
Da quasi un secolo e mezzo, lo splendido edificio del Grand Théâtre domina Place de Neuve a Ginevra. Casa del suo teatro d’opera e della sua compagnia di balletto, è il palcoscenico artistico più grande della Svizzera. Grande non solo in dimensioni, ma anche per qualità: nel 2020, poco dopo l’arrivo del nuovo direttore generale Aviel Cahn, è stato nominato miglior teatro d’opera d’Europa da Opernwelt, testata leader del settore. Eppure anche un’istituzione culturale di tale tradizione e prestigio, si confronta a 360 gradi con le sfide del presente: tanto strutturali e gestionali, quanto a livello di audience e programmazione artistica.
Votata a larga maggioranza dal Consiglio municipale l’anno scorso, la revisione dello Statuto della Fondation du Grand Théâtre de Genève (FGTG), che dal 1964 gestisce il teatro sotto forma giuridica di fondazione di utilità pubblica comunale, si delinea come svolta epocale, imprescindibile per allinearsi alle buone pratiche di governance attuali, insieme all’introduzione del principio del datore di lavoro unico in grado di armonizzare l’intreccio di regimi occupazionali (con contratti di diritto privato per i membri della direzione generale e il personale artistico, mentre personale amministrativo e tecnico fanno capo all’amministrazione comunale), che hanno reso la gestione delle risorse umane estremamente complessa.
Un passo fondamentale anche per l’attuazione degli accordi raggiunti con il Cantone di Ginevra che, con l’entrata in vigore nel 2024 della nuova Legge per la promozione della cultura e della creazione artistica (Lpcca), assume un ruolo più centrale nella politica culturale dell’intero territorio e intensifica la sua partecipazione finanziaria riequilibrando, nel caso del Grand Théâtre de Genève, il contributo sinora preponderante della Città a un’istituzione a vocazione internazionale. «Va però considerato che ogni centesimo investito in cultura contribuisce all’economia della regione. Gli stipendi si traducono in tasse, le nostre produzioni ci portano a collaborare con partner locali, chi viene a teatro soggiorna negli alberghi, frequenta ristoranti e altre destinazioni turistiche, fa acquisti sul territorio, … inoltre diamo anche un importante contributo all’occupazione culturale. E poi, naturalmente, una città che voglia essere internazionale ha bisogno di un’offerta culturale di qualità e variata. Avere un teatro dell’opera e un balletto contribuisce all’attrattiva di Ginevra come luogo in cui vivere e per chi ci raggiunge dal mondo intero», sottolinea Aviel Cahn.
Attualmente, il 43% delle sovvenzioni del Grand Théâtre de Genève, è di mano pubblica, il 27% proviene da sponsorizzazioni e partnership, il 24% dalla vendita di biglietti e il 10% da altre fonti, quali entrate pubblicitarie, coproduzioni, ecc. La percentuale predominante di entrate proprie della Fondazione la espone al rischio di fluttuazioni esterne e di decisioni al di fuori del suo controllo. «Lo squilibrio tra i finanziamenti pubblici e le entrate proprie aumenta quando i costi strutturali crescono in linea con l’inflazione e gli aumenti salariali dei dipendenti. Inoltre, le sovvenzioni non tengono il passo con i costi di affitti, assicurazioni ed energia, oltre che con l’aumento generale dei costi operativi, compresi quelli informatici», evidenzia di Direttore generale.
Nato a Zurigo nel 1974, con una solida formazione musicale, un dottorato in Legge e un brillante percorso internazionale che da Pechino passando da Finlandia e Fiandre lo ha portato sulle rive del Lemano, Aviel Cahn ha saputo immediatamente farsi promotore dell’approccio innovativo necessario affinché il Grand Théâtre de Genève possa continuare a costituire un fiore all’occhiello per la sua città e la sua regione. Mentre la nicchia dei melomani si sta assottigliando, la grande sfida per un’arte colta come la lirica è infatti democratizzarsi e intercettare nuovi pubblici.
«Quando sono arrivato nel 2019, sapevo di confrontarmi con un’istituzione di altissimo livello ma un po’ letargica, bisognosa di rinnovare un pubblico che invecchiava e, al contempo, di rinnovarsi, trovando maggior slancio creativo. Da una parte si è trattato di andare oltre l’orbita della Svizzera francese, con una programmazione innovativa e originale, in grado di mettere in dialogo l’opera con altre discipline artistiche, come cinema, teatro, moda e arte contemporanea. Al contempo, ci siamo proiettati a livello internazionale grazie a coproduzioni con importanti teatri e partner. Il vantaggio di essere un ‘teatro di stagione’ – non così frequente in Svizzera – dunque di non proporre una programmazione di repertorio ma di realizzare di stagione in stagione nuovi spettacoli, ci permette di proporre produzioni più ricche e impegnative dal punto di vista tecnico e dell’allestimento, non essendo necessario cambiare continuamente la scena perché si rappresentano opere diverse in parallelo. E di fare scelte più sorprendenti. Non meno importante è spalancare le porte di questo splendido edificio, renderlo più dinamico e invitare il pubblico a viverlo», spiega il Direttore generale del GTG.
