TM    Ottobre 2026

L’ecosistema per il futuro del settore

Negli ultimi quattro anni una parte importante delle medtech ticinesi ha iniziato a riconoscersi come comunità. Ora occorre che anche l’ecosistema che le circonda – dalla politica alla formazione alla finanza – crei le condizioni favorevoli a un’ulteriore crescita del settore. Un contributo di Giuseppe Perale, Presidente di Swiss Medtech Ticino.

Giuseppe Perale

di Giuseppe Perale

Presidente di Swiss Medtech Ticino

Swiss Medtech Ticino
Lo scorso maggio, a nemmeno quattro anni dalla creazione di Swiss Medtech Ticino, Lugano ha ospitato l’assemblea annuale dell’associazione nazionale.

Quando, nel novembre 2022, è stata istituita Swiss Medtech Ticino, il settore era già una realtà. C’erano aziende, competenze, prodotti e tecnologie sviluppati in Ticino e commercializzati sui mercati internazionali. C’erano imprenditori, ricercatori, università, strutture sanitarie e una capacità manifatturiera di alto livello. Alcune aziende erano piccole realtà fortemente specializzate, altre di medie dimensioni, altre ancora gruppi industriali internazionalmente riconosciuti. Per alcune il medicale rappresentava il core business; per altre una divisione altamente specializzata all’interno di attività industriali più ampie. Mancava invece, almeno in parte, la consapevolezza di costituire insieme un ecosistema. È stata questa una delle intuizioni alla base della costituzione della sezione ticinese di Swiss Medtech, nata dalla collaborazione con la Cc-Ti e con l’associazione nazionale.

Aziende che operavano nello stesso territorio hanno iniziato a conoscersi, confrontarsi e scoprire competenze complementari. Imprenditori e manager che affrontavano problemi simili hanno potuto discuterne. Realtà industriali molto diverse per dimensione, storia e tecnologia hanno iniziato a percepire che, ciascuna con la propria identità, appartenevano a un comparto comune. Dalle prime 13 aziende associate nel 2022, in meno di quattro anni si è passati a 60 su una realtà cantonale che ne conta un centinaio.

La manifestazione più evidente si è avuta lo scorso maggio, quando abbiamo potuto invitare la comunità Medtech svizzera in Ticino. Abbiamo colto l’occasione di ospitare a Lugano l’assemblea generale dell’associazione, di solito a Berna, anche per far conoscere il nostro territorio e, soprattutto, per mettere in relazione le persone. Il risultato è stata una due giorni con oltre 300 partecipanti, per molti iniziata il weekend precedente grazie a un welcome package offerto in collaborazione con il territorio. Come osservato in uno dei numerosi commenti spontanei dei partecipanti, “the real value of a day like this is harder to put in an agenda”: la conversazione informale durante un pranzo che diventa una telefonata di lavoro la settimana successiva; il confronto tra persone che, dietro organizzazioni e ruoli diversi, condividono sfide, frustrazioni, successi e responsabilità, … È precisamente questo il significato di un ecosistema. Non un elenco di aziende. Non una mappa con una serie di loghi. Non una definizione decisa a tavolino. Un ecosistema esiste realmente quando le persone che ne fanno parte cominciano a riconoscersi, a fidarsi e a interagire.

Per la prima volta era presente una delegazione ufficiale di imprenditori del settore medicale austriaco, accompagnata dall’Ambasciatore d’Austria in Svizzera. Non si tratta di attribuire a questo episodio un peso maggiore di quello che possiede, ma di coglierne il significato. Molte sfide – regolamentazione, digitalizzazione, accesso ai mercati, innovazione, sostenibilità dei sistemi sanitari, disponibilità di competenze – non conoscono confini cantonali né nazionali. Costruire relazioni tra ecosistemi affini significa poter condividere esperienze, problemi comuni e, talvolta, immaginare collaborazioni che nessuno dei singoli attori avrebbe potuto sviluppare isolatamente.

