TM    Novembre 2025

Un impatto salutare

Nel riconoscere l’importanza per un’organizzazione ospedaliera non solo di garantire l’eccellenza delle cure ai pazienti, ma di confrontarsi con il proprio impatto economico, ambientale e sociale sul territorio e sul sistema sanitario, il primo Rapporto di sostenibilità dell’EOC attesta l’impegno dell’Ente per un’integrazione responsabile dei principi Esg nelle sue scelte cliniche e organizzative. Intervengono il direttore generale Glauco Martinetti e Jelena Veljkovic, Risk Officer e referente Sostenibilità dell’EOC.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Medico e paziente

Per un’istituzione la cui attività incarna la cura della persona e il benessere della comunità in cui opera, adottare e promuovere i principi della sostenibilità nella propria realtà aziendale appare logico. Eppure, malgrado in Svizzera negli ultimi anni la rendicontazione ESG sia in crescita anche in ambito ospedaliero, rimane limitato il numero di strutture che si cimentano nell’esercizio, al di fuori di grandi ospedali universitari, come a Ginevra e Berna, o cantonali, quali Lucerna e San Gallo.

Dopo aver in passato riservato all’argomento focus tematici all’interno del suo Rapporto annuale, l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ha voluto scalare marcia e dedicargli una pubblicazione a sé stante, appena presentata a fine ottobre. «Non solo perché la sostenibilità è inscritta nei valori che sorreggono la nostra missione, a partire dal rispetto verso pazienti e collaboratori, ma in quanto come secondo datore di lavoro del Cantone, con un valore economico generato che si avvicina al miliardo di franchi, oltre 41mila ricoveri e 668mila consulti ambulatoriali nel solo 2024, siamo consapevoli del nostro peso specifico. Numeri che suggeriscono anche come per far crescere ulteriormente il nostro impegno occorra un approccio chiaro e strutturato, che possa essere sia condiviso interamente all’organizzazione, sia comunicato a tutti i nostri portatori di interesse», esordisce il direttore generale dell’EOC Glauco Martinetti.

Un progetto che ha comportato quasi due anni fra raccolta dei dati, definizione e approvazione degli obiettivi e revisione del Rapporto, coordinato da un nucleo centrale supportato dalla società di consulenza ESG ticinese Positive Organizations e da svariati referenti interni alle varie entità centrali e locali dell’Ente.

Organizzare la raccolta dei dati ESG su una rete multisito e farli parlare lo stesso linguaggio è stata una sfida, così come definire obiettivi credibili e condivisi del nostro Piano di decarbonizzazione. Grande anche l’impegno per strutturare un sistema di rendicontazione durevole, in linea con le responsabilità definite dal Rapporto di sostenibilità.

Jelena Veljkovic

Jelena Veljkovic

Risk Officer e referente Sostenibilità EOC

Proprio la sua struttura multisito diffusa sull’intero territorio cantonale con otto sedi ospedaliere ha comportato una prima sfida. Ulteriore fattore di complicazione, la grandezza dell’EOC che per dimensioni si gioca la settima posizione con Lucerna dietro solo ai cinque ospedali universitari e a quello cantonale di San Gallo. «Il che testimonia come il Ticino sia stato capace, 40 anni fa, di promuovere un raggruppamento di forze che in tantissimi altri cantoni non è ancora avvenuto, tanto da contare oggi su scala nazionale oltre 550 stabilimenti e più di 260 ospedali», sottolinea Glauco Martinetti. Una frammentazione additata fra le principali cause della spesa in ascesa del sistema sanitario svizzero, per cui proprio le prestazioni ospedaliere rappresentano la prima voce, con oltre un terzo dei 97 miliardi di franchi totali. Ecco che, a maggior ragione in un periodo dell’anno in cui l’ennesimo annuncio dei rincari dei premi malattia tende a evidenziare più i difetti che i pregi del sistema sanitario, facendo reclamare a gran voce soluzioni urgenti, il primo Rapporto di sostenibilità presentato dall’EOC offre l’occasione di approfondire come un’organizzazione complessa e di grandi dimensioni cerchi di rispondere a una visione di una sanità pubblica di qualità, attenta a persone, ambiente ed economia, sviluppando una gestione integrata e responsabile.

In qualità di secondo datore di lavoro del Cantone e con un ritmo di investimenti elevato, siamo un distributore di ricchezza importante nel Cantone. Se l’EOC chiudesse, raddoppierebbe di colpo il tasso di disoccupazione. Con un’economic foot print di 961 milioni di franchi, quasi il 3% del Pil cantonale, abbiamo un impatto sistemico.

