Fra i tanti binomi nati dall’ibridazione fra il “-tech” e i settori tradizionali, quello in campo finanziario è ormai fra i più affiatati. La collaborazione con fornitori di soluzioni It e tecnologiche è stata catalizzata dal contesto sempre più complesso: pressioni sui margini, volatilità dei tassi, crescita dei costi operativi, riduzione degli organici e inasprimento dei requisiti normativi. Proprio queste sfide, che di per sé avrebbero potuto anche frenare l’innovazione, hanno invece trovato nella trasformazione digitale non soltanto un fattore abilitante, ma una leva per sostenere qualità, efficienza e competitività.
In grado di offrire risposte pragmatiche, personalizzate e rapidamente implementabili e scalabili, le FinTech si sono imposte come partner strategici per gli intermediari finanziari che, dal canto loro, ne hanno fatto una priorità. Soluzioni tecnologiche applicate a prodotti, servizi e processi stanno così contribuendo a ridefinire processi interni, modalità di relazione con la clientela e gestione dei rischi, migliorando, integrando o persino sostituendo i servizi esistenti.
Con la tradizione della sua Piazza da una parte e la leadership nell’innovazione dall’altra, la Svizzera si conferma un osservatorio privilegiato di questa evoluzione. A differenza di altre realtà che hanno sperimentato trasformazioni più disruptive, qui il FinTech ha seguito una traiettoria graduale, sviluppando progressivamente nuove soluzioni per sostenere efficienza operativa, ottimizzazione dei costi, qualità dei servizi, conformità normativa e gestione dei rischi.
Dopo anni di espansione dinamica, il settore sta ora però entrando in una fase di consolidamento e specializzazione, ben fotografata dall’IFZ FinTech Study 2026 della Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU). Alla fine del 2025, in Svizzera sono state censite complessivamente 503 aziende FinTech. «Dal 2015, il loro numero è più che triplicato, sebbene gli incrementi negli ultimi anni siano stati inferiori rispetto alle fasi precedenti: dopo la crescita particolarmente marcata dei primi anni, culminata nel 62% del 2018, quando si è schizzati da 220 a 356 aziende, si è passati ad aumenti a una cifra nel 2019 e nel 2020, fino alla contrazione temporanea nel 2021, con un calo del 5%. La successiva ripresa è stata accompagnata da fluttuazioni su base annua: dopo il 14 e il 16% nel 2022 e nel 2023, la crescita è stata limitata negli ultimi due anni, con tassi dell’1% nel 2024 e del 4% nel 2025», esordisce Thomas Ankenbrand, Head of Competence Center Investments della Scuola universitaria professionale di Lucerna e fra gli autori dello studio.
Ingressi e uscite tendono a bilanciarsi: la creazione di nuove imprese, le liquidazioni, le fusioni e i riposizionamenti strategici risultano in sostanziale equilibrio. Al di là del numero complessivo, sono i cambiamenti nelle aree di prodotto e nelle categorie tecnologiche a consentire una lettura più granulare dell’evoluzione. Il 2025 si è contraddistinto come un anno di svolta. «La struttura del settore sta cambiando. Data analysis, Big data e Intelligenza artificiale costituiscono ora la principale categoria tecnologica su cui si basano prodotti e servizi delle aziende FinTech per generare insight, migliorare le previsioni e supportare il processo decisionale. Va sottolineato però che l’aumento dell’importanza dell’AI non è dovuto soltanto alla creazione di nuove imprese: anche diverse aziende FinTech già esistenti, in particolare precedentemente attive nell’ambito della Digitalizzazione dei processi, dell’Automazione e della Robotica, si sono convertite. Un’evoluzione che riflette il crescente utilizzo di applicazioni data-driven, processi decisionali automatizzati e GenAI nei servizi finanziari», commenta Thomas Ankenbrand. Allo stesso tempo, la Distributed Ledger Technology (DLT), come la blockchain, rimane rilevante, specialmente nell’ambito delle Infrastrutture finanziarie.
