’unità di conto e una riserva di valore. Una moneta ad alta monetarietà si caratterizza per la divisibilità, la trasportabilità, la protezione dalla contraffazione e la durabilità. Prendendo in considerazione il Franco svizzero o il Dollaro americano, si nota come entrambi rispettino la definizione accademica sia di denaro che di monetarietà. Al contrario, se si paragona la definizione accademica a Bitcoin, si nota che quest’ultimo è altamente monetario, ma non rispetta del tutto la definizione di denaro, in quanto non è facilmente utilizzabile come unità di conto (in contabilità) ed è difficile definirlo come riserva di valore in quanto estremamente volatile. Per questo motivo, è prematuro considerare Bitcoin come una valuta digitale a pieno titolo, ma piuttosto come un asset.
Determinare la genesi del valore di un asset privo di un fondamentale fisico è la sfida più importante della moderna teoria della valutazione, che si articola in tre fasi: la determinazione del valore intrinseco, del premio monetario e della speculazione. In primo luogo, a differenza dell’oro che possiede un’utilità industriale, o delle valute fiat che sono sostenute dallo Stato, il valore intrinseco di Bitcoin emerge dalla sua scarsità e dalla tecnologia blockchain di cui è il precursore. In seguito, il premio monetario viene definito come il valore aggiunto che gli attori economici attribuiscono a un bene per la sua capacità di preservare il potere di acquisto nel tempo. Il premio monetario di Bitcoin è dato dalla sua scarsità: un limite invalicabile di 21 milioni di unità che mostra il concetto di scarsità digitale. Infine, è innegabile che l’elemento che domina la genesi del valore sia la speculazione. Sebbene la scarsità algoritmica e la tecnologia forniscano la base teorica del valore, l’attuale fase di instabilità conferma come sia la pressione speculativa dei mercati a dominarne maggiormente il prezzo.
Determinare il valore effettivo di Bitcoin è una sfida complessa: l’architettura tecnologica della blockchain e la scarsità fungono da fondamenta per un valore di base, ma alla fine sono i mercati a definirne i volatili cambiamenti. Oggi, Bitcoin sta attraversando una transizione radicale, passando da un esperimento informatico a un componente legittimato dei portafogli istituzionali, come dimostrato dall’apertura delle banche e dall’importanza di Lugano Plan B. Tuttavia, l’evoluzione dei prezzi conferma che è la componente speculativa a modellarne l’attuale andamento. Resta ora da capire se le fluttuazioni legate alla speculazione odierna lasceranno spazio a una stabilità riconosciuta e basata sul valore fondamentale di Bitcoin.
© Riproduzione riservata