Glauco Martinetti

Glauco Martinetti

Direttore generale dell’EOC

«A riprova della qualità dell’offerta, abbiamo oggi una percentuale tra le più basse in assoluto di residenti curati in ospedali fuori cantone, appena il 5,6% nel 2023, solo dopo Ginevra (4,6%) e Berna (5,4%), mentre il nostro vicino Uri arriva al 60%. Sono finiti i tempi in cui in Ticino si diceva che il miglior medico fosse il treno per Zurigo (peraltro al 10,5%). Pur condiviso con le altre strutture sul territorio e al netto della barriera linguistica e geografica, questo risultato testimonia il lavoro compiuto dall’EOC per accrescere qualità e quantità dell’offerta. Con l’eccezione di pochissimi interventi, come trapianti di cuore e polmoni o grandi ustionati, ormai copriamo tutte le casistiche. In ottica di sostenibilità, ne consegue non soltanto un minor impatto ambientale degli spostamenti, ma soprattutto economico, considerato che putroppo le tariffe dell’Ente ospedaliero cantonale sono sotto la media svizzera», evidenzia il direttore generale.

Far di necessità virtù

Garantire la sostenibilità economica e, al contempo, assicurare la qualità delle cure con continui investimenti in infrastrutture, strumentazione, personale, formazione e ricerca non è certo un esercizio semplice, come confermano i bilanci della maggior parte delle strutture ospedaliere nazionali. Dopo un 2023 chiusosi in profondo rosso, accusando la crescita dei costi per l’effetto inflazionistico, in particolare con l’impennata dei costi dell’energia da una parte e l’adeguamento al carovita del 2,5% secondo le disposizioni applicate ai dipendenti dello Stato, nel 2024 l’EOC è riuscito a tornare nelle cifre nere, generando un valore economico di circa 961 milioni Chf, con un Ebitda al 4,6%.

Tuttavia, al di là della solidità della gestione amministrativa, il risultato poggia su un terreno fragile. «Ci troviamo penalizzati dallo svantaggio strutturale di dover offrire le medesime prestazioni, con gli stessi standard di qualità degli altri ospedali acuti svizzeri, ricevendo rimborsi sistematicamente inferiori. Addirittura va peggio a livello di prestazioni ambulatoriali, dove il Ticino percepisce la seconda tariffa più bassa riconosciuta in questo ambito (0,83 Chf), che per giunta è nettamente inferiore – unicum in Svizzera – a quella applicata agli studi medici (0,93), quando è evidente che un ospedale debba sostenere costi maggiori. Situazione che, stante la forte crescita di volumi delle cure ambulatoriali, si traduce per noi in una netta perdita», evidenzia Glauco Martinetti, ricordando come inoltre il Canton Ticino, sia in termini assoluti sia pro capite, elargisca il minor volume di Prestazioni di interesse generale (Pig): 9,5 milioni nel 2022 sui 2,2 miliardi erogati a livello nazionale.

«Ad esempio, a fronte di oltre 300 assistenti medici in formazione percepiamo un finanziamento di 15mila franchi a testa, laddove gli altri cantoni riconoscono almeno il doppio. Non va meglio nemmeno sul fronte della ricerca, dove tutto ricade sulla nostra capacità di attirare finanziamenti, per noi essenziali considerato l’obiettivo di affermarci come ospedale universitario, oggi anche grazie alla collaborazione con la Facoltà di Scienze Biomediche dell’USI. Nonostante il contesto sfavorevole, gli 801 articoli scientifici sottoposti a peer review dai nostri ricercatori nel 2024 sono testimonianza di un’attività intensa e di alta qualità, che ci permette di finanziare gran parte della ricerca, soprattutto clinica, in prima battuta grazie al contributo dell’industria, aziende del Pharma e del Techmed che si mettono in fila per collaborare. Inoltre i nostri ricercatori vincono ogni anno grant nazionali o internazionali, per un valore complessivo di un milione di franchi che ne sostiene l’attività. Più difficile per la ricerca traslazionale dove stiamo lavorando su modelli alternativi con l’inclusione di sostegni finanziari da parte di privati: famiglie abbienti particolarmente riconoscenti e interessate alla ricerca e fondazioni svizzere con scopi di sostegno alla ricerca», illustra Glauco Martinetti.

Valore economico distribuito

Valore economico distribuito
Fonte: EOC. Ripartizione in %, 2024.

Prestazioni di interesse generale

Prestazioni di interesse generale
Fonte: Medinside. Confronto fra Cantoni, 2023.

