TM    Dicembre 2025

Un’affidabilità che vale oro

Mentre i metalli preziosi volano ai massimi storici, chi è chiamato a trasformarli in barre e lingotti da investimento vive un periodo di attività febbrile. Ma la preparazione inizia ben prima, come dimostra l’esperienza di chi, in Ticino, ne è leader mondiale: Valcambi. . Che, grazie ai suoi importanti investimenti in R&D, porta ulteriore valore aggiunto al settore, fissandone il nuovo gold standard in termini di sicurezza, misurazione degli impatti e tracciabilità, come spiega il Chief Operating Officer, Simone Knobloch.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Emblema di ricchezza e potere, brillante come l’aurora da cui prende il nome e con cui qualifica la mitica età di un paradiso perduto, prezioso per la gioielleria quanto indispensabile per l’elettronica. È forse la materia più concupita della storia umana. Deposto ai piedi di idoli antichi quanto contemporanei perché, anche se incorruttibile, può ‘comprare’. Riserva universale di valore, bene rifugio,… molti gli appellativi per designarlo, oltre al più prosaico ‘metallo giallo’. Se dai superlativi è sempre stato accompagnato, di assoluti ne ha registrati molti con il rally che a ottobre lo ha visto toccare i 4.300 dollari l’oncia, +50% da gennaio, dopo il +27% messo a segno nel 2024.

In assenza della vagheggiata pietra filosofale, è in Svizzera che viene raffinato ben il 70% dell’oro grezzo mondiale. Svizzera che per una volta sposta a sud il suo baricentro: tre delle quattro principali raffinerie elvetiche hanno sede nel triangolo del Mendrisiotto. Al vertice, con una capacità di lavorazione di metalli preziosi fino a duemila tonnellate l’anno, c’è Valcambi, a Balerna. «Processiamo oro, argento, platino, palladio e una piccola percentuale di rodio, storicamente specializzati in metallo da investimento: dalle barre LBMA Good Delivery – da 400 once per l’oro (12,4 kg circa) e da 1.000 once (31,3 kg) per l’argento – fino a lingottini da mezzo grammo. Inoltre realizziamo leghe per la gioielleria e semilavorati complessi per l’alta orologeria Swiss Made. In casa abbiamo anche le competenze per lavorazioni di nicchia di prodotti coniati per piccoli investitori, gestendo interamente tutti i passaggi, dal disegno alla realizzazione di prototipi e stampi, con un servizio one stop shop», sintetizza Simone Knobloch, Chief Operating Officer di Valcambi.

Oro e argento sempre più preziosi

Oro e argento sempre più preziosi, evoluzione 2023-2025
Evoluzione 2023-2025. Fonte: LBMA, al 30.11.25.

I settori di destinazione dell’oro

I settori di destinazione dell’oro
Fonte: World Gold Council, al 30.09.25.

Fra i clienti principali ci sono dunque banche commerciali, d’investimento e centrali, trader e distributori, dove la negoziabilità dell’oro non dipende solo dalla materia prima, ma dalla forza degli standard che la qualificano. «Una kilo bar Valcambi è una sorta di un “assegno circolare” riconosciuto ovunque perché certificato Good Delivery sui maggiori standard internazionali. Siamo accreditati LBMA (il riferimento assoluto del settore, emesso dalla London Bullion Market Association) ma anche per il commercio sulle borse valori globali, come Sge a Shanghai, Dmcc a Dubai, oltre al Comex negli Stati Uniti. Questo spiega fra l’altro il recente picco di export svizzero verso gli Usa: molte banche hanno inviato qui le barre LBMA da 400 once per convertirle in kilo bar Good Delivery destinate al mercato americano», spiega Simone Knobloch.

Dietro la raffinazione dei metalli preziosi c’è tanto altro: dall’R&D alla logistica, un intero ecosistema che ha decretato il vantaggio competitivo storico della Svizzera. Ma bisogna fare attenzione: know-how e tecnologia si spostano facilmente. Il baricentro del settore si sta già muovendo verso il Medio Oriente.