È stato inaugurato un ristorante, che era sempre mancato. Ma, soprattutto, Aviel Cahn ha lanciato una nuova linea di programmazione, La Plage, proponendo attività inaspettate e variegate attorno agli spettacoli e ai temi delle stagioni per coinvolgere pubblici di età, interessi e provenienze diverse. Nel corso della stagione La Plage offre oltre cento eventi, con format che spaziano dai Brunch musicali all’Apéropéra, un’anteprima décontractée delle produzioni in cartellone accompagnate da un aperitivo nel foyer, alle Late nights, serate di musica contemporanea ed elettronica, ai dibattiti Duels su temi di attualità legati alla programmazione. Non mancano proposte educative per i più piccoli, sin dai tre anni.
Questa logica di apertura ha però dovuto confrontarsi con le chiusure della pandemia che hanno rallentato le tempistiche e anche dopo il ritorno alla normalità non è stato facile vincere la riluttanza del pubblico a frequentare grandi eventi pubblici in spazi chiusi. «Ma il lavoro svolto sta dando i suoi frutti: il Grand Théâtre inizia a essere percepito in modo diverso e gli eventi di La Plage fanno sempre il tutto esaurito. Rimane la grande sfida di conquistare le nuove generazioni. È molto più facile con il balletto, un’ora e mezzo di spettacolo fruibile anche senza essere intenditori, mentre un’opera può durare tre, quattro, cinque ore e richiede una certa preparazione per capire la storia e apprezzare lo spettacolo. Se non sono grandi nomi come La Traviata o un Nabucco è raro fare il soldout. E, soprattutto, difficilmente i giovani sono interessati alla formula dell’abbonamento. Oggi abbiamo 3mila abbonati, rispetto ai 5 o 6mila di 10-15 anni fa. Persino fra chi fa parte della cerchia dei nostri “Amis”, c’è chi preferisce sostenerci con una membership, ma non è interessato all’intera stagione», commenta il direttore generale.
Per tradizione una stagione prevede otto produzioni di opera lirica, cui si sommano quelle speciali dedicate ai più piccoli, e tre di balletto. Queste ultime, andando successivamente in tournée nel resto della Svizzera, in Europa e anche oltreoceano, sono molto redditizie se non in termini di ritorno economico, dove l’obiettivo è chiudere in pareggio, per visibilità e prestigio. Diretta dal 2022/23 da Sidi Larbi Cherkaoui, la compagnia di balletto conta 22 elementi. Più raro invece che ad andare in trasferta sia l’opera, tranne le coproduzioni che però vengono portate in scena dai teatri partner con le loro orchestre e i loro interpreti, dunque con un minor impatto a livello di immagine.
Privo di una propria formazione strumentale, il Grand Théâtre de Genève si appoggia alla rodata collaborazione con l’Orchestre de la Suisse Romande come partner musicale, mentre impiega un proprio coro d’opera di 40 elementi. Una soluzione che lascia la libertà, in caso di produzioni particolari come l’opera barocca, di invitare orchestre specializzate. Sempre in una logica di democratizzazione, molto interessante come punto di ingresso nel mondo della lirica è anche la formula ibrida dell’opéra-ballet: «Dopo aver esordito nel 2019 con Les Indes galantes di Rameau, in pratica ogni stagione ne prevede una: abbiamo proseguito con Atys di Lully, Idoménée di Mozart, …», elenca Aviel Cahn. Fra i riusciti esempi di contaminazione proposti dal GTG piace ricordare María de Buenos Aires di Astor Piazzolla con la regia di Daniele Finzi Pasca: un’opéra-tango che incrocia spirito erudito e popolare, tradizione e modernità, canzone, teatro e danza, vecchio e nuovo mondo. Presentata nel novembre 2023, ha visto il ritorno del creativo ticinese sul palco ginevrino dopo averne aperto la stagione del 2019, quella del debutto di Aviel Cahn, con lo straordinario Einstein on the beach (che sia il seme della spiaggia-plage?) di Philipp Glass e Bob Wilson.

La prossima stagione 2025/26 concluderà l’era di Aviel Cahn, che si appresta a partire alla volta della Deutsche Oper Berlin, un incarico prestigioso che sottolinea l’eccellenza del lavoro qui svolto. Che Grand Théâtre de Genève vorrebbe lasciare al suo successore? «Spero di trasmettergli un teatro efficiente, ben posizionato, finanziariamente solido e che abbia la prospettiva di svilupparsi ulteriormente. Nell’immediato dobbiamo prepararci per un anno fuori le mura: dopo la ristrutturazione della facciata e degli interni tra il 2016 e il 2019 che ha preceduto il mio arrivo, alla mia partenza sarà invece la macchina scenica a essere completamente rinnovata. L’obiettivo è rendere questi impianti risalenti al 1962, dunque in funzione da quasi 60 anni, più sicuri e metterli a norma, utilizzando una tecnologia elettromeccanica allo stato dell’arte e meno costosa per l’operatore. Inoltre ne approfitteremo anche per altri interventi complementari, ad esempio di miglioria dell’acustica», anticipa il direttore generale.
Cantone, Città, Fondo intercomunale e FGTG sosterranno l’operazione con un credito di circa 46 milioni di franchi. Termine previsto per il febbraio 2027: ma la programmazione annuale non si fermerà e verrà nel frattempo ospitata dal Bâtiment des forces motrices. Che potrebbe rappresentare un’ulteriore occasione per uscire dalla propria confort zone e incontrare nuovi pubblici, come spesso accade in queste occasioni (abbiamo portato l’esempio della Tonhalle nell’edizione di Febbraio), se sfruttate con intelligenza.
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