Ricordando – da ex presidente della Cc-Ti – le potenzialità di un settore strategico per la futura competitività del cantone, un comparto che già oggi fra industria farmaceutica, Biotech e Medtech nel complesso vale attorno al 20% del Pil cantonale. Proprio di questi giorni, l’annuncio dell’accordo quadro sottoscritto con il Politecnico di Zurigo per sviluppare in modo congiunto la ricerca biomedica.

Il valore aggiunto oltre la sanità

Dal canto suo, l’EOC è un distributore di ricchezza importante in Cantone. Uno studio di Bak Basel dello scorso anno ne fotografa l’impatto sistemico sull’economia cantonale: l’economic foot print superava i 940 milioni (961 nel 2024), quasi il 3% del Pil, tra il valore aggiunto lordo diretto (674 mio.) e quello generato presso altre aziende (272 mio.), la maggioranza fornitori ticinesi. Complessivamente tra il 2013 e il 2022 l’EOC ha investito oltre 440 mio. (circa il 6,1% del fatturato del periodo), la maggior parte in ambito edile (ca. 60%), il resto soprattutto per l’acquisto di attrezzature. I 6.930 posti di lavoro Etp (diretti e indiretti) generati corrispondono a circa il 3,3% della manodopera ticinese. «Detto in altri termini: se chiudessimo avremmo di colpo un tasso doppio di disoccupazione. Eroghiamo stipendi per 54 milioni di franchi al mese. Numeri che dovrebbero far riflettere», avverte il direttore generale dell’EOC.

Curare le proprie risorse

Licenziato il primo Rapporto di sostenibilità (vedi Box) si tratta ora di renderne pratica quotidiana le raccomandazioni. «Tendenzialmente questa prima iniziativa è stata top-down, ma sappiamo che è fondamentale promuovere la cultura della sostenibilità fra tutti i collaboratori. Ad esempio, a seguito della pubblicazione abbiamo organizzato sessioni di formazione interna sulla sostenibilità ESG dedicate ai quadri», osserva il direttore generale.

Il primo Rapporto di Sostenibilità segna una tappa chiave del percorso avviato dall’EOC nel 2021 per integrare la sostenibilità nella gestione aziendale. «Negli ultimi due anni abbiamo investito tempo e risorse nella raccolta dei dati, nella definizione degli obiettivi e nella revisione del Rapporto. Coordinare i dati ESG di una rete multisito – energia, rifiuti, acquisti, mobilità, persone – e renderli omogenei è stata una sfida importante, così come stabilire obiettivi credibili confluiti nel Piano di decarbonizzazione con target su Scope 1, 2 e 3», spiega Jelena Veljkovic, Risk Officer dell’EOC, responsabile del progetto. Passaggio cruciale è stata l’Analisi di Materialità ESG, con mappatura degli impatti e coinvolgimento di stakeholder interni ed esterni: «Un esercizio che ci ha permesso di identificare i temi materiali più rilevanti su cui costruire la strategia e gli indicatori che hanno dato forma al Rapporto di sostenibilità», prosegue la Risk Officer dell’EOC. Quadro metodologico di riferimento, gli standard internazionali della GRI (Global Reporting Initiative). Alla luce di questo primo bilancio, quali azioni e risultati più significativi emersi? «Sul fronte ambientale l’EOC ha completato gli inventari di gas serra (Scope 1, 2 e 3) e tradotto i dati nel Piano di decarbonizzazione 2023-2050, approvato e sussidiato dall’Ufficio Federale dell’Energia. Il dato più significativo del 2024 riguarda la diminuzione del 49% delle emissioni totali, in particolare grazie a contratti di fornitura che garantiscono l’origine rinnovabile dell’energia elettrica, grazie a elettricità rinnovabile al 99%», sottolinea Jelena Veljkovic. Le maggiori criticità su cui lavorare, come per molti ospedali, restano gli impatti indiretti (Scope 3), legati ad acquisti, beni capitali, pendolarismo e rifiuti. «Sul versante sociale e clinico, oltre agli indicatori su persone e formazione, l’EOC conferma il proprio impegno in qualità e sicurezza con progetti come il Patient Blood Management e il modello I-Pass per facilitare la comunicazione per il trasferimento. Investimenti rilevanti sono stati intrapresi anche in prossimità (nuovo Pronto Soccorso di Bellinzona), presa a carico e digitalizzazione con l’App paziente, EOCNet e il nuovo Erp Sap per integrare finanza, logistica e Risorse umane», prosegue la Risk Officer dell’EOC. Guardando avanti, l’EOC punta a ridurre ulteriormente le emissioni entro il 2030, consolidare gli sforzi per garantire benessere e sviluppo professionale dei collaboratori, rafforzare i sistemi di misurazione e trasparenza dei dati ESG, efficientare processi e infrastrutture in ottica circolare, integrando sempre più i principi ESG nelle scelte cliniche e organizzative. «Questi impegni, che il Rapporto rende pubblici e verificabili, guideranno l’azione dell’Ente negli anni a venire e i prossimi Rapporti di sostenibilità, dando conto in modo chiaro e misurabile dei progressi verso una sanità pubblica più resiliente, equa e sostenibile», conclude la responsabile Jelena Veljkovic. Considerato l’impegno di un lavoro di questa portata, le edizioni successive verranno realizzate con cadenza quadriennale, in linea con la revisione della strategia aziendale, mentre i progressi della transizione sostenibile saranno rendicontati ogni anno nel Rapporto di attività.

