TM    Ottobre 2026

L’export guarda a nuovi orizzonti

Il commercio internazionale resta decisivo per l’economia svizzera. Per affrontare un contesto sempre più incerto e competitivo, le Pmi puntano su nicchie ad alto valore e sulla diversificazione dei mercati. Ma scegliere e conquistare nuove destinazioni richiede strategia, conoscenza dei contesti locali e partner affidabili: una sfida che riguarda da vicino anche le imprese ticinesi, come conferma Eleonora De Canio, Consultant e Team Responsible for Southern Switzerland di Switzerland Global Enterprise (S-GE).

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Forza del franco, impennata dell’energia e delle materie prime, interruzione delle catene di approvvigionamento, politica tariffaria statunitense e pieno accesso al mercato unico europeo: sfide che accrescono l’incertezza e assottigliano i margini di un’economia a vocazione internazionale come quella svizzera, dove un franco su tre è generato dal commercio estero (283 miliardi di Chf nel 2025) e il 70% dei dipendenti lavora in aziende attive a livello internazionale. Non solo grandi gruppi: circa il 42% delle esportazioni è infatti generato da Pmi, contro il 23% in Francia e il 20% in Germania. Un successo costruito su qualità, specializzazione, affidabilità e innovazione, laddove competere sul prezzo sarebbe impossibile.

«A maggior ragione in questo scenario complesso, è significativo che la fiducia delle Pmi nelle esportazioni si mantenga stabile e che la maggior parte delle aziende preveda di crescere. Ciò dimostra che stanno imparando a convivere con l’incertezza di regole ed equilibri in continua evoluzione e, pur consapevoli che le sfide strutturali non siano destinate a risolversi nel breve periodo, non lasciano prevalere la frustrazione, mostrando un ottimismo più prudente e selettivo», osserva Eleonora De Canio, commentando i risultati del sondaggio semestrale con cui Switzerland Global Enterprise (S-GE) misura il sentiment delle Pmi esportatrici a livello svizzero.

Una reazione di cui, in veste di Consultant e Team Responsible for Southern Switzerland di S-Ge, Eleonora De Canio trova conferma anche nei suoi scambi quotidiani con le aziende ticinesi: «A differenza del disorientamento dello scorso anno, evidenziato anche dal record di prestazioni che abbiamo svolto nel Sud della Svizzera – ben 500, in linea con le oltre 7.200 a livello nazionale – da gennaio ho cominciato a riscontrare un maggior spirito di adattamento e la volontà di mettersi in gioco, anche con notevoli sforzi di riorganizzazione interna e investimenti per ridurre la dipendenza da pochi mercati o settori e valorizzare il proprio know-how. La questione non è infatti solo esportare di più, ma esportare meglio: con sbocchi più diversificati, filiere più resilienti e maggiore valore aggiunto», sottolinea.

Diversificare non significa andare ovunque, ma ridurre la dipendenza da pochi mercati o filiere, scegliendo destinazioni coerenti con prodotto, capacità aziendale, margini e rischio. Per un’impresa ticinese può voler dire consolidare Italia ed Europa, ma anche valutare mercati in Asia, nel Golfo o in America Latina, se esiste un reale fit.

Eleonora De Canio

Eleonora De Canio

Consultant e Team Responsible for Southern Switzerland di S-GE

È proprio questo il ruolo di S-GE, organizzazione ufficiale svizzera per la promozione delle esportazioni e della piazza economica, che su mandato della Confederazione e dei Cantoni accompagna le aziende nei percorsi di internazionalizzazione: dalla scelta dei mercati alla ricerca di partner, dagli aspetti doganali e normativi alla strategia di ingresso, mettendo a disposizione una rete di esperti e Swiss Business Hub presenti in circa 25 Paesi.

