TM    Giugno/Luglio 2026

Oltre il Gioco

La Casa da gioco di Campione ha da poco iniziato un delicato processo di rilancio, a partire da una nuova ambiziosa strategia che crei valore nel territorio. Importanti collaborazioni e una nuova risoluta gestione più aziendalista sono le chiavi di volta del nuovo progetto.

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Tutto ebbe inizio, non proprio tutto, ma certamente molto, nel 777 d.C. in piena epoca longobarda, per mano del nobile Totone. Decise infatti di lasciare una parte delle proprie terre, sulle rive del lago di Lugano, all’Abbazia di Sant’Ambrogio a Milano, demandandole canoni e regolamenti molto precisi, che sopravvissero diverse centinaia di anni all’ignaro figlio di Arochis, senza che nessuno, sino alla Rivoluzione francese e ai successivi decenni della restaurazione, osasse metterne in discussione le volontà. Era nato quello che è oggi il Comune di Campione (d’Italia), exclave italiana, dunque interamente circondato da territorio elvetico, e amministrativamente parte della provincia di Como.

La nascita del Casinò, l’ombelico della piccola realtà geografica, è invece molto più tarda, e risale al primo Novecento, segnata nei decenni successivi da notevoli vicissitudini. «Le Case da gioco, in Italia, sono sempre nate grazie a regi decreti,  a eccezione di quella di Saint Vincent, che in deroga alla legge, che vieterebbe il gioco d’azzardo, lo rendono possibile. Si tratta dunque di concessioni del Ministero dell’Interno, affidate ai Comuni, che a loro volta appaltano a società ad hoc la gestione dell’attività, dietro il pagamento di un canone. Agli italiani piace giocare, ma in Italia sono al momento attive solo quattro Case da gioco, tutte vicine ai confini, nel caso di Venezia ai Balcani, di Sanremo alla Francia, di Saint Vincent a Francia e Svizzera, e di Campione alla Svizzera, il che ha dato il la ad altri fenomeni più recenti», esordisce così Stefano Silvestri, Direttore Generale del Casinò di Campione.

Il Casinò di Campione d’Italia,
Il Casinò di Campione d’Italia, dal 2006 nella sua nuova sede, disegnata dal celebre architetto Mario Botta.

Ciononostante esistono molte forme di gioco, e ogni azzardo è diverso dall’altro. «Nel 2025 il volume del giocato ha raggiunto un nuovo record, superando i 165 miliardi di euro, in crescita del 5%, con il gioco online che ha tagliato il traguardo dei 100 miliardi. Diversamente da noi, tutte le altre forme di gioco godono di quella che si definisce ‘capillarità’. Le Case da gioco, per scelta storica, sono difficili da raggiungere e in luoghi discosti, e infatti hanno un’incidenza sul totale del giocato dell’ordine del 10%. Il restante 90%, soggetto a controlli molto blandi, è invece riconducibile a tutte le altre forme di giochi, online e sale scommesse in primis, diversamente dal bingo, che in Italia non ha mai sfondato. Nell’insieme il settore garantisce 11 miliardi annui all’erario», prosegue il direttore.

Evidentemente, il diavolo sta nei dettagli, e laddove si tratti di ‘giochi’ anche la ‘virgola’ può fare la differenza. «Nonostante la fortuna abbia una certa rilevanza, e contribuisca in misura sostanziale al fascino del gioco, non si può negare il ruolo ricoperto dalla statistica, specie sui grandi numeri. Ogni gioco è diverso, e ogni macchina può esserlo, ma anche nel caso di una classica slot machine le differenze possono essere sostanziali. In genere i casinò sono i più generosi nei confronti dei loro giocatori, e restituiscono il 95-96% del giocato, come avviene nel nostro caso; all’opposto, nei bar si viaggia intorno al 70-75%. Sono semplici numeri, indispensabili per pianificare il cash flow di una Casa da gioco, che dopo tutto è un’azienda, ma diversamente dalle altre produce denaro», rileva Silvestri.