I collaboratori sono d’altronde un fattore essenziale del successo e della qualità delle cure. «Poniamo particolare attenzione alla centralità del collaboratore, unitamente a quella del paziente, come attesta il Contratto collettivo in vigore, addirittura preso d’esempio a livello sindacale verso altre istituzioni operanti nei settori delle cure o vicini. D’altra parte stiamo migliorando la conciliabilità lavoro-famiglia, il sostegno agli spostamenti sostenibili, che incorre nella sfida di una turnistica su 24 ore e 365 giorni l’anno, insieme al miglioramento delle condizioni retributive nei festivi e durante la notte. Il tasso di fluttuazione del personale al 4% è un ottimo segnale, considerato che per gli altri grandi ospedali nazionali il turnover si aggira tra il 10 e il 15%», afferma Glauco Martinetti.

Non va dimenticato inoltre il grande impegno formativo dell’EOC, suggellato l’anno scorso dal “Premio nazionale della formazione” assegnato dalla Hans Huber Stiftung e dalla Fondazione FH Schweiz, in sinergia con le Scuole universitarie professionali svizzere. Ogni anno l’Ente accoglie una novantina circa di apprendisti, in 13 indirizzi differenti, ma forma anche medici assistenti, infermieri e tutte le altre figure del settore socio-sanitario: «Un impegno di cui beneficia l’intero cantone, penso ad esempio proprio agli infermieri: secondi solo a Basilea, ne formiamo il triplo del nostro fabbisogno, mettendo il cantone al riparo dalla carenza prevista in Svizzera per i prossimi anni», commenta il direttore generale.

Rotazione del personale, 2024

Rotazione del personale
Fonte: EOC.

Consumi energetici più green

Consumi energetici più green
Fonte: EOC.

In un anno -49,6% emissioni totali

In un anno -49,6% emissioni totali
Fonte: EOC. T. CO2e

Nei giochi si inserisce anche la digitalizzazione: se da un lato il progresso tecnologico obbliga a investimenti sempre più frequenti e importanti, quindi a un indebitamento maggiore, d’altro canto a livello di processi, sia amministrativi puri che clinico-amministrativi, promette una diminuzione dei costi. «Purtroppo il sistema sanitario svizzero è molto lento in questo processo e, se già siamo in ritardo sulla digitalizzazione, bisogna stare molto attenti a non accusare un ulteriore gap con l’intelligenza artificiale, consapevoli che rappresenta una leva strategica per potenziare la qualità delle cure, l’efficienza operativa e la sicurezza dei pazienti, a partire dal tempo liberato da dedicare loro», afferma il direttore generale dell’EOC. Nel 2024 sono state attivate già alcune iniziative per consolidare l’utilizzo dell’Ia, ad esempio a supporto alla ricerca clinica e alla gestione dei dati e farmacovigilanza.

Con la pubblicazione del suo primo Rapporto di sostenibilità, l’EOC diventa uno dei precursori in ambito ospedaliero svizzero ed europeo, implementando le migliori pratiche nazionali e internazionali. Progressi, ma pure nuove prove di certo non mancheranno, a fronte di un sistema sanitario che nel trovare la propria, di sostenibilità, si confronta a una sfida ancor più grande, ma inaggirabile. Il risultato delle recenti votazioni cantonali e la proposta di una cassa malati unica per chi percepisce indennità non sono che un assaggio delle riforme ben più strutturali richieste. Ricordando che il settore è vitale per il benessere di pazienti, popolazione, territorio ed economia.

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