TM    Dicembre 2025

Un ritrovato slancio

I mercati in via di sviluppo si segnalano quale segmento dei più attrattivi, e potenzialmente più interessanti, entrare non è ancora troppo tardi, pur con qualche accortezza. Un’analisi di Diliana Deltcheva, Head of Emerging Market Debt di Robeco.

Diliana Deltcheva

di Diliana Deltcheva

Head of Emerging Market Debt di Robeco

A lungo considerate marginali nei portafogli globali, le obbligazioni dei mercati emergenti stanno oggi tornando ad assumere un’importanza strategica e crescente. Dopo anni segnati dalla pandemia, dalle tensioni geopolitiche e da un ciclo globale di rialzo dei tassi d’interesse, questa classe di attivi si presenta sotto una nuova luce: più equilibrata, meno vulnerabile agli shock esterni e supportata da fondamentali più solidi.

Uscita dal ciclo di ristrutturazioni. Gli ultimi anni non sono stati facili per gli investitori nei mercati emergenti: il crollo dei proventi legati alle materie prime, l’aumento dei tassi d’interesse globali e il moltiplicarsi dei default sovrani hanno messo sotto pressione molti di questi Paesi. Tuttavia, questa fase di ‘purga’ sembra essersi oggi del tutto conclusa. Il profilo di rischio è migliorato, i bilanci si sono rafforzati e la maggior parte dei Governi dell’area dispone ora di riserve più consistenti, anche grazie alla rivalutazione delle riserve auree.

In tale contesto, il rischio di ulteriori declassamenti del rating appare contenuto, almeno nei prossimi 12-24 mesi. Per gli investitori in obbligazioni denominate in valuta forte, questo si traduce in una maggiore visibilità sui rendimenti attesi: i fondamentali tornano dunque a prevalere sugli shock esogeni.

Volatilità contenuta e profilo rischio/rendimento interessante. Le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta forte mostrano in genere una volatilità inferiore a quella azionaria. La correlazione negativa tra spread e tassi funge infatti da stabilizzatore naturale, offrendo un equilibrio prezioso per chi cerca rendimento, ma con rischio contenuto.

La dinamica valutaria sostiene il debito in valuta locale. Sul fronte delle obbligazioni in valuta domestica, il contesto sta invece cambiando. Dopo un decennio dominato dalla forza del dollaro, la tendenza si sta oggi invertendo. Il riequilibrio dei flussi globali al di fuori degli Stati Uniti, il rafforzamento dell’euro e la minore frequenza degli interventi valutari in Asia creano infatti un ambiente più favorevole alle valute emergenti.

Gli ultimi anni non sono stati facili per gli investitori nei Mercati Emergenti: il crollo dei proventi legati alle materie prime, l’aumento dei tassi d’interesse globali e il moltiplicarsi dei default sovrani hanno messo sotto pressione molti di questi Paesi. Tuttavia, questa fase di ‘purga’ sembra essersi oggi conclusa

Le prospettive di crescita restano superiori a quelle dei Paesi sviluppati e molte Banche Centrali dei mercati emergenti dispongono ora di margini per allentare la loro politica monetaria. Questi fattori sostengono le performance del debito in valuta locale, i cui rendimenti a lungo termine superano oggi quelli delle obbligazioni in valuta forte.

Differenze regionali marcate. Le opportunità variano notevolmente tra regioni: in Asia gli spread contenuti limitano il potenziale, mentre l’America Latina offre valutazioni ben più interessanti.

L’Europa centrale e orientale beneficia invece di un euro forte e rendimenti reali elevati, mentre in Africa e Medio Oriente la solidità dei Paesi esportatori di materie prime bilancia solo in parte i rischi legati al settore energetico.

Il valore della Gestione attiva. I mercati emergenti mostrano un’elevata dispersione, con dati economici disomogenei e politiche monetarie tra loro molto diverse. In questo contesto, la Gestione attiva diventa essenziale, soprattutto laddove ci si voglia posizionare nel segmento del debito in valuta locale.

Le strategie indicizzate tendono infatti a sottoperformare, penalizzate da fattori tecnici e minore flessibilità. Diversamente, un approccio attivo consente di gestire meglio i rischi di tasso e di cambio, individuando per tempo i Paesi in miglioramento ed evitando quelli più fragili, o i cui fondamentali si stiano deteriorando, o minaccino di farlo.

Una componente strutturale dei portafogli globali. In sintesi, le obbligazioni dei mercati emergenti, indifferentemente sia in valuta forte sia in valuta locale, beneficiano oggi di un contesto macroeconomico strutturalmente più favorevole che non negli ultimi anni: bilanci più solidi, riserve più ampie, rendimenti interessanti e volatilità sotto controllo sono alcuni dei principali indicatori da valutare, pur all’interno di un universo d’investimento estremamente disomogeneo.

Si affermano così come una componente potenzialmente strutturale dei portafogli obbligazionari globali, in grado di offrire diversificazione, rendimento e potenziale di rivalutazione, in un contesto di graduale convergenza economica tra mercati sviluppati ed emergenti.

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