TM    Ottobre 2025

Testimoni, o successori?

A dominare il dibattito dei prossimi anni sarà la necessità per un numero sbalorditivo di aziende, in Europa e Occidente in senso più lato, di individuare in tempi molto celeri un successore, un erede degno di ricevere il testimone di figure imprenditoriali che hanno forgiato il benessere di un mondo nel secolo scorso. In molti casi i fondatori non si sono ancora posti il problema, e questo in aggregato potrebbe dare non pochi problemi. Le Pmi sono il 99% delle aziende europee, i fondatori sono spesso anziani, e un piano di successione non esiste, cosa succederà?

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Caro lettore,

l’Europa è un continente strano, ricco di potenzialità, genialità spesso sottovalutate, forze e risorse celate anche a sé stessa, cui piace essere al traino altrui, senza prendersi mai responsabilità. Quale che sia l’ambito, quale che sia il contesto. È un consesso dove si dimostra ricorrentemente necessario arrivare sull’orlo del precipizio, a un minuto dalla ‘mezzanotte’, per maturare infine quella decisione, sudata e sofferta, che tutti sapevano necessaria, ma di cui nessuno era disposto a farsi carico.

Le aziende di famiglia sono il sale di un benessere diffusamente costruito nell’arco dell’ultimo secolo, e che rende tuttora il Vecchio Continente la regione del mondo più felice e prospera; le cui origini in molti casi affondano in una storia più remota, in alcuni casi di secoli fa. Questo benessere è sempre stato in primo luogo manifattura, frutto del lavoro di dinastie imprenditoriali che l’hanno forgiato, innovando e investendosi; assumendosi rischi, e soprattutto prendendo decisioni, atto che oggi sembra diventato così difficile da compiere. Manifattura “egoista e sporca”, almeno secondo gli standard (in)sostenibili degli ultimi anni.

Il presente trae vana soddisfazione nel discutere di non problemi, nell’elevare l’eristica ad arte e contenuto, ignorando la propria coscienza, e ogni buon senso, per l’appunto per non dover prendere decisioni. Eppure, i nodi stanno infine venendo al pettine, una generazione volge al tramonto, quelle nuove osservano, testimoni silenti di quanto è stato, recalcitranti a farsene vere eredi. Del resto, non un dettaglio, a porsi è in primo luogo un tema culturale, negli anni in cui il grande mantra è diventato il work-life balance.

Il passaggio generazionale è la fase più delicata nella vita di un’impresa, lo è sempre stato, la longevità può essere conquistata ma a caro prezzo, e al costo di sacrifici, che forse non si è più disposti a sopportare.

L’Europa è una grande azienda di famiglia, di annosa generazione, che non ha ancora trovato un erede, e che forse non sta nemmeno cercando. È tempo di attivarsi, e porre le premesse per una successione di successo. L’unica vera domanda è: ma chi succede?

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