TM    Aprile 2026

Spese senza freni

Il Parlamento ha fortemente ridimensionato le iniziative proposte dal Governo per frenare l’aumento della spesa federale, senza però proporre grandi alternative. L’Opinione di Ignazio Bonoli, economista.

Ignazio Bonoli

di Ignazio Bonoli

Economista

Consiglio Federale, Berna, © Martin Zenker / Unsplash
A Berna si è conclusa la discussione sul pacchetto di misure, previste dal Consiglio federale, per il risanamento delle finanze della Confederazione. Nonostante qualche malcontento, sembra che il ventilato referendum sulle spese che comportano modifiche di leggi non si farà.

Il difficile momento finanziario, poi aggravato dalla sempre più delicata situazione mondiale, avevano indotto in tempi non sospetti, ossia a metà dell’anno scorso, la ministro delle finanze a presentare un coraggioso piano di risparmi pluriennali. Accettato dal Governo è poi passato nel marzo 2026 dalle Camere federali, subendo notevoli ridimensionamenti e battute d’arresto non così imprevedibili.

Rispetto ai 2,4 miliardi di risparmi proposti già a partire dal primo anno disponibile, ossia il 2027, e agli ulteriori 3,1 miliardi di franchi per l’immediato futuro, il piano uscito dal dibattito parlamentare prevede attualmente risparmi tra 1,4 e 2 miliardi complessivi. I risparmi proposti scendono così tra il 38% e il 42% rispetto alle intenzioni originarie del Governo. Sorpresa? Non proprio.

Fin dall’inizio del piano, ma soprattutto dopo le consultazioni svoltesi con i cantoni, il malcontento era apparso evidente. Per esempio, le risposte del Canton Ticino, in eccellente compagnia di anche altri cantoni) erano state quasi tutte contrarie alle misure proposte. Eppure il Governo aveva chiaramente precisato che, in assenza di interventi mirati, a partire dal 2027 i deficit strutturali delle finanze federali avrebbero già superato i 2 miliardi e sarebbero rapidamente saliti a oltre 4 miliardi già entro il 2029.

In altre parole, sarebbe possibile frenare l’attuale tendenza deficitaria soltanto con un aumento dell’Iva di 0,8 punti percentuali. E questo senza tener conto che altre spese potenzialmente importanti si stanno affacciando celermente: in particolare per il finanziamento della 13esima mensilità dell’Avs e per gli armamenti, in entrambi i casi la caccia alle coperture è in corso. E infatti, a distanza di pochi giorni, il ministro della difesa ha annunciato investimenti per oltre 4 miliardi di franchi già a partire dal prossimo anno, dunque non tra un decennio.

Si sa comunque che, anche con il previsto pacchetto, le spese ordinarie aumenteranno di un considerevole 14% dal 2025 al 2029, passando dagli attuali circa 86 miliardi annui a previsti oltre 98. Il 90% delle riduzioni previste si farà dal lato delle uscite, mentre solo 340 milioni mediante aumento delle entrate.

Come sempre il discorso diventa più concreto e pragmatico, ma anche molto più difficile da discutere, quando scende nei particolari delle singole misure allo studio o già adottate. E qui il Parlamento ha dato un serio scossone alle intenzioni del Governo, accettando però all’atto pratico soltanto il principio generale, e condivisibile da molti, di ridurre le spese e non aumentare le entrate.

Gettando uno sguardo sulle principali riduzioni, quello che salta immediatamente all’occhio è una diminuzione di 400 milioni all’anno nel settore dell’integrazione degli asilanti, già presenti in Svizzera. Nell’aiuto allo sviluppo e alla cooperazione internazionale si blocca la spesa almeno fino al 2030, limitandola a 2,5 miliardi (includendo in tale cifra anche gli aiuti all’Ucraina). Si tratta di un taglio pari a 230 milioni.

Non passa incolume, e anzi subisce riduzioni importanti, anche la spesa per la protezione dell’ambiente. E altri 100 milioni in meno all’anno arriveranno dai tagli al fondo per il traffico, provocando il rinvio di progetti importanti per strade e ferrovie.

Nella formazione e ricerca, ambito molto sensibile e attenzionato, il Parlamento ha limitato a 20 milioni le riduzioni previste, bloccando la spesa totale a 9 miliardi di franchi all’anno. Si tratta delle 45 misure più importanti che non toccano né il sociale, né il militare.

Con una maggioranza di centro-destra, il Parlamento ha generalmente respinto, o fortemente ridotto, i tagli alle spese previste dal progetto governativo, ma ha anche limitato considerevolmente i tentativi di aumentare le imposte. È il caso di un’imposta sul capitale prelevato che può essere prelevata dal fondo delle pensioni. Sono però sopravvissuti i 70 milioni (in crescita tendenziale) destinati ai cantoni per la perequazione finanziaria. Anche le diverse proposte di riduzione dei sussidi ai Media, e più in generale ad arte, cultura e sport sono state respinte.

Il Consiglio federale, preso dunque tra i due fuochi del necessario risanamento delle finanze, tenuto anche conto di quello che non è un dettaglio, ossia il ‘freno all’indebitamento’, dovrà cercare di migliorare le entrate, con non troppa fantasia, poiché le decisioni parlamentari comporteranno ancora nei prossimi anni disavanzi fra i 600 milioni (stando ai dati del preventivo 2027) e diversamente stimabili 1,8 miliardi.

Si sa che, anche con l’attualmente previsto e accettato pacchetto, le spese ordinarie aumenteranno di un considerevole 14% dal 2025 al 2029, passando dagli attuali circa 86 miliardi di spesa federale annua a previsti oltre 98. Il 90% delle riduzioni previste si farà dal lato delle uscite, mentre solo 340 milioni mediante aumento delle entrate

Il tema tornerà d’attualità già con il preventivo 2027. Molti vedono nel ritocco delle aliquote Iva una parziale soluzione, con il vantaggio di essere immediata, al problema dei bilanci. Lo chiede già il ministro della difesa con l’aumento di 0,8 punti percentuali per il finanziamento dell’armamento. Questo si traduce però in un aumento di spesa secco e pari a 3 miliardi di franchi all’anno per famiglie e consumatori.

Altra questione pendente, il prossimo mese di giugno, dunque non tra molto, il Parlamento affronterà la discussione sul finanziamento della 13esima Avs, con la proposta, per inciso molto poco gradita, di un altro aumento dell’Iva altri 0,4 punti, ma anche dei contributi, dunque per metà a carico delle aziende.

In entrambi i casi sarà comunque d’obbligo anche il voto popolare. Il pacchetto previsto di risparmi, quale che sia e quali che siano le singole voci, è solo una tappa intermedia nel discusso  risanamento delle finanze federali. Il resto seguirà nei prossimi mesi, con cantoni e comuni già in allarme per eventuali possibili, e solitamente anche probabili, ribaltamenti di oneri sui loro bilanci, secondo un ben collaudato schema di ‘scaricabarile’ che non conosce confini geografici o culturali, e accomuna la Svizzera a molti altri stati, europei e non solo.

© Riproduzione riservata