Una grande esposizione non è soltanto una celebrazione. È un atto di trasmissione. Portare nel mondo il patrimonio dell’arte orologiera significa rendere visibile una cultura fatta di gesti, conoscenze e savoir-faire tramandati nel tempo; significa permettere a generazioni e sensibilità diverse di incontrare un’idea di eccellenza che unisce precisione tecnica, ricerca, creatività e bellezza. In questo senso, una Grande Esposizione diventa un luogo d’incontro tra passato e futuro. E per Patek Philippe, il concetto è particolarmente interessante perché la sua natura di Manifattura indipendente e familiare rende la trasmissione del patrimonio quasi parte integrante della sua identità. Erede della grande tradizione ginevrina, la Maison ha sempre avuto a cuore la trasmissione della propria passione per la Haute Horlogerie, in particolare attraverso le esposizioni. Quattordici anni fa, Patek Philippe ha lanciato un nuovo concetto di ‘Grandi Esposizioni’, aperte al pubblico e gratuite, con l’obiettivo di far conoscere più da vicino le creazioni, il patrimonio, la filosofia e il savoir-faire del Marchio. Nel corso delle sei edizioni organizzate fino a oggi, questi eventi hanno assunto un’importanza crescente, attirando complessivamente quasi 165mila visitatori. Dopo Dubai nel 2012, Monaco di Baviera nel 2013, Londra nel 2015, New York nel 2017, Singapore nel 2019 e Tokyo nel 2023, Patek Philippe ha scelto Milano per la sua settima Grande Esposizione, dal 2 al 18 ottobre 2026.
«Per Patek Philippe, le grandi esposizioni di oggi rappresentano la continuazione di un’epoca fondamentale nella storia della nostra Manifattura, iniziata con i fondatori della nostra Casa», esordisce Thierry Stern, presidente di Patek Philippe, «infatti, Patek Philippe partecipava già alle Esposizioni Universali del XIX e dell’inizio del XX secolo, una partecipazione essenziale per farsi conoscere, affermarsi ai massimi livelli e conquistare nuovi mercati. In qualità di azienda orologiera a conduzione familiare che porta avanti il savoir-faire dell’alta orologeria – come mio padre ha brillantemente dimostrato, nel corso della sua vita, con la Manifattura e con il Museo, e come mi ha insegnato – ritengo che sia nostra responsabilità condividere la nostra passione, il nostro mondo e la nostra storia con il pubblico, non solo per Patek Philippe, ma per l’intera arte dell’orologeria», sintetizza il presidente della Maison orologiera ginevrina che, quanto al proposito di questi eventi: «Con queste iniziative culturali di ampio respiro vorremmo anche ispirare le nuove generazioni; sembra che questo approccio stia raggiungendo il pubblico, poiché accogliamo numerosi giovani visitatori che apprezzano l’universo immersivo delle scenografie e i contenuti interattivi e variegati della Grande Esposizione», aggiunge Thierry Stern, che prosegue: «Con queste grandi mostre, mi sta particolarmente a cuore ringraziare i nostri clienti: per me è un’occasione per incontrarli di persona. Si tratta di eventi che, inoltre, rafforzano lo spirito di squadra con i nostri partner di mercato, siano essi i colleghi delle filiali o i rivenditori, che sono molto coinvolti, condividendo questa esperienza con noi. È un’occasione unica per approfondire le loro conoscenze grazie a questa immersione nel mondo della Manifattura».

Per Patek Philippe, le grandi esposizioni di oggi rappresentano la continuazione di un’epoca fondamentale nella storia della nostra Manifattura, iniziata con i fondatori della nostra Casa.
Watch Art Milano giunge alla sua settima edizione ed è la più grande in termini di superficie e di nuovi contenuti. «I visitatori possono scoprire tutto il mondo di Patek Philippe dall’interno, in un unico luogo: collezioni complete, grandi complicazioni e supercomplicazioni, gli aspetti tecnici con l’area R&S, ma anche una selezione di orologi del Museo e la nostra storia attraverso documenti d’archivio della Manifattura. Un’esperienza del genere è impossibile da vivere altrove, Ginevra inclusa. La presenza in loco dei team della Manifattura offre ai visitatori l’opportunità di incontrare direttamente i professionisti e di approfondire le proprie conoscenze attraverso il confronto con gli esperti. Come amo spesso ricordare, da Patek Philippe non abbiamo star: le vere star sono i nostri orologi. In occasione delle grandi esposizioni, però, sono proprio gli artigiani, gli orologiai, gli ingegneri e gli esperti della Maison a regalare a migliaia di visitatori esperienze uniche e arricchenti, che riscuotono ogni volta un grande successo. Ed è proprio questo scambio con il pubblico, questa possibilità di condividere conoscenze, passione e savoir-faire, a darci la soddisfazione più grande; che sentiamo come un riconoscimento per la dedizione e l’impegno che la realizzazione di questi eventi richiede», conclude Thierry Stern.
Per la settima Grande Esposizione nel mondo, Patek Philippe ha scelto l’Italia, uno dei suoi principali mercati storici. Qui, a Milano, l’esposizione si tiene in un luogo emblematico della città, il Palazzo delle Scintille, recentemente ribattezzato CityOval, situato nel cuore del nuovo quartiere esclusivo di CityLife. Una scenografia di quasi 2.900 metri quadrati accompagna i visitatori dietro le quinte di Patek Philippe, la più spettacolare mai realizzata per una sua Grand Exibition. Articolata in quindici aree tematiche, l’esposizione presenta le numerose novità della Maison e dell’universo Patek Philippe, conducendo i visitatori attraverso alcuni dei suoi luoghi più emblematici di Ginevra: la storica sede di Rue du Rhône, la Manifattura di Plan-les-Ouates e il Patek Philippe Museum.
