TM    Febbraio 2026

Ai: la sfida energetica

Di fronte alla rapida espansione dell’AI, c’è chi teme che ruberà posti di lavoro, chi invece si preoccupa per la perdita del senso critico o del digital divide. Non meno urgente, un aspetto ancora poco discusso: l’impatto ambientale. L’analisi di Alannah Kaegi, studentessa del Bachelor in Economia politica, con specializzazione in Economic Data Science, dell’Università di San Gallo.

Alannah Kaegi

di Alannah Kaegi

studentessa del Bachelor in Economia politica, con specializzazione in Economic Data Science, dell’Università di San Gallo

Utilizzati per svolgere compiti tipicamente associati all’intelligenza umana, come l’apprendimento, il ragionamento, la risoluzione di problemi, la percezione e il processo decisionale, i sistemi di Intelligenza artificiale (Ai) in questi ultimi anni sono entrati rapidamente nell’uso comune grazie a piattaforme gratuite come ChatGpt o a pagamento. Secondo una ricerca pubblicata da Microsoft nella seconda metà del 2025, oltre il 16% della popolazione globale ha utilizzato l’Ai negli ultimi 12 mesi, una quota in costante crescita. E anche le imprese vi fanno sempre più affidamento per ottimizzare le proprie attività, dal servizio clienti e la cybersecurity alla produzione di contenuti.

Con l’aumento esponenziale della domanda, cresce anche il fabbisogno dell’energia per sviluppare, addestrare e mantenere tali sistemi. Oggi circa il 2–3% delle emissioni globali è attribuito al settore tecnologico. Il World Economic Forum stima che il consumo energetico legato all’Ai crescerà del 50% annualmente, da oggi al 2030, a causa del fabbisogno molto più elevato rispetto ai sistemi basati su software tradizionali. Alcune stime suggeriscono che chiedere un prompt  a un’Ai consumi fino a 33 volte l’energia di una semplice ricerca sul web, perché, invece di limitarsi a consultare un indice di pagine, deve svolgere un numero elevato di calcoli in tempo reale. Inoltre, l’addestramento di grandi modelli richiede enormi quantità di elettricità: il modello Gpt-3 consuma altrettanta energia di quella utilizzata in un anno da 130 abitazioni statunitensi. Anche aziende come Microsoft e Google hanno visto aumentare notevolmente in pochi anni le proprie emissioni (rispettivamente di circa il 30% e il 50%), perlopiù per il mantenimento dei data center, utilizzati per elaborare il grande volume di dati necessari al funzionamento dell’Ai, che esercita una pressione crescente sulle già stressate reti elettriche globali.

Ciò nonostante, l’Ai ha sicuramente molti lati positivi: l’accelerazione dei processi, l’automatizzazione di compiti ripetitivi e la riduzione di errori umani. Sorprendentemente, anche la sostenibilità potrebbe giovarsene. L’intelligenza artificiale ha infatti il potenziale di migliorare l’efficienza energetica in molti settori, tra cui industria, trasporti ed edifici. Per esempio, i sistemi di riscaldamento e di aria condizionata abilitati dall’Ai ottimizzano i consumi imparando le abitudini degli utenti e regolando di conseguenza il funzionamento dell’impianto. Un altro esempio virtuoso è la ricarica dei veicoli elettrici modulata in base alla domanda di corrente e ai prezzi dell’elettricità, riducendo i costi e migliorando la stabilità della rete. Un caso di successo è, ad esempio, l’azienda Schneider Electric, che ha trasformato un suo stabilimento (Hyderabad) utilizzando sensori abilitati dall’Ai per controllare in tempo reale macchinari e consumi.​ Il sito consuma così circa il 60% in meno di elettricità ed emette circa il 60% in meno di CO2.​ Nel frattempo, governi, start up e organizzazioni stanno cercando soluzioni per ridurre il fabbisogno elettrico dell’Ai. Progressi tecnologici, come hardware specializzati, chip 3D e sistemi di raffreddamento dei chip, potrebbero essere fra le soluzioni migliori. Anche i data center stanno diventando più efficienti, grazie a nuove tecnologie di raffreddamento e a strategie per ridurre i costi energetici. Un esempio di questi sforzi è l’azienda Infomaniak, con sede a Ginevra, specializzata in servizi di web hosting. Nel 2025 ha aperto un data center a Ginevra che riutilizza il 100% del consumo elettrico per riscaldare fino a 6.000 abitazioni, evitando uno spreco di 3.600 tonnellate di carbonio all’anno.

Una dimostrazione della possibilità di creare le condizioni per sfruttare l’immenso potenziale dell’Ai, compensando l’aumento dei consumi elettrici associato al suo sviluppo e al suo uso se effettuato con la giusta regolarità e intenzione.

Con questa prima edizione del 2026, Ticino Management inaugura la sua collaborazione con la San Gallenses Oeconomiae Comites (SGOC), tra le più prestigiose associazioni studentesche svizzere, fondata nel 1948. I talenti ticinesi che frequentano l’Università di San Gallo – ateneo di eccellenza nei settori di riferimento della nostra testata – offriranno ai lettori uno sguardo aggiornato e fresco sui temi di attualità economica, politica e sociale, con la visione di chi si prepara a guidare il futuro. Un contributo complementare alle analisi degli esperti abitualmente presenti sulle nostre pagine, volto a favorire il dialogo tra le generazioni e a stimolare nuove prospettive di riflessione.

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