Gli aumenti dei premi dell’assicurazione malattia obbligatoria sono in cima alle preoccupazioni della popolazione. La causa principale è evidente: la crescita costante dei costi sanitari. Sulle ragioni di fondo spesso le opinioni divergono ed emergono talvolta spiegazioni fatalistiche, come l’invecchiamento della popolazione o il progresso tecnologico e terapeutico. Fattori sicuramente impattanti, ma non esclusivi e preponderanti. Lo dice un’analisi fattuale dell’Istituto CSS per l’economia sanitaria empirica di Lucerna, dal titolo volutamente provocatorio “Wieso steigen die Prämien schneller als die Gesundheitskosten?” (Perché i premi crescono più velocemente dei costi della salute?)
Secondo lo studio, tra il 2015 e il 2024, i costi pro capite nell’assicurazione di base presso la CSS – uno dei grandi assicuratori con quasi 1,5 milioni di assicurati (2024) – sono aumentati da 3.613 a 4.410 Chf (+797) a persona. Le principali voci di crescita sono le prestazioni mediche e i medicamenti, che spiegano oltre la metà dell’incremento complessivo. L’analisi mostra come sia soprattutto da imputare a decisioni normative e amministrative, ossia l’ampliamento del catalogo delle prestazioni rimborsate dall’assicurazione di base – che porta a una crescita delle prestazioni coperte – e non di una dinamica incontrollata e incontrollabile.
Due esempi: i nuovi farmaci inseriti nella lista delle specialità rimborsate, che hanno generato una crescita dei costi pro capite, e la nuova regolamentazione della psicoterapia psicologica, che ha ampliato le prestazioni coperte. Dal 2022 i terapeuti possono infatti fatturare all’assicurazione di base su prescrizione medica, ossia il finanziamento è passato dalle complementari all’assicurazione obbligatoria. La conseguenza è un aumento sensibile dei costi, con dinamiche analoghe osservabili anche in altri ambiti, come la podologia o alcune terapie di medicina complementare. Tutto nell’interesse della salute dei cittadini-pazienti, ma con una conseguenza sull’ammontare dei premi dell’assicurazione di base.
Le prestazioni integrate nel catalogo di base non smettono di crescere. Si è così ridotta la quota di spesa privata ed è aumentata quella finanziata collettivamente: la percentuale di costi assunti dall’assicurazione è passata dal 30% (1996) al 37% (2022), mentre la spesa privata è scesa dal 41,5% al 29%. Ne consegue che i premi crescono più rapidamente dei costi sanitari, poiché devono finanziare un numero crescente di prestazioni, anno dopo anno. Insomma, l’allargamento della paletta di prestazioni rimborsate ha il suo prezzo.
Lo studio ridimensiona infine il ruolo della demografia: l’invecchiamento della popolazione spiegherebbe circa un sesto dell’aumento dei costi pro capite. Il messaggio dell’Istituto CSS è chiaro: l’aumento dei costi e dei premi riflette soprattutto decisioni normative su quali prestazioni includere e come finanziarle. Secondo gli autori dell’analisi, se volessimo frenare la crescita dei premi, dovremmo regolare diversamente il finanziamento di terapie innovative, arrestare lo spostamento del finanziamento dall’individuo verso il collettivo e/o rinunciare a prestazioni con un beneficio aggiuntivo limitato.
Queste evidenze confermano la necessità di portare il dibattito sulle priorità e sulla sostenibilità dell’assicurazione di base. Per garantire anche in futuro la solidarietà, la qualità e l’inclusione di oggi, occorrono decisioni coraggiose.
L’associazione prio.swiss e gli assicuratori malattia reputano vi siano margini per applicare misure virtuose che non intaccano le prestazioni essenziali. Esemplare è l’assoluta necessità di aumentare le cure ambulatoriali (meno care, più sicure) e di digitalizzare i processi tra i fornitori di prestazioni, come lo scambio di informazioni, per evitare inutili doppioni. Migliorando la pianificazione ospedaliera, concentrando e specializzando, si mitigano poi i costi globali producendo più qualità e sicurezza. E insieme ai medici, possiamo andare a ridurre i trattamenti inutili o superflui. In questo ambito occorre poi isolare interventi e terapie ormai superati, e forse non più necessari, accanto a una valutazione ponderata sulle nuove terapie disponibili.
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