TM    Novembre 2025

Un attacco ideologico

Mascherata da giustizia climatica, l’“Iniziativa per il futuro” più che colpire i super-ricchi comprometterebbe la continuità di migliaia di aziende che garantiscono lavoro, formazione, innovazione, stabilità sociale e competitività economica della Svizzera. L’Opinione di Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati, presidente dell’Usam e vicepresidente Aif Ticino.

Fabio Regazzi

di Fabio Regazzi

Consigliere agli Stati, Presidente Unione Svizzera delle Arti e dei Mestieri e vicepresidente di AIF Ticino.

Da settimane circolano articoli nei media di sinistra che presentano la cosiddetta “Iniziativa per il futuro” come la risposta definitiva alla crisi climatica: far pagare i “super-ricchi” per finanziare la transizione ecologica e sociale. Uno slogan tanto accattivante quanto ingannevole, perché dietro la facciata della giustizia climatica si nasconde una misura punitiva, ideologica, rigida e pericolosa per il tessuto economico e sociale della Svizzera.

Il testo dell’iniziativa parla chiaro: tassare al 50% tutte le successioni e le donazioni superiori ai 50 milioni di franchi, senza eccezioni. Non si tratta dunque solo di colpire i “cattivi miliardari” che vivono di speculazioni finanziarie o che si arricchiscono vendendo petrolio. In realtà, nel mirino finiscono soprattutto le imprese di famiglia, cuore pulsante della nostra economia. Più dell’80% del patrimonio di queste aziende non è costituito da liquidità, ma da capitale investito nell’impresa stessa e da immobili produttivi. In altre parole, non ci sono soldi “fermi in banca” da prelevare per pagare un’imposta aggiuntiva: ciò comporterebbe dover vendere quote, smembrare aziende solide o indebitarsi pesantemente solo per rispettare un’imposizione ideologica. È fin troppo facile gridare all’equità quando si guarda solo alla cifra – 50 milioni – e non si tiene conto di cosa significa concretamente per un’azienda di famiglia dover sborsare la metà del proprio patrimonio al momento di una successione.

Lo studio PwC condotto su oltre 200 imprese familiari non lascia spazio a dubbi: l’83% degli imprenditori temono che questa imposta comprometterà la successione aziendale, e due imprese su tre sarebbero costrette a vendere l’azienda, parzialmente o totalmente, al momento del passaggio generazionale. Significa mettere a rischio la continuità di migliaia di imprese che oggi garantiscono posti di lavoro, formazione, innovazione e stabilità sociale. Significa minare la trasmissione di valori e responsabilità che da decenni, spesso da generazioni, tengono in vita l’economia svizzera.

L’“Iniziativa per il futuro” è un salto nel vuoto che rischia di distruggere ciò che di più prezioso abbiamo: un’economia solida, fondata su imprese familiari responsabili e radicate nel territorio. Non porterà giustizia climatica, ma instabilità sociale ed economica

Le imprese di famiglia non sono solo aziende: sono comunità, storie di resilienza, tradizioni, attaccamento al territorio e impegno. Sono la spina dorsale del nostro Paese, hanno costruito prosperità e qualità della vita e hanno dimostrato una capacità di innovazione e di adattamento superiore a molte multinazionali. Colpirle con una tassa che in alcuni casi, sommata a quella cantonale, potrebbe arrivare vicino al 100% del patrimonio significa minacciare la loro stessa esistenza. È un boomerang che non colpisce i “cattivi miliardari” speculatori, ma migliaia di lavoratori, fornitori, famiglie che dipendono da queste imprese.

Non solo: la rigidità del testo esclude eccezioni persino per i lasciti a enti senza scopo di lucro, riducendo del 50% le donazioni destinate a ospedali, università, fondazioni culturali e sociali. Un danno collaterale che rivela quanto la misura sia stata pensata più come gesto ideologico che come scelta politica ponderata.

Chi difende questa iniziativa parla di “giustizia sociale”, ma trascura un fatto fondamentale: gli imprenditori e le famiglie proprietarie già oggi pagano imposte sugli utili delle loro aziende, sui salari versati, sui dividendi percepiti e sulla sostanza. Caricare un ulteriore fardello al momento della successione non significa ristabilire equità, ma punire il successo, disincentivare l’impegno a lungo termine e spalancare le porte a chi aspetta solo di acquistare aziende svizzere in difficoltà.

Il cambiamento climatico esiste, ed è urgente affrontarlo. Ma non si combatte con slogan facili e con imposte confiscatorie. Si affronta con politiche serie: investimenti in ricerca, incentivi alla transizione energetica, collaborazione tra pubblico e privato, valorizzazione della responsabilità sociale d’impresa. L’“Iniziativa per il futuro” non è una soluzione, ma un salto nel vuoto che rischia di distruggere ciò che di più prezioso abbiamo: un’economia solida, fondata su imprese familiari responsabili e radicate nel territorio. Chi parla di equità dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che questa iniziativa non porterà giustizia climatica, ma instabilità sociale ed economica. Voler far credere che basti un’imposta nella piccola Svizzera per risolvere un problema globale è frutto di una visione tanto ideologica quanto assurda che deve essere combattuta con forza e un chiaro “No” alle urne il prossimo 30 novembre.

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