Anche a livello di aree di prodotto si registra un sorpasso: per la prima volta l’Infrastruttura bancaria rappresenta il segmento più ampio (204 aziende), superando la Gestione degli Investimenti (198). Insieme, queste due aree concentrano oltre tre quarti delle aziende FinTech, distanziando nettamente segmenti più tradizionali come Pagamenti e Depositi & Crediti.
Più consolidati invece gli equilibri a livello regionale, dove l’attività resta concentrata attorno a Zurigo, principale polo con 181 imprese (in lieve calo), seguita da Zugo (135), in crescita e fortemente specializzata nella Dlt sollecitata dalla sua Crypto Valley. Seguono a distanza Ginevra e Vaud (rispettivamente 47 e 32), mentre gli altri cantoni ospitano popolazioni FinTech considerevolmente più ridotte, con variazioni annuali generalmente limitate a una singola impresa. Eccezione degna di nota nel 2025, il Ticino ha registrato nel 2025 un aumento di ben cinque aziende.
Il settore rimane prevalentemente orientato a modelli B2B e ai mercati globali. Parallelamente, la monetizzazione si è spostata verso modelli basati sulla tecnologia, con il Software-as-a-Service (Saas) affermatosi come approccio predominante, riflettendo la crescente importanza di soluzioni software scalabili come fonte centrale di creazione di valore nel settore FinTech. «La maggior parte delle imprese si rivolge principalmente a clienti istituzionali e opera oltre i confini nazionali, evidenziando il carattere globale e orientato alle infrastrutture dell’ecosistema FinTech. I modelli di business focalizzati sui clienti finali rappresentano una quota minore e sono inoltre più orientati al mercato interno», aggiunge il co-autore dello studio.
Di fatti, la Svizzera conferma la solidità delle proprie condizioni anche nel confronto internazionale. Ginevra e Zurigo figurano tra i principali hub globali nel ranking IFZ FinTech Hub, immediatamente dopo Singapore. Entrambe ottengono punteggi elevati per molti dei 70 indicatori complessivamente presi in considerazione nelle quattro dimensioni (sociale, tecnologica, economica e politico-legale) su cui si basa la classifica stilata dall’IFZ per fornire un confronto sistematico tra i centri FinTech mondiali. In particolare, le due città svizzere si distinguono per la capacità di attrarre competenze altamente qualificate e per la presenza di un contesto favorevole allo sviluppo dei talenti. A ciò si aggiungono infrastrutture digitali avanzate e un elevato livello di preparazione tecnologica. Sul piano economico, il potere d’acquisto e la rilevanza dei mercati finanziari contribuiscono a creare condizioni molto favorevoli per lo sviluppo di attività FinTech. Anche il quadro istituzionale rappresenta un elemento competitivo, grazie alla stabilità politica e a un contesto regolamentare percepito come prevedibile. Al di là dell’eccellente posizionamento, restano tuttavia alcune criticità in aree specifiche, soprattutto legate agli elevati costi operativi e della forza lavoro, oltre a margini di miglioramento nella digitalizzazione dei servizi pubblici e nella capacità del settore pubblico di accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Più complesso il quadro dei finanziamenti. A livello globale, dopo il picco del 2021, l’attività di Venture Capital ha registrato un ridimensionamento significativo. La contrazione rivela un ambiente di investimento più selettivo. A livello globale, dopo il picco del 2021, con volumi di investimento schizzati da 54,8 a 151,8 miliardi di dollari, rispecchiati dal numero di accordi conclusi, dal 2022 i numeri sono diminuiti marcatamente, riflettendo condizioni finanziarie più rigide, l’aumento dei tassi di interesse e una rivalutazione del rischio nei settori orientati alla crescita. I dati più recenti per il 2025 indicano una parziale ripresa dei volumi di investimento, saliti a 52,7 miliardi di dollari dopo il minimo del 2024 (fonte CB Insights 2025).