Colpa di molti film, l’idea che hanno le persone di un Casinò è ferma agli anni Ottanta, dunque moquette, nuvole di fumo, alcolici… non è più così, e non vogliamo essere così. Guardiamo a un nuovo modello; i prossimi anni saranno infatti all’insegna di eleganza e raffinatezza, lasciando che siano i numeri a fare il resto

Roberto Maria Guarini

Roberto Maria Guarini

Presidente del Board del Casinò di Campione

In molti settori storia e cultura locale hanno avuto la forza di plasmare equilibri che hanno sorprendentemente a lungo frenato l’avanzare del tempo, e l’arrivo di nuove mode. Il gioco non fa eccezione. «Nel nostro territorio, accanto a Campione, in Ticino sono attive ben tre Case da gioco, Mendrisio, Locarno e Lugano, retaggio della vivacità della Piazza finanziaria di un tempo, e che negli ultimi anni hanno capitalizzato fortune e sfortune altrui. La peculiarità del settore, al pari di molti altri casi, è che la distruzione dell’offerta, non frena la domanda. I giocatori vogliono giocare, ed è qui che si inserisce l’importanza di localizzazione e accessibilità dell’azienda, prossima a grandi arterie stradali, così da contenere i tempi di viaggio, che rimangono significativi. Questi ‘freni’ logistici, chi da Roma voglia recarsi in un Casinò dovrebbe percorrere almeno 630 km, hanno negli ultimi anni stimolato la forte crescita delle altre forme di gioco, ma non certo limitato il fenomeno; senza contare tutti gli altri ostacoli alla concorrenza. Le Case da gioco sono il canale più sicuro e controllato, quello che offre le garanzie più elevate, e che fa in più modi selezione tra i giocatori», sottolinea il direttore.

Al netto delle molte possibili peculiarità, o delle specifiche normative, un Casinò è dunque un’azienda, e in quanto tale vede nei numeri la propria raison d’être. «La matematica è la migliore alleata delle Case da gioco, che come tutte le aziende possono fallire, ma, al netto di condotte irrazionali da parte dei soggetti responsabili, difficilmente chiuderanno. Sono aziende, e in quanto tali le persone fanno la differenza. Nonostante non godano di grande apprezzamento, continuo a essere convinto che anche nel nostro settore il management abbia un ruolo cruciale, e che non tutti possano ricoprire ogni incarico. Ogni Casa ha una serie di figure chiave che possono essere divise tra funzioni amministrative e operative. L’equivalente delle ‘operation’ sono i giochi, con il relativo personale che riferisce al direttore giochi; in ambito amministrativo operativo di sala, invece, una figura chiave è il responsabile della Cassa Assegni, per chi ne è dotato, che consente al cliente di acquistare mezzi di gioco tramite assegno. Tutti rispondono al Direttore generale, che deve avere una visione d’insieme dell’intera struttura, e monitorarne il buon andamento, riportando al Board di cui fa parte», prosegue Silvestri.

Pur in presenza di quello che non è un dettaglio, un altro. «I Casinò per loro natura sono aziende pubbliche, ne riflettono dunque tutti i limiti, con le conseguenti logiche che un’azienda privata mal tollererebbe, oltre a godere evidentemente tutti i pregi. Durante il mio lungo percorso professionale, nei Casinò dal 1992, ho ricoperto tutte le principali funzioni su entrambi i fronti, diversi ma ugualmente delicati. Si tende a pensare che i giochi siano tali, e che dunque la loro disposizione sia affidata al caso; in realtà il compito dei responsabili area, ruote o carte, e del direttore giochi, è proprio alimentare le sinergie tra le diverse tipologie, facilitando la ‘produzione’. Il direttore della Cassa Assegni deve essere invece in grado di decidere sino a quando ‘far credito’ al giocatore, alimentando il gioco in misura sostenibile per le persone, e per la Casa», evidenzia il direttore.

