Per la politica svizzera, l’anno da poco iniziato si annuncia impegnativo. Tra gli appuntamenti più importanti figura la votazione popolare sulla “Iniziativa per la sostenibilità” promossa dall’Udc, che chiede di limitare la popolazione residente permanente a meno di dieci milioni di abitanti entro il 2050. Con questa proposta gli iniziativisti intendono rispondere ai diffusi timori nei confronti di un’immigrazione eccessiva e alla pressione sulle infrastrutture indotta dalla crescita della popolazione. Si tratta di preoccupazioni legittime che occorre prendere sul serio. Tuttavia, le conseguenze di un’eventuale accettazione dell’iniziativa sarebbero ben peggiori dell’ulteriore incremento del numero di abitanti (che poi, sotto diversi punti di vista, negativo non è).
In primo luogo, obbligando la Confederazione a resiliare l’accordo sulla libera circolazione delle persone, se il limite di 9,5 milioni di abitanti dovesse venir superato prima del 2050, l’iniziativa provocherebbe la fine dell’intero pacchetto degli Accordi bilaterali I in virtù della clausola ghigliottina. Per la piazza economica svizzera e le imprese orientate all’esportazione sarebbe un duro colpo. Infatti, oltre alla libera circolazione delle persone, i Bilaterali I disciplinano anche l’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, la liberalizzazione dei trasporti e la piena partecipazione della Svizzera ai programmi quadro di ricerca europei. Senza queste agevolazioni, i costi di numerose attività transfrontaliere sarebbero destinati a crescere notevolmente e la competitività dell’economia svizzera risulterebbe ridotta, in un contesto internazionale già particolarmente sfavorevole a causa delle tensioni commerciali e dell’apprezzamento del franco. Non si tratta di congetture: il solo accordo sull’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio copre il 73% di tutti i prodotti industriali svizzeri esportati nell’Ue e, grazie alla soppressione di dazi e prescrizioni tecniche tramite l’accordo agricolo, il 50% delle esportazioni di prodotti agricoli svizzeri ha per destinazione il mercato unico europeo.
Secondariamente, imponendo un limite rigido alla popolazione svizzera, l’iniziativa aggraverà i problemi dovuti all’evoluzione demografica, in particolar modo quello della penuria di manodopera. Già oggi, le persone che lasciano il mercato del lavoro sono molto più numerose dei giovani che vi entrano. Con il pensionamento dei baby boomers, la riduzione della popolazione attiva si aggraverà ulteriormente. Infatti, nel 2023 il tasso di natalità in Svizzera ha toccato il suo minimo storico, attestandosi a 1,33 figli per donna. Secondo le stime di economiesuisse, la somma di questi fattori porterà a una lacuna di 460mila equivalenti a tempo pieno nei prossimi 10 anni.
L’immigrazione di manodopera attraverso la libera circolazione delle persone risulta quindi particolarmente importante nel contribuire a risolvere le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. Secondo il 21° Rapporto dell’Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Ue, nel 2024 il tasso di attività dei cittadini provenienti dall’Ue/Aels risultava essere dell’86,8%, confermando il carattere fortemente orientato al mercato del lavoro dell’immigrazione nell’ambito della libera circolazione.
Inoltre, l’evoluzione demografica sta acuendo notevolmente i problemi di finanziamento dell’Avs, dato che il numero di beneficiari di rendite cresce molto più rapidamente dei contribuenti attivi. Anche qui, l’apporto dell’immigrazione dall’Ue/Aels risulta particolarmente prezioso: i suoi cittadini contribuiscono al finanziamento del primo pilastro per il 27%, ma percepiscono solo il 14,9% delle prestazioni erogate. Inoltre, tra il 2010 e il 2022 la quota di cittadini Ue/Aels soggetti a contribuzione è passata dal 21,0 al 26,8%, mentre quella dei cittadini svizzeri è diminuita dal 71,1 al 64,6%.
In conclusione, si può affermare che, per quanto in futuro la migrazione sarà confrontata a limiti infrastrutturali e sociali crescenti, attualmente gli Accordi bilaterali e la libera circolazione delle persone contribuiscono in maniera decisiva alla stabilità economica e al benessere della Svizzera.
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