È risaputo: una volta realizzato un obiettivo o raggiunto un certo livello di benessere, con il passare del tempo si tende a dimenticare gli sforzi intrapresi a tal fine e a dare per scontata la posizione in cui ci si trova. Lo stesso vale per gli Accordi bilaterali conclusi 25 anni fa tra la Svizzera e l’Unione europea. Infatti, fino alla doccia fredda provocata dai pesantissimi dazi doganali imposti dal Presidente Trump al nostro Paese, erano numerosi coloro che sminuivano intenzionalmente la rilevanza del mercato unico europeo rispetto a quella di altri Partner commerciali come, appunto, gli Usa. Intendiamoci, la strategia di diversificazione dei mercati di riferimento attraverso lo sviluppo della rete di accordi di libero scambio è un approccio vincente che va senz’altro proseguito negli anni a venire. Tuttavia, pretendere di poterlo impiegare per sostituire gli scambi commerciali con l’Ue è illusorio e i dati empirici lo dimostrano. Infatti, nel 2024 il 60% degli scambi commerciali elvetici con il resto del mondo avveniva con l’Ue.
Nello specifico, il 51% delle esportazioni e il 71% delle importazioni svizzere aveva come destinazione o proveniva dall’Ue, per un valore di, rispettivamente, 144 e 158 miliardi di franchi. Usa e Cina si posizionavano invece in seconda e terza posizione, con il 13 e rispettivamente il 7% del volume degli scambi commerciali della Svizzera. La situazione era pressoché analoga per quel che riguarda il commercio di servizi. Considerando l’attuale clima di incertezza e tensioni commerciali, nonché la volontà di accorciare le catene di approvvigionamento, è estremamente probabile che nei prossimi decenni l’Ue continuerà a essere il principale partner commerciale della Confederazione, che ha quindi tutto l’interesse a garantire a lungo termine gli Accordi bilaterali.
I vantaggi della via bilaterale vanno però ben oltre la sola dimensione economica. Gli Accordi bilaterali garantiscono infatti alla Svizzera una partecipazione settoriale al mercato unico europeo in determinati settori di interesse. Negli ambiti in cui si auspica accesso al mercato o cooperazione, vengono conclusi accordi e concordate regole comuni; in quelli in cui non si desiderano accordi, non ne vengono conclusi. Ciò vale nel settore dell’istruzione e della ricerca, con l’associazione al programma Horizon Europe, nell’ambito dell’approvvigionamento energetico, con il nuovo accordo sull’energia elettrica, o in quello della giustizia e polizia con l’associazione al sistema Schengen-Dublino.
Grazie agli Accordi bilaterali, la Svizzera è in grado di preservare la sua indipendenza, la sua democrazia diretta e il federalismo, continuando a beneficiare dei vantaggi economici derivanti dall’accesso al mercato unico europeo. Perciò, risulta evidente che la via bilaterale rappresenta una soluzione su misura per la Svizzera, grazie alla quale è possibile evitare forme alternative di relazione con l’Ue ben più limitanti e svantaggiose, come un’adesione, l’adesione allo Spazio economico europeo, un semplice accordo di libero scambio o l’isolamento.
Guardando al futuro, grazie al nuovo pacchetto di accordi con l’Ue verrà garantito a lungo termine l’accesso senza ostacoli della Svizzera al mercato unico europeo, interrotta l’erosione in corso della via bilaterale e ristabilita la certezza del diritto. Inoltre, la Svizzera godrà di più ampi diritti di partecipazione ai processi di “decision shaping” in numerosi settori di suo interesse. Concretamente ciò significa migliori condizioni quadro per le imprese esportatrici, con effetti positivi a cascata sui fornitori e sull’economia nel suo insieme. Alla luce della persistente instabilità mondiale, si tratta di elementi imprescindibili per continuare a garantire il successo della piazza economica svizzera.
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