Quando la produzione è il denaro molte cose cambiano, e altre assumono un’importanza diversa. «Fidarsi dei propri collaboratori è ancora più rilevante, dal croupier a un manager, pur con tutte le specificità del caso. Non tutti sono uguali, ma nei loro ruoli anche un croupier può fare la differenza. Se la matematica non è un’opinione, il buon funzionamento di un Casinò è dato dalla presenza costante di giocatori che stabilizzano il cash flow, ma che tra vincite e perdite devono essere sempre in grado di tornare, ragione per cui le Case sono le più generose nel ritornare la quasi totalità del giocato, diversamente dagli altri. Il Direttore generale deve dunque capire le persone che ha a disposizione e valorizzarle, assegnando loro i giusti incarichi, nell’interesse della Casa e del gioco», riflette Silvestri.

Interno del Casinò di Campione d’Italia
Un primo passo della ripartenza è stato trovare una partnership per una ristorazione stellata, da abbinare a un restyling degli ambienti

Eppure la concorrenza è forte, e il settore non dei più facili, nonostante la forte crescita degli ultimi anni, e qualche vicissitudine tutta locale. «Da quando siamo ripartiti, dunque il 2022, stiamo crescendo bene, a dimostrazione che continuiamo a godere di una certa reputazione presso i nostri giocatori. Rispetto ai 40 milioni di euro di ricavi del 2022, e i circa 60 dell’anno scorso, con un po’ di fortuna a dicembre contiamo di tagliare il traguardo dei 70 milioni, avendo già estinto tutti i debiti pregressi. Ad aver reso possibile la ripartenza ha contribuito in misura sostanziale un accordo con il Gruppo austriaco Novomatic, gigante del settore delle slot machine, che costituiscono anche il 70-75% dei nostri ricavi, e che al momento ci sta consentendo di non avere alcun debito con il settore bancario. Certo, molto è cambiato, siamo estremamente attenti ai costi, e anche il personale è stato ridimensionato, ma la roulette è tornata a girare», precisa il direttore.

Si esce infatti da anni difficili, segnati dall’emergenza pandemica, e una delicata situazione di finanza pubblica, eppure qualcosa sta cambiando, e le prospettive sembrano incoraggianti. «Le responsabilità in capo all’azienda sono delle più impegnative. Campione è un piccolo comune, di meno di 2mila abitanti, e il Casinò è da sempre il principale datore di lavoro, oltre che contribuente; è l’attrazione turistica, e l’unica ragione, forse a torto, per cui qualcuno dovrebbe venirci. Il Comune è anche il nostro unico azionista, ma nuovi accordi, estremamente puntuali, ne regolano i rapporti, a rimarcare un’importante cesura con il passato», enfatizza Roberto Maria Guarini, Presidente del Board del Casinò di Campione.

Il buon funzionamento di un Casinò è dato dalla presenza costante di giocatori che stabilizzano il cash flow, ma che tra vincite e perdite devono essere sempre in grado di tornare, ragione per cui le Case sono le più generose nel ritornare la quasi totalità del giocato, diversamente dagli altri operatori del settore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Direttore Generale del Casinò di Campione

In sella dal dicembre scorso, si inserisce all’interno di una nuova strategia, più aziendalista. «Arrivo dal mondo dell’Automotive, e conosco da moltissimo tempo il Comune, pur non essendo mai stato legato professionamente a una Casa da gioco. Ho accettato con grande entusiasmo la sfida, e abbiamo posto da subito le basi per un nuovo corso. Questa è un’azienda pubblica, che incidentalmente produce denaro, ma che deve essere gestita come una privata, lasciando che siano i numeri, e non la fortuna, a guidarla. Dunque, si tratta di guardare ai costi, ai ricavi, e soprattutto ai margini. Non ci possiamo permettere di sbagliare, e stiamo lavorando perché non succeda, irrobustendo in primis la Governance», prosegue il presidente.

Le peculiarità di un Casinò restano però tutte sul tavolo, e i nodi da sciogliere certamente non mancano. «Abbiamo una squadra importante, e di esperienza, con un obiettivo chiaro, e condiviso. Non si tratta dunque di imporre qualcosa, ma di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di molti, ma sempre nell’interesse dell’azienda. Diversamente dagli altri Casinò italiani, abbiamo responsabilità sociali verso molte più persone, il che ci costringe a procedere con estrema cautela, ma a farlo e in tempi celeri. Non si tratta dunque di elaborare una strategia brillante ma astratta, lasciandola a decantare anni, coinvolgendo importanti società di consulenza o esperti internazionali, ma di riflettere, e agire con risolutezza, come stiamo già facendo», rileva Guarini.

