Anche in Svizzera fioriscono iniziative politiche volte a favorire una migliore distribuzione dei redditi, che creano però problemi finanziari e finiscono per danneggiare un po’ tutti. Un esempio classico è quello della tredicesima mensilità Avs, che dovrà essere finanziata in gran parte con le tasse sui consumi (Iva).
Oggi, dopo due iniziative in merito, accettate anche dal popolo ticinese, le più intense discussioni concernono i premi delle casse malattia. A livello federale si propone di aumentare i premi di cassa malati al 15% della popolazione più ricca, in modo da ridurre quelli pagati dall’altro 85%. Si possono prevedere altri grattacapi per il Consiglio federale, tanto più che già oggi il 25% della popolazione meno abbiente beneficia di sussidi mirati.
Un altro tentativo di ridistribuire la ricchezza, senza tener conto delle conseguenze, è l’iniziativa dei giovani socialisti (si vota il 30 novembre) che vorrebbe introdurre – a livello federale – una tassa del 50% sulle masse ereditarie e sulle donazioni di 50 milioni di franchi e più. Anche questa volta l’iniziativa fiscale è condita da un intento lodevole. Dice, infatti, che il gettito di questa nuova imposta federale deve servire unicamente a finanziare una “politica sociale” del clima. Anzi, il testo proposto chiede di votare per la protezione del clima e per questo viene detto anche “per il futuro”.
L’accesa discussione in atto è però tutta volta a considerare soprattutto il costo, diretto e indiretto, di questa iniziativa. Secondo recenti indagini della Confederazione, essa dovrebbe procurare un gettito (teorico e allo stato attuale delle cose) di 4,3 miliardi di franchi all’anno. In realtà, per motivi contingenti, le entrate fiscali dovrebbero attestarsi fra 1 e 2 miliardi. Ma, a causa di partenze o mancati arrivi di contribuenti benestanti e conseguenti riduzioni del gettito delle imposte su reddito e sostanza, il saldo si ridurrebbe a zero, ma i soldi andrebbero a favore del clima comunque.
La nuova tassa ereditaria colpirebbe fiscalmente chi dispone di oltre 200 milioni. La sostanza fiscale complessiva sarebbe di circa 500 miliardi. Molti di questi ricchi stanno già pensando di lasciare la Svizzera, per cui potrebbe mancare ai cantoni il gettito di 9 miliardi di franchi del 2022. In questo senso vi è però un altro effetto importante: la Svizzera non è più considerata un luogo sicuro per i capitali
Vi sarebbero quindi effetti negativi sulle entrate fiscali della Confederazione, ma anche dei cantoni, a cui spetta oggi l’incasso delle tasse ereditarie, del resto già ridotte da alcuni per le successioni e donazioni in linea diretta. Non solo, ma prevedendo un vincolo di spesa, andrebbe ad aggiungersi alle già molte imposte vincolate, la cui somma raggiunge ormai il 65% del totale delle spese, in crescita negli ultimi 10 anni di 10 punti percentuali.
Su un piano più concreto vi sono due aspetti fondamentali da considerare. La Svizzera conta nella sua economia un gran numero di piccole e medie aziende. Molte di queste sono anche a gestione familiare, il cui patrimonio è investito soprattutto in immobili e macchinari. In caso di successione, la tassa prevista potrebbe comprometterne l’esistenza.
La Svizzera è anche un paese che può contare su un numero elevato di miliardari. Secondo le stime della Confederazione, la nuova tassa ereditaria potrebbe interessare 2.500 persone, ma in realtà colpirebbe fiscalmente solo coloro che dispongono di oltre 200 milioni. La sostanza fiscale complessiva sarebbe di circa 500 miliardi. Molti di questi ricchi stanno già pensando di lasciare la Svizzera, per cui potrebbe mancare ai cantoni il gettito di 9 miliardi di franchi del 2022. In questo senso, vi è però un altro effetto importante: la Svizzera non è più considerata un luogo sicuro per i capitali. Secondo un’indagine di PwC Svizzera, l’84% di coloro che lasciano un paese non scelgono più la Svizzera. Le destinazioni preferite sono l’Italia, gli Emirati Arabi, Monaco e il Portogallo. Dunque, un rischio di perdere i contribuenti migliori anche per cantoni e comuni.
Le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi (tra i più alti in Europa) in Svizzera sono nella norma europea, secondo l’esperto americano Milanovich, ma molto inferiori a quelle degli Stati Uniti, della Cina o della Russia. C’è però una concentrazione relativa di capitali e dei loro redditi, che non si può risolvere con tassazioni come quella sulle eredità. Tanto più che già oggi circa un terzo delle spese della Confederazione contribuiscono – direttamente o indirettamente – a ridurre le disuguaglianze.
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