Simone Knobloch

Simone Knobloch

Chief Operation Officer di Valcambi SA

Un periodo insolitamente prolungato di attività ai massimi regimi che sta proseguendo con una forte domanda di prodotti coniati. «Un punto di forza distintivo di Valcambi risiede proprio nella reattività operativa. Di norma viaggiamo attorno al 50% della capacità di trasformazione, pronti ad adattare i flussi di produzione quando il mercato accelera: le transazioni sono estremamente veloci e chi non è pronto perde il treno. Ci siamo strutturati per farlo con l’automazione, investendo in linee di processo, produzione e confezionamento, mentre il ricorso a manodopera temporanea è strettamente limitato – una decina di persone su un organico di 170 collaboratori – per una questione di sicurezza valori, oltre a non far parte del Dna dell’azienda, attenta a trattenere valore, anche umano. Vantiamo infatti un indice di fidelizzazione elevatissimo del personale», puntualizza il COO di Valcambi.

Valcambi, al servizio dei metalli preziosi

Al servizio dei metalli preziosi
Identikit di Valcambi. Fonte: Valcambi.

Nonostante oggi la raffineria di Balerna sia controllata da un grande Gruppo indiano, il top management rimane svizzero e indipendente nelle scelte. «Valcambi è sempre stata gestita con la logica del “buon padre di famiglia”. È un’azienda molto ben capitalizzata: compriamo solo se ce lo possiamo permettere – edifici, infrastrutture, macchine, tutto è pagato», precisa il direttore operativo.

Il fattore critico non è il costo di produzione, quanto il finanziamento del metallo in trasformazione. I valori ai massimi storici – anche per l’argento, con prezzi saliti del 60% da inizio anno e lease rates schizzati oltre il 30% – rappresentano un ulteriore incentivo all’efficienza: «Più sei veloce, meno capitale immobilizzi. Al contempo lavoriamo con stock minimi, calibrati sulla domanda reale, poco o niente off the shelf: ogni pezzo ha già una destinazione», precisa Simone Knobloch.

Le pietre miliari

Lina del tempo Valcambi
Fonte: Valcambi.

Centrale è la gestione del rischio, in ogni sua dimensione. A partire dall’impatto ambientale. Nei 3,3 ettari della sede di Balerna si lavora con processi elettrochimici: acque e fumi sono depurati e costantemente monitorati, ed è stato messo a punto un piano di emergenza secondo l’Ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti. Risk management per Valcambi significa evidentemente massima sicurezza fisica degli asset durante il trasporto, la lavorazione, lo stoccaggio, ma altresì dei collaboratori: prevenzione degli infortuni, ma anche recruitment e retention in un’area dove in poche decine di chilometri sono presenti altri due player globali. Chimici, metallurgisti, esperti di trading sono i profili principali, oltre a figure specialistiche come il saggiatore giurato, un unicum svizzero.

Particolarmente sensibili, trasparenza e tracciabilità. «Innanzitutto vorrei sfatare un mito: nelle raffinerie svizzere non c’è nulla di segreto. Il settore è strettamente regolamentato dall’Ufficio federale di controllo dei metalli preziosi, che da alcuni anni verifica anche direttamente la conformità alle norme antiriciclaggio, con visibilità totale su tutto ciò che entra e che esce, senza l’intermediazione di auditor incaricati dalle raffinerie. Anche gli obblighi di reporting sono stringenti: in quanto raffineria LBMA Good Delivery, Valcambi comunica ogni anno, al grammo, quantità, tipologia e origine di tutto il metallo ricevuto, classificato per provenienza: miniere primarie (grandi e piccole), metallo riciclato da barre d’investimento, scrap industriale o altri flussi di recupero. E vengono segnalate anche tutte le controparti a rischio agli organismi di controllo. Ciò che non sempre è invece praticabile è la Public Disclosure, perché più che comprensibilmente molti grandi clienti – come le Banche centrali – esigono la massima confidenzialità», sottolinea il COO di Valcambi.

valcambi lingotti processi chimici ed elettrochimici
Tramite processi chimici ed elettrochimici, dal doré da miniera vengono recuperati i metalli preziosi puri, poi fusi e colati in stampi per formare lingotti grezzi, successivamente rifiniti e punzonati con titolo, peso, numero di serie e marchio
Una kilo bar di oro
Una kilo bar di oro da investimento Valcambi “4-nove”, (999,9 parti su 1000), mentre il “5-nove”, massimo grado di purezza (999,99/1000) è tipicamente richiesto dall’Estremo Oriente per l’elettronica.

