Sappiamo davvero chi sono le nostre controparti? Sappiamo chi c’è dietro le società con cui facciamo business? Siamo in grado di individuare una red flag prima che diventi un problema regolamentare, economico o reputazionale? Se la risposta è ‘no’ potrebbe esserci un problema. Non oggi, domani.
Dal 1 ottobre 2026 il quadro svizzero in materia di antiriciclaggio e trasparenza degli aventi economicamente diritto compirà un’ulteriore evoluzione. Ma il cambiamento più importante potrebbe non essere soltanto normativo.
Per imprese e professionisti si pone una questione più profonda: eseguire un controllo significa davvero conoscere il rischio?
Per anni la Compliance è stata imperniata su procedure, checklist, raccolta documentale, identificazione del cliente e screening. Sono strumenti indispensabili, ma eseguire un controllo non equivale necessariamente a comprendere davvero un rischio.
Una controparte può infatti avere la documentazione societaria in ordine, non risultare direttamente sanzionata, non generare un match PEP immediato e superare positivamente i controlli tradizionali. Eppure presentare comunque un rischio.
Dove? Nelle relazioni. In una società collegata, in un amministratore precedente, in una partecipazione indiretta, in un soggetto che ricorre in più strutture, in un contenzioso, in un’informazione reputazionale o in una piccola incongruenza.
Considerati singolarmente possono sembrare elementi irrilevanti. Correlati tra loro possono invece modificare in misura sostanziale il profilo di rischio della controparte. Ed è qui che la Compliance tradizionale incontra l’Intelligence.
La domanda non è quindi più: ‘Abbiamo effettuato i controlli?’, ma: Sappiamo realmente con chi stiamo facendo business?
Un caso concreto. Una società europea deve valutare un potenziale partner commerciale attivo su scala internazionale.
La società target risulta regolarmente costituita, ed è possibile identificare tutti gli amministratori. Fatto questo non risultano essere soggetti a sanzioni, e la documentazione nel suo insieme è coerente.
A un primo controllo dovrebbe essere a posto.
Approfondendo l’attività di screening si scopre che in precedenza uno degli amministratori aveva ricoperto incarichi in altre società, e una di queste conduce a una seconda entità. Al che emerge un ulteriore soggetto. A questo livello emergono elementi reputazionali, controversie o altre informazioni particolarmente rilevanti ai fini della valutazione.
La società iniziale non dev’essere automaticamente considerata illecita o inaffidabile, e dunque scartata quale potenziale controparte. Il punto non è più quindi se sia presente in una blacklist, ma se questa relazione modifichi il rischio che si è disposti ad assumere. Sottile differenza.
Prese singolarmente molte informazioni possono sembrare irrilevanti. Correlate tra loro possono invece modificare di molto il profilo di rischio della controparte. Ed è qui che la Compliance tradizionale incontra l’Intelligence. La vera domanda è quindi: Sappiamo davvero con chi stiamo facendo business?
Andrea Piccini

Identificare non è conoscere. L’identificazione dell’avente economicamente diritto è l’aspetto fondamentale di qualunque analisi, eppure dal punto di vista dell’intelligence costituisce l’inizio dell’analisi, non la sua conclusione. Identificata la persona fisica, infatti, la lista degli elementi da valutare è molto lunga: quali partecipazioni possiede; quali altre società controlla o ha controllato in passato; quali incarichi ricopre o ricopriva; quali persone e organizzazioni sono nel suo network; esistono esposizioni PEP o sanzioni; esistono Adverse Media; esistono controversie giudiziarie o regolamentari significative; le informazioni disponibili sono coerenti; esistono collegamenti indiretti degni di essere approfonditi.
Il concetto è semplice e molto lineare: identificare la persona significa conoscerne il nome; conoscerlo significa comprendere l’intero contesto in cui si inserisce.
I dettagli. In questa attività, esistono segnali molto forti, quelli facili da cogliere, come potrebbe esserlo una sanzione. Se il soggetto compare in una blacklist non c’è margine di ambiguità, e l’informazione è chiara. Un segnale più debole non è invece immediatamente captabile.
Un amministratore ricorrente, una società cessata, un indirizzo condiviso, un rapporto societario indiretto, una controversia in un Paese estero, un articolo di cronaca locale, una partnership del passato, una discrepanza… presi singolarmente sono elementi non significativi e insufficienti a giustificare una valutazione negativa. Se aggregati forniscono un contesto diverso. Il compito dell’intelligence è individuare le relazioni che meritano di essere approfondite.
L’information overload. Rispetto a qualche anno fa la difficoltà non è più nella semplice raccolta delle informazioni. Ne esistono troppe, vanno dunque gestite. Le fonti sono potenzialmente infinite, spaziano dai registri societari ai database, dalle fonti giudiziarie ai Media, equamente distribuite in più giurisdizioni. La mole di dati che generano può quindi non troppo difficilmente risultare gestibile, almeno manualmente.
Anche un professionista può disporre di centinaia di informazioni, ma continuare a non vedere la relazione che le collega tutte. Il semplice dato dice che i due elementi esistono, l’intelligence cerca di comprendere ciò li collega, o che potrebbe farlo.
Il contributo dell’AI. La tecnologia non deve mai sostituirsi al giudizio delle persone, ma aumentarne le capacità. L’Intelligenza Artificiale in questo ambito può farlo. Può aiutare a elaborare le informazioni, riducendo il tempo necessario a farlo. Può accelerare l’analisi, renderla più fluida, ma è la valutazione della persona ad attribuire significato a tali risultati.
La domanda non cambia: queste informazioni modificano realmente il rischio della controparte, o non lo fanno?
DeepSearch. L’esperienza operativa maturata nell’intelligence e nella Due Diligence ha portato allo sviluppo di DeepSearch, una piattaforma tecnologica orientata all’analisi e alla correlazione delle informazioni a supporto di processi KYC, AML, UBO Intelligence, Counterparty Intelligence, PEP & Sanctions Screening, Adverse Media ed Enhanced Due Diligence.
Il problema alla radice è concreto: le informazioni necessarie per comprendere una persona o una società esistono già, ma sono estremamente frammentate. DeepSearch supporta l’analisi dei professionisti, aiutandoli a correlare informazioni e relazioni all’interno di un processo strutturato. Non sostuisce il Compliance Officer, ma lo aiuta a svolgere le sue funzioni, ottimizzando il consumo di risorse. Rispetto a un semplice database, la domanda diventa: Cosa significano queste informazioni se correlate?
Da qui il principio: Data – Intelligence – Decision. Ossia: from Data to Intelligence. From Intelligence to Decisions.
INTELLIGENCE INSIDE SA, l’azienda sviluppatrice, opera nell’ambito della Business Intelligence, Corporate Investigations, Due Diligence e Risk Intelligence, supportando imprese, professionisti e organizzazioni nella conoscenza e valutazione di persone, società e controparti in contesti nazionali e internazionali.
DeepSearch. From Data to Intelligence. From Intelligence to Decisions.

