Nel 2020, l’attesa dell’imminente implementazione da parte di Finma delle nuove regolamentazioni in ambito finanziario, promosse da Berna, quali ad esempio la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari (LSerFi e LisFi) e la revisione della Legge per la lotta al riciclaggio di denaro (Lrd), portavano con loro promesse e preoccupazioni. Si riteneva che i cambiamenti avrebbero definito una svolta, un fondamentale spartiacque che avrebbe portato anche ad una concentrazione degli attori della Piazza finanziaria.
«Le aspettative iniziali circa di una forte concentrazione degli istituti non si sono ancora concretizzate. Si stanno indiscutibilmente osservando delle fusioni e acquisizioni, il che è può anche essere positivo, ma non nelle tempistiche e nella dimensione che ci si poteva aspettare al momento dell’entrata in vigore della nuova legge », riflette Tiziano Calderari, founding partner di 2Comply, società ticinese fondata nel 2020 e specializzata nell’outsourcing di servizi di gestione del rischio e compliance.
Come spesso accade le circostanze determinano risultati a volte inaspettati, e modificano le soluzioni, anche nel mondo della compliance. «Nell’arco di sei anni il mercato è evoluto sensibilmente. Inizialmente i gestori indipendenti che potevano permetterselo finanziariamente, assumevano o riqualificavano internamente una risorsa ritenuta idonea chiedendone l’approvazione del ruolo a Finma come risk manager o compliance officer interno. Oggi avviene più raramente, e allorquando venga meno il referente interno la soluzione è di appoggiarsi a servizi di risk management e compliance in outsourcing. La cornice normativa di riferimento è in continua evoluzione, è quindi determinante restare aggiornati. Inoltre, lo specialista interno dev’essere occupato quotidianamente, e soprattutto rimanere motivato», evidenzia Paolo Tamburini, partner di 2Comply.
Seppur intuitive, tali precondizioni non sono così banali da mantenere nel corso del tempo, il che spesso può anche spingere il più valido degli specialisti a ‘cambiare aria’. «È l’evidenza empirica a dimostrarlo, il che si somma a una seconda criticità di cui inizialmente non si era tenuto conto: l’offerta delle figure di risk manager e compliance officer non riesce a coprire la domanda. Questi specialisti sono figure molto ricercate e preziose, specie in Ticino a fronte di alcune contingenze degli ultimi anni, ma anche tra Zurigo e Ginevra la scarsità è percepita. Tutti questi elementi danno slancio alle società specializzate in outsourcing di questi servizi, capaci dunque di coniugare formazione, esperienza ed efficienza, nonché di una visione di insieme delle tematiche che garantisce un aggiornamento alle regolamentazioni e a strumenti più attuali. Salvo rare eccezioni la mole di lavoro non giustifica avere una figura interna dedicata, ma le normative parlano chiaro, e tali figure sono necessarie», prosegue Calderari.
A stare cambiando è anche però l’importanza e la sensibilità degli operatori del settore dedicata a queste tematiche. «Aggiornare i processi e rivedere alcune procedure interne sta dando dei buoni risultati, già chiaramente percepibili nelle realtà più virtuose. Un banale esempio? Coinvolgere gli specialisti già nelle fasi iniziali del processo di onboarding e apertura della relazione, facendo una verifica preliminare, consente di velocizzare le procedure in ambito compliance e di evitare di richiedere più volte la medesima documentazione ai clienti. Si investono risorse prima, e si evitano fastidiosi rallentamenti, ossia costi, poi», rileva Tamburini.
Evidentemente non tutti i gestori sono uguali, al pari dei partner coinvolti. «In molti casi, oggetto delle ultime Comunicazioni Finma, il messaggio non è passato, le normative sono state scarsamente integrate nei processi, e le società si affidano a report e controlli eccessivamente standardizzati. La differenza la fa la relazione che si instaura tra gestore e outsourcer, come viene reputata dall’azienda, se una ‘spunta’ necessaria, o un tassello in grado di produrre valore aggiunto nella società. Nel primo caso Finma sembra manifestare un certo disappunto, e potrebbe non essere ancora a lungo privo di conseguenze», chiarisce il founding partner.
E non tutte le regioni presentano le medesime peculiarità. «La Piazza ticinese presenta una struttura complessa, in cui a strutture dalla storicità importante, se ne affiancano di molto più giovani. Un outsourcer se vuole svolgere bene il proprio ruolo non può ignorare tali elementi, e soprattutto adottare il medesimo approccio con tutti. In questo la sensibilità accumulata grazie all’esperienza fa la differenza. Il nostro team, composto da tre compliance officer (Rosaria Martineghi-Valenti, Annalisa Bottazzi e Samantha Ragusa-Dellagiovanna) e tre risk manager (Tiziano Calderari, Paolo Tamburini ed Elio Moroni), con esperienze variegate e consolidate in realtà del territorio, che insieme annoverano oltre 100 anni di attività sul mercato in questi specifici ambiti, può dunque essere il referente presso Finma della funzione di compliance o risk management, il semplice sostituto, o entrambe le cose, garantendo la continuità del servizio. Una carta da non sottovalutare anche per quelle strutture già attrezzate internamente», prosegue Tamburini.
Si tratta di funzioni dunque delicate, e che soprattutto sono chiamate a gestire informazioni molto sensibili presenti all’interno delle società in cui operano. La scelta dell’outsourcer deve quindi essere ben ponderata. «Il passaparola riveste un ruolo fondamentale. Avere un cliente soddisfatto che ti faccia da ambasciatore presso un’altra controparte è per noi un motivo di orgoglio e un biglietto da visita importante. Salvo poi dover comunque dimostrare le proprie competenze. Ci rivolgiamo chiaramente ai gestori indipendenti, alle trustee e agli asset manager, ma abbiamo anche una fascia di clientela bancaria, che ci affida singoli progetti, o lavori specifici. La presenza, la reperibilità e il supporto continuativo presso i nostri clienti, sono peculiarità imprescindibili della società, per come è stata pensata al momento della costituzione e per come si è evoluta in questo quinquennio. La cura del cliente si traduce quindi in un lavoro molto time-intensive, e di conseguenza a parità di organico non possiamo assorbire clientela infinita. Un passaggio non banale, e molto delicato, in quanto le autorità medesime volgono l’attenzione in questa direzione, portando le verifiche necessarie non solo sui gestori ma anche sui loro fornitori in outsourcing, che a loro volta devono dimostrare di avere le risorse necessarie a fare quanto indicato nei mandati di servizio», precisa Calderari.
Certo, anche in questo ambito automazione e tecnologia potranno dare una mano, e limitare il dispendio di tempo, ma senza aspettarsi miracoli. «Si parla molto di Intelligenza Artificiale, e senza dubbio anche nel nostro lavoro assumerà velocemente un ruolo importante. Attività ripetitive si prestano a margini di ottimizzazione straordinari, il che contribuirà a contenere i costi, ma sarebbe sbagliato pensare che la tecnologia possa risolvere tutti i problemi. Può già oggi elaborare delle bozze di prospetti ben fatti, spostando dunque l’intervento dello specialista più a valle, ma ritenere di poterlo saltare oltre che sbagliato, potrebbe divenire anche molto pericoloso per le società, oltre che per la loro clientela. Il nostro primo compito è dunque sensibilizzare e consigliare i nostri clienti nell’utilizzo di tali tecnologie», conclude Tamburini.
© Riproduzione riservata



