TM    Giugno/Luglio 2025

Sfrecciare in sella al progresso

Mezzi di trasporto ma anche oggetti di culto, spesso collezionati, biciclette e motociclette sono state veicoli di modernità e progresso, non solo tecnologico e industriale, ma anche sociale e culturale. Un’evoluzione illustrata dal m.a.x. museo di Chiasso attraverso il prisma della rappresentazione grafica e delle forme del design.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Una cinquantina di manifesti e una ventina di modelli fra bici e moto / © Carlo Pedroli
Una cinquantina di manifesti e una ventina di modelli fra bici e moto, sono protagonisti della mostra al m.a.x. museo di Chiasso, fino al 5 ottobre, insieme ad altre chicche sul mondo delle due ruote. © Carlo Pedroli.

Un “mostro meccanico”: questa l’impressione sollevata alla sua apparizione dal mezzo di trasporto destinato a diventare il più popolare del pianeta. Se oggi la fortuna della bicicletta è associata soprattutto a sport e mobilità sostenibile, quando a fine Ottocento, grazie all’invenzione della trasmissione a catena e degli pneumatici, il rudimentale velocipede suo antenato assunse le caratteristiche distintive della bici odierna, divenne subito simbolo dell’irruzione della modernità. Come tale accendendo la disputa fra passatisti spaventati, se non indignati, dall’aggeggio demoniaco (clero in testa) e innovatori esaltati dal progresso tecnico-industriale che finalmente permetteva all’uomo di superare le sue sole forze fisiche, con buona pace anche dei cavalli dopo decine di secoli di simbiosi.

Né il perbenismo borghese, né le reprimende ecclesiastiche poterono ostacolarne la diffusione: pratica, democratica e divertente, la bicicletta inaugurava una nuova era della mobilità, espressione di velocità, libertà e spensieratezza. Connotazioni fissate nell’immaginario comune dalla grafica d’impresa alla quale, mentre si sviluppava l’industria per produrre bici e, a stretto giro, motociclette, veniva richiesto di reclamizzarle. Un connubio che stimolò una fertile creatività, producendo fra fine Ottocento e lungo tutto il secolo seguente un vasto patrimonio, che restituisce la storia stessa della comunicazione pubblicitaria, dalle splendide cromolitografie d’epoca alle campagne di forte sperimentazione visiva, insieme all’evoluzione industriale, tecnica, sociale e culturale di cui la storia delle due ruote è testimone, basti pensare all’emancipazione femminile per cui la possibilità di montare in sella ha costituito una delle tante basilari conquiste, oppure al turismo cui ha offerto la possibilità di muoversi al di fuori degli itinerari prestabiliti.

Portano la firma dei grandi maestri a cavallo di due secoli – da Leopoldo Metlicovitz a Marcello Dudovich, da Aleardo Villa a Plinio Codognato, da Achille Luciano Mauzan a Gino Boccasile, da Erberto Carboni ad Armando Testa (oltre ad alcuni capolavori Liberty rimasti anonimi) – la cinquantina di manifesti selezionati dal m.a.x museo di Chiasso per la mostra Bicicletta e motocicletta fra grafica e design (in programma fino al 5 ottobre) con cui, dopo le rassegne dedicate negli scorsi anni ad automobili (2018) e treni (2021), questa volta si ripercorre l’epopea delle due ruote, aggiungendo un nuovo capitolo al ciclo di esposizioni ispirate dai mezzi di trasporto, che vedono incontrarsi l’identità di centro di riferimento per il graphic design di questo museo con la vocazione di una città di frontiera che vive di interconnessioni e logistica.

Appunto, non solo bici, ma anche motociclette: ulteriore evoluzione che moltiplica l’ebbrezza della libertà con motori sempre più potenti. In grado di resistere anche alla concorrenza delle utilitarie che negli anni Sessanta pareva condannarle al declino, con un nuovo salto tecnico, decretato dal battesimo nel 1968 della Honda Four 750, allora marchio semisconosciuto che segnava l’ingresso del Giappone sul mercato rivoluzionandolo con i suoi 4 cavalli invece dei 2 abituali, il freno anteriore a disco e soprattutto l’avviamento elettrico al posto della pedivella che, insieme al prezzo concorrenziale, la metteva alla portata di chiunque. Da allora prestazioni e design delle moto non hanno fatto che superarsi, con un successo trasversale, dalla comunità dei biker legati a brand come Harley-Davidson a miti popolari come la Vespa.