La ripartenza

Evoluzione di ospiti e ricavi dal 2022 (in unità, e mln eur)

Evoluzione di ospiti e ricavi dal 2022 (in unità, e mln eur)
Fonte: Casinò di Campione.

Pur misurandosi con i limiti che solo l’operatività rivela, qualcosa si sta muovendo.  «In termini di superfici è il Casinò più grande d’Europa, e noi ne occupiamo circa un terzo, ragion per cui abbiamo lavorato diversi mesi affinché si potesse aprire una struttura alberghiera. La conformazione architettonica dell’edificio, però, lo impedisce. Siamo invece riusciti a portare uno chef stellato nel nostro ristorante, che è un primo importante tassello già visibile. Alla ristorazione, dovrebbe affiancarsene un secondo, in tempi ragionevoli, che vorrebbe guardare invece al mondo accademico, accogliendo nei nostri spazi corsi universitari di Hospitality e Management», chiarisce il presidente.

L’obiettivo è chiaro: diversificare, non la produzione, ma le potenziali fonti d’interesse. «Vorremo anche sviluppare collaborazioni con il mondo dell’arte e della cultura, ponendole sotto il cappello di una fondazione, cui stiamo già lavorando, ma che richiederanno tempi più lunghi. Vogliamo ampliare l’offerta, diversificare le attività, destinandovi delle risorse pur limitate, e senza attendersi un ricavo diretto. Vogliamo investire sul territorio, dando alle persone delle ragioni in più per venire a Campione, a oggi monoprodotto, guardando a un bacino di pubblico più ampio, come le famiglie, e senza che questo debba automaticamente tradursi in nuovi giocatori», nota Guarini.

Sullo sfondo stereotipi molto difficili da sradicare. «Colpa di molti film, l’idea che hanno le persone di un Casinò è ferma agli anni Ottanta, dunque moquette, nuvole di fumo, alcolici… non è più così, e non vogliamo essere così. Guardiamo a un nuovo modello di Casa da gioco. I prossimi anni saranno infatti all’insegna di eleganza e raffinatezza, lasciando che siano i numeri dell’azienda a fare il resto», conclude il Presidente del Board.

Si tratta dunque di un nuovo inizio, con una rotta precisa, che solo il tempo e le ‘stelle’ sapranno dimostrare se chiara e sostenibile, al netto di qualche inevitabile correzione e ritracciamento. L’obiettivo è però chiaro, seppur ambizioso: diventare il più grande Casinò d’Europa, essendo oggi il Casinò più grande in Europa.

Al termine di alcuni mesi di confronto e sperimentazioni, tra cui due cene stellate offerte a un pubblico ristretto, il 5 maggio è stato ufficializzato l’accordo tra lo chef stellato Claudio Sadler (in foto), e il Casinò di Campione, che hanno rilanciato il ristorante al settimo piano della struttura, il nuovo: Riviera Restaurant by Sadler, affidato allo chef resident Fabio Busnelli.
Lo chef stellato Claudio SadlerIl progetto è semplice nei suoi obiettivi: nel solco della tradizione del Nord Italia, rispettare stagionalità e materia prima, con un’offerta in grado di coniugare sostanza ed eleganza, in chiave sostenibile. Dunque, scelta degli ingredienti e limitazione degli sprechi, nel rispetto della filosofia dello chef milanese. «Oggi ho 70 anni, ma già a 14 sapevo ciò che avrei fatto. Mi piace mangiare cose semplici, e amo cucinare anche per la mia famiglia. Penso che quando si cucina per sé stessi sia un vero atto d’amore, che esula da una dimensione più professionale. Preparare un menù solitamente richiede tre mesi, ed è un’operazione che coinvolge più persone, un dibattito acceso, e che sfocia in un attento processo di ricerca degli ingredienti. Il gusto deve rimanere la principale preoccupazione di uno chef», conclude Sadler.

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