
Con la sua tradizione ingegneristica, l’eccellenza nella lavorazione dei materiali e la sinergia fra un forte ambiente di ricerca e un’industria ad alte prestazioni, garanzia di un trasferimento tecnologico rapido e concreto, la Svizzera non poteva che far corsa in testa in un settore che richiede massima qualità e precisione, R&D a getto continuo, capacità di trasformare complessi requisiti normativi in soluzioni robuste, personale altamente qualificato e leadership tecnologica. Dagli strumenti chirurgici altamente specializzati e dai componenti impiantabili ai sistemi di imaging fino alle soluzioni di sanità digitale, le medtech svizzere sviluppano, producono e forniscono dispositivi medici e servizi innovativi in numerose specialità. Un ecosistema alimentato dal know-how di centinaia di Pmi, dall’intraprendenza di start up innovative e dalla forza trainante di gruppi attivi a livello globale, a beneficio della sanità e dei pazienti, ma anche dell’economia. Con circa 72mila dipendenti, un fatturato annuo di 26 miliardi di franchi e un avanzo commerciale di 5,5 miliardi (terzo dietro a pharma e orologiero), il settore si distingue fra i più performanti, con una crescita media annua del 6,4% negli ultimi due decenni, sostenuta dalla creazione di nuovi posti di lavoro e investimenti in R&D.
Dunque un settore in piena forma? «Il settore è performante, ma la piazza elvetica sta perdendo attrattiva. Con un incremento del fatturato del 5,5% negli ultimi due anni, il Medtech svizzero ha viaggiato a una velocità doppia rispetto all’economia nel suo complesso. Allo stesso tempo, però, oltre metà delle imprese oggi giudica la location peggiore rispetto a cinque anni fa. Un segnale d’allarme da prendere sul serio», avverte Adrian Hunn, direttore di Swiss Medtech, l’associazione mantello che rappresenta l’industria della tecnologia medica in Svizzera, con oltre 800 aziende associate.
Giunto alla decima edizione, il suo studio biennale che analizza l’andamento dell’industria svizzera delle tecnologie mediche, dopo aver accompagnato due decenni di continua crescita, per la prima volta evidenzia una perdita di slancio. «Mentre nell’ultimo decennio il settore ha creato complessivamente circa 15mila posti di lavoro, negli ultimi due anni, in termini netti, sono stati solo circa 200. Contemporaneamente – ed è il dato che più mi preoccupa – il 43% delle imprese non prevede più investimenti: un valore mai raggiunto dall’inizio delle nostre rilevazioni. I punti di forza della piazza, tra cui l’expertise “classica” nel settore, stanno perdendo attrattiva. Alla luce delle incertezze geopolitiche è in parte comprensibile che le imprese diventino più caute negli investimenti nella produzione. Che si investa meno anche in R&D, tuttavia, mi preoccupa molto perché ricerca e sviluppo sono la base delle innovazioni e, in definitiva, del successo economico di domani», osserva Adrian Hunn.
Vero è che finora i numeri delle esportazioni non mostrano effetti evidenti dei dazi e delle tensioni internazionali. «I dispositivi medici sono comunque necessari ai pazienti. Inoltre, le imprese negli ultimi anni hanno imparato a reagire con grande agilità ai cambiamenti. Le catene di approvvigionamento vengono adattate e i mercati diversificati. Tuttavia, non dobbiamo sottovalutare i rischi crescenti e gli effetti a lungo termine degli ostacoli commerciali», commenta il direttore di Swiss Medtech.
L’instabilità geopolitica, l’aumento dei costi e gli ostacoli normativi e amministrativi non sono però l’unica causa di politiche di innovazione e del personale più caute. «Anche l’aumento della produttività grazie all’automazione e all’Intelligenza artificiale nei processi aziendali consente un’ulteriore crescita senza personale aggiuntivo. Va inoltre ricordato che negli anni precedenti un motore chiave delle assunzioni è stato il carico di lavoro per allinearsi al Regolamento europeo sui dispositivi medici (Mdr)», osserva Adrian Hunn.