Diversificare i mercati

Fortemente connesso all’Europa e all’Italia, il Ticino conta molte Pmi integrate in filiere transfrontaliere o europee, in particolare in settori dove qualità, precisione e specializzazione sono decisive: Pharma, BioTech, Life Science e MedTech, accanto all’industria Mem (macchine, elettronica, metallurgia), alla meccanica di precisione e ai metalli preziosi. «Per queste realtà, il vantaggio non è competere sul prezzo, ma essere molto forti in una nicchia. Oggi molte opportunità internazionali non sono necessariamente nei grandi volumi, ma nei settori dove servono qualità, precisione, affidabilità e tecnologia. In un contesto di franco forte, questo è cruciale: più il prodotto o il servizio è differenziato e ad alto valore aggiunto, meno l’azienda dipende dal prezzo. L’internazionalizzazione richiede però un lavoro accurato: capire in quali mercati quella nicchia ha domanda, quali certificazioni servono, chi sono i partner giusti e come posizionarsi. Diversificare non significa andare ovunque, ma ridurre la dipendenza da pochi mercati o filiere, scegliendo destinazioni coerenti con prodotto, capacità aziendale, margini e rischio. Per un’impresa ticinese può voler dire consolidare Italia ed Europa, ma anche valutare mercati in Asia, nel Golfo o in America Latina, se esiste un reale fit», evidenzia la consulente di S-GE.

In particolare, suscitano interesse i Paesi con cui è stato concluso o è in fase avanzata di negoziazione un accordo di libero scambio attraverso l’Aels (l’Associazione europea di libero scambio, di cui oltre alla Svizzera sono membri Islanda, Norvegia e Liechtenstein). Questi strumenti possono ridurre dazi, migliorare l’accesso al mercato, aumentare la prevedibilità e creare un vantaggio rispetto a player di Paesi che non dispongono dello stesso quadro preferenziale. «Non è tuttavia automatico beneficiarne: bisogna verificare regole d’origine, classificazione doganale, documentazione, eventuali periodi transitori e impatto reale sul modello d’affari. Altrettanto fondamentale è avvicinarsi nel modo giusto a business culture anche molto distanti dalla nostra. Un approccio inadeguato rischia di compromettere sul nascere nuove relazioni. È dunque importante poter far affidamento su una rete di esperti presenti a livello locale, capaci di consigliare come rapportarsi con istituzioni, partner, distributori e clienti», avverte Eleonora De Canio.

Si pensi all’India che combina dimensione del mercato, crescita e un nuovo quadro preferenziale grazie al Tepa Aels-India, che dall’ottobre 2025 garantisce un migliore accesso al 94,7% delle esportazioni svizzere, avvantaggiando le nostre Pmi rispetto alle concorrenti europee e britanniche. «Va però ricordato che si tratta di un Paese immenso, con un quadro normativo che può variare da una regione all’altra, così come le pratiche commerciali e i requisiti di conformità. Occorrono partner affidabili, attenzione ai contratti, ai pagamenti e alla proprietà intellettuale, oltre al tempo necessario per costruire relazioni», specifica l’esperta.

Malaysia
L’accordo Aels firmato a giugno 2025 con la Malaysia, in attesa di ratifica, permetterebbe al 99,9% delle esportazioni di beneficiare di riduzioni tariffarie.
Vietnam
Con il Vietnam è stata annunciata proprio questo luglio la conclusione di un accordo di libero scambio.

Malaysia e Vietnam sono altri due esempi di economie dinamiche del Sud-Est asiatico. Con la prima è stato firmato a giugno 2025 un accordo Aels in attesa di ratifica, che vede la Svizzera anticipare l’Europa e permetterebbe al 99,9% delle esportazioni di beneficiare di riduzioni tariffarie. «Con il Vietnam è stata annunciata proprio questo luglio la conclusione di un accordo di libero scambio. Nel 2027 porteremo in visita le Pmi svizzere interessate al Beauty, settore che lì beneficia di una crescente attenzione e di un elevato potere d’acquisto, senza essere ancora saturo come altri mercati orientali», sottolinea Eleonora De Canio, che annuncia anche la prima missione aziendale dedicata esclusivamente ad aziende ticinesi, prevista nel 2027 e destinata al Giappone per il settore Life Science.

«Abbiamo rilevato un forte interesse da parte delle Pmi del nostro territorio attive nelle Life Sciences per il mercato giapponese che, come terza economia mondiale, rappresenta un’opportunità significativa per gli esportatori svizzeri, in particolare nei settori guidati da innovazione e tecnologia. La crescente apertura agli investimenti diretti esteri, e svizzeri in particolare, lo rende promettente, peraltro con un accordo di libero scambio già in vigore dal 2009. Sfide strutturali come l’elevato debito pubblico e un ambiente normativo complesso richiedono tuttavia una pianificazione attenta e solidi partenariati locali. Intendiamo portare una delegazione di una dozzina di aziende ticinesi a incontrare rappresentanti istituzionali, potenziali distributori e partner, approfondendo aspetti regolatori, specificità del mercato, difficoltà e opportunità di business». Il programma sarà presentato il 27 ottobre al Centro Studi Villa Negroni, insieme a partner come Swiss MedTech, Swiss BioTech e Farmaindustria Ticino.