Per contro, il numero di operazioni ha continuato a diminuire, con capitali sempre più concentrati in un numero minore di round di finanziamento di grandi dimensioni. Questa cauta stabilizzazione osservata a livello globale non si è tradotta però nell’ecosistema FinTech svizzero che, sulla base dei dati ricavati da fonti pubblicamente accessibili (quali rapporti di settore come lo Swiss Venture Capital Report 2026 di startupticker.ch, newsletter e siti web aziendali) ha registrato nel 2025 una diminuzione ancor più marcata (–38%), in linea con il più ampio ridimensionamento degli investimenti che ha toccato l’intero settore tecnologico, con finanziamenti scesi da 2,2 miliardi di dollari nel 2024 a 1,5 miliardi (cfr. Atomico and State of European Tech, 2025). «Le cause sottostanti non sono ancora chiaramente identificabili e rappresentano un ambito per future ricerche e analisi approfondite», anticipa il co-autore dello studio. Ciononostante, la creazione di imprese e la sperimentazione continuano, persino con un leggero aumento dei volumi di investimento in fase seed, mentre più toccati sono i round B (-44%) e A (-38%), anche se in proporzione sono queste fasi a concentrare quasi la totalità dei finanziamenti raccolti (89%).
Difficile valutare in quale misura i guadagni di efficienza registrati dalle banche svizzere siano attribuibili al FinTech. Dal 2010, gli indicatori di efficienza degli istituti bancari elvetici hanno mostrato un trend positivo, con volumi d’affari – misurati in termini di attivo totale e patrimoni gestiti – in crescita rispetto ai costi. Tale andamento va tuttavia interpretato con cautela, poiché è influenzato in parte da fattori esterni, come gli effetti dei prezzi e le trasformazioni strutturali del settore bancario. «Tuttavia le evidenze suggeriscono che le banche stanno adottando strategie di innovazione continua, in stretta collaborazione con fornitori di servizi tecnologici», conclude il Direttore del Competence Center Investments dell’HSLU.
Al centro, l’evoluzione delle architetture IT bancarie, attualmente caratterizzate da strutture stratificate che comprendono canali frontali per i clienti, livelli di integrazione e servizi, piattaforme core banking, gestione dei dati, infrastrutture e governance. Lo studio identifica cinque requisiti chiave per la loro progettazione futura: funzionalità; efficienza economica, la scalabilità e interoperabilità; sicurezza, conformità e resilienza; modularità e flessibilità delle soluzioni; orientamento ai dati e sovranità digitale. Requisiti che nel loro complesso suggeriscono come l’architettura It più che sulla sostituzione completa dei sistemi punterà su un’evoluzione controllata, strato per strato, degli ecosistemi IT esistenti. Modularità, orientamento ai dati e sicurezza emergono quali principi trasversali che abilitano questa trasformazione graduale, preservando al contempo la stabilità operativa e la conformità normativa. Un equilibrio tra innovazione e continuità che, lungi dal disintermediare il sistema, rafforza la collaborazione tra istituzioni finanziarie e fornitori tecnologici.
Principale istituto universitario professionale svizzero nel settore finanziario, l’Institut für Finanzdienstleistungen Zug (IFZ) è stato fondato nel 1997 su iniziativa della Camera di commercio di Zugo e del Dipartimento dell’economia del Cantone di Zugo, come centro di competenza della Scuola universitaria professionale di Lucerna.
Dal 2015 pubblica annualmente uno studio che analizza in modo sistematico e comparabile l’evoluzione del settore FinTech in Svizzera e Liechtenstein. Combinando una panoramica degli sviluppi chiave con analisi empiriche dettagliate, offre una lettura sia retrospettiva sia prospettica delle dinamiche del settore, risultando uno strumento utile per policy maker, operatori, imprenditori e mondo accademico. Thomas Ankenbrand è fra gli autori di questa undicesima edizione, insieme a Denis Bieri, Joël Ettlin, Angelo Gattlen, Daniel Haeberli, Patric A. Huber and Jovana Milojević e Alexander Wherlock.
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