A sommarsi è anche la progressiva internazionalizzazione della produzione: mentre i fornitori rimangono maggiormente ancorati al mercato interno, con circa due terzi che producono esclusivamente in Svizzera, solo un terzo dei produttori non disloca oltre confine. «Complessivamente, oltre il 90% del fatturato è generato all’estero e gli investimenti vengono effettuati sempre più a livello internazionale. Di conseguenza, parte del valore aggiunto e, con esso, parte degli effetti sull’occupazione, si stanno spostando fuori dal territorio, insieme a competenze che dovremmo mantenere in Svizzera», nota il direttore di Swiss Medtech. Particolarmente sensibili a questo discorso, digitalizzazione e Intelligenza artificiale, tecnologie da cui ci si attendono le maggiori opportunità per il futuro – ed è infatti al momento l’unico segmento in cui si registra un aumento nelle assunzioni di personale.
Non dissimilmente da quanto si osserva trasversalmente a tutti i settori, anche per le tecnologie mediche negli ultimi due anni l’AI sta diventando sia un motore di efficienza sia un fattore di innovazione e differenziazione. Sempre più viene applicata lungo l’intera catena del valore, con un impatto tanto su prodotti e servizi quanto sul modo in cui lavorano le aziende medtech. Anche la sua importanza normativa e di mercato sta aumentando notevolmente. Le analisi riportavano circa 1.400-1.500 dispositivi medici basati su AI/ML autorizzati negli Stati Uniti all’inizio del 2026, elenco che la FDA aggiorna continuamente. «Questa sarà la prossima grande ondata di innovazione. Al contempo, osserviamo che la domanda si sposta dai dispositivi medici classici verso soluzioni integrate e vicine al paziente. La Svizzera dispone del know-how e delle imprese necessarie. Tuttavia, i team digitali vengono costituiti prevalentemente all’estero. E il nostro sistema sanitario è molto indietro rispetto ad altri Paesi in termini di digitalizzazione», evidenzia Adrian Hunn.
Il potenziale è significativo, a maggior ragione per uno dei sistemi sanitari più costosi al mondo: dispositivi medici innovativi e servizi personalizzati consentono trattamenti meno invasivi e più efficienti, migliorano la qualità dell’assistenza e possono persino ridurre i costi sanitari a lungo termine. Già oggi, la spesa per le tecnologie mediche cresce solo dell’1,9% all’anno, contro il 3,3% complessivo.
A fronte delle priorità attuali, la sostenibilità – altro grande trend delle passate stagioni – sembra invece perdere mordente, se si guarda al dato che indica come il 7% delle medtech non abbia ancora definito alcuna attività in merito. «Allo stesso tempo, è però aumentata – del 5% – la quota di quelle che hanno già integrato operativamente misure di sostenibilità. I numeri non sono quindi affatto negativi. Proprio tra i fornitori l’attuazione è già molto avanzata, anche a causa dei requisiti dei loro clienti. Chi vuole rimanere parte delle catene di approvvigionamento internazionali deve soddisfarli. La sostenibilità sta pertanto diventando sempre più un fattore competitivo», sottolinea il direttore di Swiss Medtech.
Se dunque la Svizzera, raccogliendo il “capitale” del passato, vuole rimanere una piazza leader per le tecnologie mediche, non deve sottovalutare le criticità che potrebbero comprometterne la competitività.
«Il nostro obiettivo deve essere che in futuro il Medtech possa continuare ad avere successo a livello internazionale partendo dalla Svizzera. Dobbiamo fare in modo che le competenze digitali e la creazione di valore rimangano qui. Sul piano interno, è necessario ridurre la burocrazia e rinunciare a nuovi oneri per le imprese, come ulteriori contributi di vigilanza sui dispositivi medici. All’esterno dobbiamo abbattere gli ostacoli commerciali e garantire l’accesso ai mercati internazionali, giungendo rapidamente a una soluzione vincolante con gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, aprendo nuovi mercati, ad esempio con un accordo commerciale con i paesi del Mercosur. L’accesso regolamentato al mercato interno dell’UE rimane per le nostre imprese della massima priorità. Per un settore fortemente orientato all’esportazione come il nostro, l’accesso ai mercati internazionali deve essere il più agevole possibile», conclude il direttore di Swiss Medtech.
Come ampiamente dimostrato in ambito medico, anche un sintomo lieve può essere predittivo di uno squilibrio più profondo. Analogamente, la politica e l’economia sono chiamate a trattare con tempestività le prime anomalie del Medtech svizzero per prevenire l’insorgenza di quadri clinici complessi.
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