Precorrendo i tempi, da oltre una dozzina d’anni l’azienda investe nello sviluppo di strumenti di tracciabilità. «Proprio a inizio anno abbiamo presentato a Londra l’ultima evoluzione del nostro sistema che, sfruttando la caratterizzazione tramite il rapporto isotopico, permette ora di distinguere persino due tunnel della stessa concessione mineraria. Anche per l’oro riciclato – con emissioni di CO2 fino a 500 volte inferiori rispetto a quello estratto, ma che rimane un segmento opaco – abbiamo messo a punto appositi sistemi di certificazione, in particolare utilizzando la tecnologia blockchain per congelare gli scambi sensibili alla supervisione diretta delle autorità di controllo», illustra Simone Knobloch.

Proprio questa spinta all’innalzamento degli standard ha generato divergenze con l’associazione nazionale di settore, che Valcambi ha lasciato nel 2023, dopo critiche ritenute incoerenti con l’architettura di controllo che l’azienda ha costruito. «Ad esempio, non condividiamo l’imposizione di bandire tout court un intero hub come Dubai perché potenzialmente problematico. Noi sappiamo di avere un filtro sufficientemente stretto per individuare materiale non conforme qualora arrivasse. Per contro, se non lo si intercetta, c’è il rischio più che concreto che quell’oro in Svizzera ci arrivi poi comunque attraverso altre strade. Dal nostro punto di vista, l’associazione avrebbe invece dovuto far da traino promuovendo un sistema come il nostro, che pur perfettibile come dimostrano i nostri stessi continui progetti R&D, si può dire che rappresenti un benchmark per il settore: sono investimenti costosi che potremmo affrontare insieme contribuendo a innalzare ancora di più lo standard della Svizzera», commenta il COO di Valcambi, che a maggio si è dimessa per ragioni analoghe anche dalla Swiss Better Gold Association.

Processi chimici ed elettrochimici

valcambi

Valcambi è inoltre in grado di fornire il calcolo dell’impronta di CO2 dell’intero ciclo, dalla miniera al trasporto, alla raffinazione, fino alla consegna al cliente finale. «Così un fondo sostenibile può dichiarare la CO2 dell’oro contenuto nel portafoglio, o una Maison orologiera l’impatto per ogni singolo pezzo, con dati calcolati e misurati, non stimati. È una parte del valore aggiunto che possiamo offrire a chi lo desidera – molto apprezzata in Svizzera, apprezzata in Europa, abbastanza apprezzata in Nord America, completamente ignorata in altri paesi. Dati che non solo migliorano il reporting dei clienti, ma permetteno anche a noi di attuare nuove misure, ad esempio tutta la nostra produzione è alimentata con energia verde da idroelettrico svizzero», osserva Simone Knobloch.

A oltre dieci anni fa risale anche il sostegno di Valcambi alle miniere artigianali e di piccole dimensioni in Sud America, in particolare con l’adesione nel 2014 all’iniziativa di Fairtrade per sostenere l’oro equosolidale, che produce ad esempio per la banche cantonali. Un piccolo vanto è aver contribuito a creare la prima catena di fornitura di oro Fairtrade nell’elettronica di consumo facendolo arrivare niente meno che in Cina per la placcatura dei contatti del Fairphone: pochi chili rispetto alle centinaia di tonnellate che Valcambi processa annualmente – ma un caso esemplare che si spera possa ispirare, pur nella consapevolezza di dover soddisfare un mercato in cui, accanto a qualche virtuoso disposto a spendere di più per prodotti equosolidali o riciclati, la maggioranza chiede ancora oro standard.

Un rischio che Valcambi ha invece subito giudicato remoto, malgrado l’enfasi mediatica, era che i dazi statunitensi potessero essere applicati all’oro da investimento: «A prescindere dall’impatto sulle raffinerie, tassare l’oro delle riserve delle banche, che nei loro depositi distribuiti a livello internazionale detengono barre Good Delivery di origini multiple, sarebbe stato ingestibile. Di fatto avrebbe reso impossibile spostarle liberamente e introdotto un costo non prezzato nei bilanci. Il che avrebbe isolato gli Stati Uniti: nessun paese ne avrebbe più importato l’oro per raffinarlo sapendo poi di dover pagare per reimportarlo», sottolinea Simone Knobloch, che non vede necessità di un’unità produttiva negli Stati Uniti per Valcambi, ricordando come la fiammata degli ultimi mesi sia da relativizzare rispetto a una bilancia commerciale negli scambi di oro con la Svizzera a loro vantaggio sull’arco dello scorso decennio.

Le Banche Centrali continuano ad aumentare le riserve auree

Le banche centrali continuano ad aumentare le riserve auree
Top 10, Q3 2025. Fonte: World Gold Council.