Un raro esemplare di moto prodotta in Svizzera, la Ticino del 1956, dell’officina di Attilio Faroppa, a Chiasso / © Carlo Pedroli
In rosso, un raro esemplare di moto prodotta in Svizzera, la Ticino del 1956, dell’officina di Attilio Faroppa, a Chiasso. © Carlo Pedroli.
Armando Testa, "Moto Guzzi"
Armando Testa, “Moto Guzzi”, 1945-1955 ca., manifesto pubblicitario, cromolitografia, Gros Monti & C. – Torino, 97,5 x 134 cm
© Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione regionale Musei Veneto – “su concessione del Ministero della Cultura”.

Mentre non mancano musei e progetti espositivi dedicati ai grandi protagonisti delle due ruote, una mostra come questa del m.a.x. museo si distingue per originalità, catturando attraverso il prisma della grafica d’autore, che sa sempre sollecitare occhio e mente con il suo potenziale semiotico, anche un pubblico non specialistico, oltre agli sfegatati di bici e moto, che accanto a manifesti, locandine, bozzetti, dépliant, cartoline, fotografie vintage, brochure e riviste, possono togliersi lo sfizio di ammirare una ventina di esemplari originali di biciclette e motociclette d’epoca dei marchi che più hanno segnato l’evoluzione delle due ruote, motorizzate e non. Si parte già nella hall con tre pezzi iconici della storia della bicicletta (Biciclo, Bicycle Hillman, Herbert & Cooper Ltd, United Kingdom 1885 e un raro esemplare di Michaudine Bestetti-Monza, Italia 1869) e della motocicletta, con uno dei cinque modelli al mondo esistenti di Ajs, sidecar del 1929, e fra le scoperte anche rari modelli prodotti in Svizzera, inclusi una bicicletta (Rodolfo Soldati, anni ’40) e un ciclomotore (Moto Ticino di Attilio Faroppa, 1956) prodotti a Chiasso. Due prototipi ammiccano al futuro, mentre oggettistica e una sezione riservata all’editoria con riviste italiane e straniere completano l’allestimento dell’esposizione curata, insieme alla direttrice del m.a.x. museo Nicoletta Ossanna Cavadini, dal Prof. Stefano Pivato, fra i primi studiosi a introdurre in Italia la storia dello sport e punto di riferimento per la storia sociale della bicicletta, e dall’Ing. Giorgio Sarti, l’autore italiano che ha pubblicato il maggior numero di volumi sulle motociclette, che firmano anche due brillanti saggi nell’interessante catalogo della mostra.

Autore sconosciuto, “Prinetti Stucchi”,
Autore sconosciuto, “Prinetti Stucchi”, 1892-1902 ca., manifesto pubblicitario, cromolitografia, Off. Wild & C. – Milano
136 x 100 cm. ©Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione regionale Musei Veneto – “su concessione del Ministero della Cultura”.
Gilo Boccasile, "Gilera 125"
Gilo Boccasile, “Gilera 125”, 1949 ca., manifesto pubblicitario, riproduzione fotomeccanica, 99,6 x 69,7 cm
© Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce, Direzione regionale Musei Veneto – “su concessione del Ministero della Cultura”

Come di consueto, ci si proietta anche sul piazzale antistante il museo con il “bosco dei manifesti”, che introduce all’innovativo e iconico mondo motociclistico del designer italiano Rodolfo Frascoli, con schizzi, disegni e rendering dei progetti realizzati per le più prestigiose case in quasi 40 anni di attività internazionale.

Da citare, fra le istituzioni prestatrici che hanno reso possibile la mostra, il contributo del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso che fra i 25mila manifesti d’epoca custoditi vede protagoniste assolute le due ruote, tanto care a “Nando” Salce (1887-1962), cultore della prima ora della bici (fu anche fra i fondatori nel 1894 della sezione trevigiana del Touring Club Ciclistico Italiano), che alla morte ha donato il suo patrimonio allo Stato italiano. Essenziali sono anche i prestiti provenienti da preziose collezioni private, molte delle quali custodite in Ticino, che si rivela dunque un territorio ad alta densità di appassionati. Chissà se i modelli elettrici sapranno imprimere nuovo slancio a questa lunga corsa? Quel che è certo, è che nuovamente attestano tanto l’evoluzione delle possibilità tecnologiche, quanto quella antropologica e sociale, e che in Svizzera, con oltre 810mila motociclette immatricolate, 12mila km di percorsi segnalati per bici e crescenti investimenti nella mobilità lenta, trovano un terreno ideale.

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Per informazioni:
m.a.x. museo, Chiasso
Bicicletta e motocicletta fra grafica e design
Fino al 5 ottobre 2025