Promettente è anche il recentissimo aggiornamento dell’accordo di libero scambio con la Cina: la quota delle esportazioni svizzere beneficiaria dell’esenzione dai dazi dovrebbe aumentare dal 53,6% al 77,5%, per raggiungere il 99,8% nel medio termine. «Pur non rappresentando una garanzia di successo, costituisce un’opportunità concreta per rafforzare gli scambi economici e creare condizioni più favorevoli per le imprese svizzere. La Cina rimane infatti un mercato altamente competitivo, ma interessante nei settori in cui alta tecnologia, qualità e precisione sono particolarmente richieste», osserva la consulente di S-GE.

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Guy Parmelin, presidente della Confederazione Svizzera e capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, ha accolto a Berna, il 20 agosto 2026, il Ministro del Commercio cinese Wang Wentao.

A livello cantonale, un altro sostegno arriva dalla nuova Legge per l’innovazione economica (LInn), che oltre a stimolare il trasferimento tecnologico tra centri di ricerca svizzeri e imprese del territorio ha ampliato il supporto all’internazionalizzazione, con un sussidio pari al 50% dei costi di consulenza di S-GE e della partecipazione a fiere specialistiche.

Benché le Pmi possano sfruttare una struttura più agile rispetto ai grandi gruppi, non sempre è tuttavia possibile cambiare rapidamente mercato o fornitore. «In generale, le nostre Pmi danno però prova di pragmatismo, lavorando su misure concrete, dalle rotte logistiche alternative ai partner di distribuzione, dal monitoraggio dei rischi all’adattamento dei prezzi, fino alla revisione dei contratti e all’uso di strumenti digitali. Anche l’Intelligenza artificiale può aiutarle, ad esempio per traduzioni, ricerche preliminari di mercato, preparazione di materiali commerciali e analisi dei trend. A livello svizzero, il suo uso nelle Pmi esportatrici è cresciuto rapidamente: due anni fa il 60% dichiarava di astenersi; oggi questa quota è scesa al 20%», rileva l’esperta.

A influenzare sempre più l’accesso al mercato sono anche i requisiti di sostenibilità, con gli accresciuti obblighi di rendicontazione e diligenza per collaborare con i partner commerciali di maggiori dimensioni, di cui tipicamente le Pmi svizzere sono fornitrici. Anche in questo ambito S-Ge offre il proprio sostegno.

Fra bilanci e prospettive

Dopo la lunga fase di contrazione seguita al primo trimestre dell’anno scorso, quando le esportazioni svizzere avevano fatto il balzo per anticipare l’introduzione dei dazi statunitensi, nel secondo trimestre del 2026 il commercio estero è tornato in territorio positivo con 73,2 miliardi di franchi, terzo risultato più alto della storia. Una crescita nominale dell’8,8% che, depurata dagli effetti di cambio e dei dazi, si ridimensiona però allo 0,6%. Ma dopo l’ulteriore forte progressione di luglio, ad agosto le esportazioni svizzere sono crollate del 17,2% (-4,79 mld Chf), coinvolgendo tutti e tre mercati principali:Nord America (-31%), Asia (-18,9%) ed Europa (-9,1%).

Un risultato che non deve oscurare però il brillante andamento del secondo trimestre, anche perché determinato in misura sostanziale dal comparto chimico-farmaceutico, che ad agosto ha incassato un -32,2% (pari a 5,2 mld Chf) dopo che a luglio era invece schizzato verso l’alto del 27,6%. Sette degli undici principali gruppi di merci hanno per contro registrato una crescita, guidati da macchine, elettronica e apparecchi, veicoli e gioielleria.  Al netto della volatilità del pharma, si conferma dunque come qualità, precisione e innovazione non siano solo costi, ma punti di forza per affrontare un contesto sempre più incerto e sfidante, se trasformate in opportunità concrete individuando nuovi sbocchi per valorizzare il proprio know-how.

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