La recente partecipazione del top management di Valcambi alla conferenza generale della LBMA a Kyoto (nel 2026 sarà a Sorrento) è stata l’occasione per un confronto fra gli oltre 800 associati. «Anche se le quotazioni dell’oro avevano iniziato leggermente a calare, si respirava un discreto ottimismo. La domanda dell’Estremo Oriente e delle banche nazionali, che stanno rafforzando le loro riserve auree in fase di dedollarizzazione, rimane solida, supportata anche dall’allentamento delle politiche monetarie e dalle tensioni geopolitiche. Ma la Svizzera dovrà fare attenzione: know-how, tecnologia, personale e logistica si spostano facilmente. Il baricentro del settore si sta già muovendo verso il Medio Oriente», avverte Knobloch.

Già nel 2022 Valcambi ha avviato la ricerca di un partner in Arabia Saudita per la costruzione di una nuova raffineria Lbma Good Delivery a Riyadh, pur restando fortemente radicata in Svizzera (nel 2026 partiranno gli scavi per una nuova struttura a Balerna) e dando precedenza all’approvvigionamento locale (67% dei beni e dei servizi acquistati in Ticino e Svizzera). Tuttavia l’impressione è che il settore dei metalli preziosi non goda di sufficiente supporto dalla politica: «È vitale stabilire accordi commerciali per tutti i settori merceologici. Dietro un’industria come la raffinazione dei metalli preziosi c’è tanto altro: finanza, logistica, R&D, aziende del territorio, fino a figure peculiari della Svizzera, come i saggiatori giurati: un intero ecosistema che ha decretato un vantaggio competitivo storico sul mercato per l’oro Swiss Made», dichiara il Coo di Valcambi.

valcambi lingotti
In qualità di raffineria accreditata LBMA Good Delivery per oro e argento e LPPM Good Delivery per platino e palladio, i lingotti fusi e coniati di Valcambi sono riconosciuti in tutto il mondo.

E la stessa logica vale per l’importazione di cervelli: «Se la Svizzera vuole rimanere un centro di eccellenza, dovrebbe snellire le procedure di permesso per talenti extra-Ue. Con i sistemi robotizzati odierni, per noi è più rilevante avere chi sappia programmare un PLC che coniare. E ci servono menti brillanti per continuare a sviluppare i nostri progetti R&D, in cui investiamo diversi milioni di franchi l’anno», conclude Simone Knobloch.

Se atout come la neutralità e la proverbiale stabilità, la lunga tradizione nel settore finanziario e la discrezione che l’ha sempre accompagnata, la capacità di innovazione e una logistica allo stato dell’arte, hanno consegnato alla Svizzera l’attuale leadership nella raffinazione dei metalli preziosi, oggi che il mondo accelera, non senza moti contraddittori, occorre saper fare un salto che pare forse difficile a chi predilige una politica di piccoli passi a lungo concertati. Come sempre, tutto sta nel trovare la giusta alchimia per creare valore, trasformando l’innovazione di oggi nella tradizione di domani.

Se l’attuale densità di raffinerie di metalli preziosi a sud del Ticino risale all’epoca d’oro – letteralmente – della gioielleria italiana, a differenza di altre realtà, sin da subito l’azienda fondata nel 1961 a Balerna da cinque investitori privati svizzeri residenti nel Mendrisiotto, si è contraddistinta per la sua vocazione finanziaria. Attiva nel commercio di metalli preziosi e di valuta estera, come denotava il nome originario Valori & Cambi, intravedendo le future opportunità a servizio del settore bancario subito costruisce una propria raffineria. E si lega a Credit Suisse, che fra il 1967 e il 1980 ne acquisisce progressivamente il 100% del pacchetto azionario. A inizio anni Duemila, quando l’istituto si ritira da gran parte delle sue attività nel segmento dei lingotti, viene ceduta alla European Gold Refineries che, accanto a un piccolo gruppo di investitori svizzeri, ha come azionista di maggioranza il colosso del settore minerale e metalli prezioso Newmont Mining Corporation. Ultimo cambio di assetto societario dieci anni fa, quando viene acquisita dal gruppo Rajesh Export Limited, di cui già era fornitore, multinazionale leader nella produzione di gioielli in India (con una capacità di produzione annua di circa 400 tonnellate) e una capacità di raffinazione che ormai rappresenta circa il 35% della produzione mondiale di oro.

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