
Caro lettore,
l’Europa è un continente strano, ricco di potenzialità, genialità spesso sottovalutate, forze e risorse celate anche a sé stessa, cui piace essere al traino altrui, senza prendersi mai responsabilità. Quale che sia l’ambito, quale che sia il contesto. È un consesso dove si dimostra ricorrentemente necessario arrivare sull’orlo del precipizio, a un minuto dalla ‘mezzanotte’, per maturare infine quella decisione, sudata e sofferta, che tutti sapevano necessaria, ma di cui nessuno era disposto a farsi carico.
Le aziende di famiglia sono il sale di un benessere diffusamente costruito nell’arco dell’ultimo secolo, e che rende tuttora il Vecchio Continente la regione del mondo più felice e prospera; le cui origini in molti casi affondano in una storia più remota, in alcuni casi di secoli fa. Questo benessere è sempre stato in primo luogo manifattura, frutto del lavoro di dinastie imprenditoriali che l’hanno forgiato, innovando e investendosi; assumendosi rischi, e soprattutto prendendo decisioni, atto che oggi sembra diventato così difficile da compiere. Manifattura “egoista e sporca”, almeno secondo gli standard (in)sostenibili degli ultimi anni.
Il presente trae vana soddisfazione nel discutere di non problemi, nell’elevare l’eristica ad arte e contenuto, ignorando la propria coscienza, e ogni buon senso, per l’appunto per non dover prendere decisioni. Eppure, i nodi stanno infine venendo al pettine, una generazione volge al tramonto, quelle nuove osservano, testimoni silenti di quanto è stato, recalcitranti a farsene vere eredi. Del resto, non un dettaglio, a porsi è in primo luogo un tema culturale, negli anni in cui il grande mantra è diventato il work-life balance.
Il passaggio generazionale è la fase più delicata nella vita di un’impresa, lo è sempre stato, la longevità può essere conquistata ma a caro prezzo, e al costo di sacrifici, che forse non si è più disposti a sopportare.
L’Europa è una grande azienda di famiglia, di annosa generazione, che non ha ancora trovato un erede, e che forse non sta nemmeno cercando. È tempo di attivarsi, e porre le premesse per una successione di successo. L’unica vera domanda è: ma chi succede?
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