Sono circa 500 pezzi, tra segnatempo e oggetti, a testimoniare la ricchezza del savoir-faire della Manifattura. Realizzata esclusivamente per l’evento, la collezione ‘Alto Artigianato’ comprende 27 esemplari eccezionali, orologi da tasca e orologi da polso decorati con pittura miniata su smalto, smalto cloisonné, incisione a mano, microintarsio in legno, guillochage a mano e incastonatura. Tra questi esemplari spiccano due segnatempo unici.
La presenza in loco dei team della Manifattura offre ai visitatori l’opportunità di incontrare direttamente i professionisti e di approfondire le proprie conoscenze attraverso il confronto con gli esperti. Ed è proprio questo scambio con il pubblico, questa possibilità di condividere conoscenze, passione e savoir-faire, a darci la soddisfazione più grande; che sentiamo come un riconoscimento per la dedizione e l’impegno che la realizzazione di questi eventi richiede.
L’orologio da tasca Burano decorato con smalto cloisonné, flinqué, paillonné e incisione a mano, un esemplare assolutamente unico in oro giallo che rende omaggio all’isola veneziana di Burano. E la pendoletta Dôme Oranges de Sicile, un esemplare unico in smalto Grand Feu cloisonné che ha raccolto la sfida tecnica di creare due distinti piani prospettici, conferendo così una straordinaria profondità della scena. Viene inoltre presentata una selezione di oltre 90 esemplari provenienti dal Patek Philippe Museum di Ginevra, tra cui alcuni dei più antichi orologi meccanici del mondo, insieme a numerosi capolavori di tecnica ed estetica che ripercorrono l’intera storia dell’orologeria. Tra i segnatempo appositamente selezionati per l’esibizione italiana figura l’orologio da tasca del re d’Italia Umberto I di Savoia, risalente al 1897, come pure il celebre Calibre 89, l’orologio portatile più complicato, con ben 33 complicazioni, realizzato in occasione del 150° anniversario della Manifattura; il Patek Philippe Grandmaster Chime Ref. 5175, l’orologio da polso più complicato con 20 complicazioni, creato per il 175° anniversario; e lo Star Caliber 2000. Un’ampia area, all’interno della sala denominata ‘Master of Sound’, sarà dedicata a una delle grandi specialità della Manifattura: gli orologi con suoneria.
Pura meraviglia.
Cinquant’anni di Nautilus, icona (rivoluzionaria) dell’eleganza sportiva
Nel 1976, a Ginevra, si verificava una piccola rivoluzione: il lancio di un orologio di lusso in acciaio. Il mondo dell’orologeria rimase perplesso e scettico. Gli orologi di lusso, allora, dovevano essere in oro, se possibile con bracciali metallici; nelle versioni più preziose, con diamanti che fungevano da indici delle ore o da lunette incastonate. I marchi orologieri facevano a gara in ingegnosità per sviluppare orologi da polso sempre più sottili. In questo scenario, non passò inosservata la comparsa del Nautilus, orologio in acciaio, non solo più costoso di molti orologi in oro dell’epoca, ma in grado di stravolgere anche tutte le convenzioni con le sue dimensioni imponenti e la sua forma stravagante.
Il design inedito si accompagnava alla struttura originale della cassa. Il Nautilus reinventava la geometria grazie alla lunetta né rotonda né quadrata, ma ottagonale, con angoli smussati. Colpiva lo sguardo con le due cerniere a sinistra e a destra della cassa. E poi le sue dimensioni imponenti – 42 mm di larghezza (cerniere incluse), 7,60 mm di spessore – che superavano di gran lunga le misure considerate moderne ed eleganti all’epoca. Altra sorpresa: era la venerabile manifattura Patek Philippe ad osare questa scommessa nel segmento del lusso. Eppure, l’iniziativa era stata ben ponderata dalla Maison.

I dirigenti dell’epoca avevano capito che la società stava cambiando. Stava emergendo un nuovo tipo di clientela benestante, attiva tanto nel lavoro quanto nel tempo libero.
Persone intraprendenti che tenevano il timone delle loro barche a vela, praticavano lo skeleton sui canali ghiacciati o facevano jogging alle sei del mattino a Central Park per mantenersi in forma. Questa nuova generazione amava le sfide e prediligeva uno stile di vita dinamico. Gli orologi di lusso degli anni ’70, con le loro casse in oro facilmente graffiabili, il profilo il più piatto possibile e i movimenti delicati, non erano l’ideale per queste esigenze. Erano piuttosto oggetti preziosi da indossare in occasioni eleganti. Era diventato necessario inventare orologi in grado di accompagnare i manager dinamici in tutte le loro attività.
Patek Philippe fu pioniere, lanciando nel 1976 il Nautilus Ref. 3700. Un orologio all’avanguardia che doveva conquistare una nuova clientela, ma – anche – alimentare la passione per il Marchio convincendo i possessori di un Patek Philippe ad affiancare al proprio segnatempo in oro un orologio più robusto e sportivo in acciaio. Il doppio obiettivo fu coronato dal successo: nasceva un segnatempo da indossare in ogni occasione, ad ogni ora del giorno, con la muta da sub o lo smoking.
Oggi come allora, seducente, sempre.
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