È arrivato il momento di chiedersi cosa possiamo costruire insieme, a livello di ecosistema, affinché il Ticino diventi un luogo nel quale sviluppare un’idea medicale, trasformarla in tecnologia, validarla clinicamente, finanziarla, industrializzarla, produrla e portarla sui mercati internazionali sia non soltanto possibile, ma desiderabile» Giuseppe Perale, Presidente di Swiss Medtech Ticino.

Giuseppe Perale

Giuseppe Perale

Presidente di Swiss Medtech Ticino

Prima un territorio deve imparare a riconoscersi. Poi può farsi riconoscere. Infine può iniziare a connettersi. Ticino, Svizzera, Europa non rappresentano quindi tre dimensioni alternative, ma tre livelli potenzialmente complementari dello stesso ecosistema.

La domanda, adesso, è quali condizioni vogliamo creare affinché il settore possa pienamente esprimere il proprio potenziale. Non si tratta di chiedere sovvenzioni o immaginare che lo sviluppo di un comparto industriale possa essere decretato dall’alto. Gli ecosistemi non nascono per decreto. Ma neppure prosperano nel vuoto. E un settore complesso come il Medtech rende ancora più evidente quanto condizioni quadro favorevoli dipendano dalla capacità di mettere in relazione soggetti differenti.

Serve che anche la politica comprenda il valore strategico del comparto e contribuisca a favorirne lo sviluppo. Servono università e ricerca, perché l’innovazione si alimenta di conoscenza. Servono ospedali, clinici e professionisti della salute, perché nessuna tecnologia medicale genera valore se rimane distante dai bisogni reali dei pazienti e di chi li cura. E servono banche, investitori e strumenti finanziari capaci di comprendere tempi, rischi e opportunità di aziende che operano in mercati altamente regolamentati e nei quali trasformare un’innovazione in un prodotto può richiedere anni. Servono istituzioni economiche, capacità di trasferimento tecnologico e strumenti che permettano alle start up di nascere e, soprattutto, alle imprese promettenti di crescere e attrarre competenze senza essere costrette a cercare altrove le condizioni necessarie per compiere il salto successivo. Serve, in definitiva, consapevolezza reciproca.

È probabilmente questo il salto culturale più importante. Non chiedersi soltanto che cosa possa fare il Cantone per il Medtech, né viceversa il Medtech al Cantone. Chiedersi invece che cosa possiamo costruire insieme affinché il Ticino diventi un luogo nel quale sviluppare un’idea medicale, trasformarla in tecnologia, validarla clinicamente, finanziarla, industrializzarla, produrla e portarla sui mercati internazionali sia non soltanto possibile, ma desiderabile. Se riuscissimo a creare questa continuità, avremmo qualcosa di molto più importante di un cluster industriale. Avremmo un vero ecosistema dell’innovazione medicale.

Le opportunità più interessanti nascono sempre più spesso quando discipline diverse smettono di lavorare in compartimenti separati: quando l’ingegneria incontra la medicina, l’intelligenza artificiale incontra il bisogno clinico, i materiali incontrano la biologia, la ricerca incontra l’impresa. 

Analogamente, un ecosistema industriale fiorisce quando le competenze incontrano le competenze, quando chi possiede un problema incontra chi può contribuire a risolverlo, quando capitale e innovazione riescono a comprendersi, quando formazione e industria anticipano insieme le competenze che saranno necessarie domani, quando istituzioni e imprese condividono una visione sufficientemente lunga da andare oltre il problema contingente.

In questo senso, il percorso compiuto negli ultimi quattro anni rappresenta soprattutto un inizio. Un grazie speciale a ciascuno di coloro che hanno sostenuto finora il progetto. Perché, alla fine, anche quando parliamo di industrie, tecnologie, istituzioni e sistemi economici, rimane una realtà molto semplice: gli ecosistemi non collaborano. Collaborano le persone. Ed è dalle persone che bisogna continuare a costruire.

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