TM    Dicembre 2025

Quando non serve

Formulare un Outlook finanziario è da tempo che ha perso di senso; le dinamiche che reggono i mercati sono cambiate, dunque semplicemente speriamo non succeda nulla. L’Opinione di Maurizio Novelli, Senior Portfolio Manager di Lemanik Global Strategy Fund di Lemanik Invest.

di Maurizio Novelli

Senior Portfolio Manager di Lemanik Invest, innovative and liquid Alternative investments division

Quando ho iniziato la mia carriera nel settore finanziario, nel lontano 1984, sono subito stato attirato dall’immagine del Toro e dell’Orso che esprimono l’ottimismo e il pessimismo del mercato azionario. In particolare mi ha colpito il fatto che, di solito, il toro ha l’anello al naso. Mentre l’orso esprime di fatto l’immagine di un animale schivo ma essenzialmente libero, il toro, nella sua immagine di forza ed esuberanza, rappresenta però un animale che vive in cattività, è solitamente in un recinto e ha il destino praticamente segnato, dato che finisce al macello o in qualche spettacolo di Corrida. Esiste un caso nel quale il toro viene lasciato libero ed è in concomitanza con la festa di San Firmino a Pamplona, ma quel momento è di breve durata e generalmente incorna qualcuno e fa disastri.

A parte il folklore, appare oggi abbastanza difficile (e anche poco credibile) formulare un Outlook per i mercati finanziari senza scadere nelle solite cose banalmente già note, salvo poi accorgersi che qualsiasi cosa accada nulla accade. Dazi, guerra commerciale, debiti fuori controllo, inflazione, guerre, pandemie, politiche monetarie restrittive e valutazioni fuori di testa non hanno più alcun effetto sulle variabili finanziarie. Il motivo è molto semplice: i mercati sono di fatto nazionalizzati.

Mi rendo conto che affermare questo possa dare molto fastidio in un settore dove oggi sono tutti convinti che la generazione delle performance sia il frutto di decisioni ponderate. Tuttavia i tassi d’interesse sui Treasuries sono sottoposti a un feroce ‘controllo della curva’ introdotto dalla gestione Yellen e ora rafforzato dalla gestione Bessent. Mentre la narrazione che il sistematico Buy on Dip è opera del cliente retail è credibile solo se appartieni alla categoria di coloro che hanno ‘l’anello al naso’, dato che è abbastanza evidente che l’investitore privato non ha la forza finanziaria per intervenire quando si innesca un risk off da centinaia di miliardi di dollari all’ora. Tale è ormai l’impatto colossale dei derivati che influenzano l’andamento del day trading.

Un noto analista finanziario americano, Graham Summers, ha recentemente affermato che il bull market di Wall Street è una questione di “sicurezza nazionale”. Sono assolutamente d’accordo su tale opinione, dato che un’economia basata su debito speculativo non solvibile, leverage e finanza spregiudicata, non ha altro scopo se non quello di pompare bolle speculative per creare ricchezza che non riesce più a produrre con l’economia reale. Tuttavia, se questo è il modello, il destino del toro è sempre e comunque segnato, anche se l’animale è ora assunto al ruolo di “sicurezza nazionale”. Nel frattempo si è anche assistito al licenziamento del responsabile dell’ufficio di statistica che pubblica i dati sull’economia americana e il capo economista di Goldman Sachs è stato minacciato di licenziamento per aver scritto opinioni poco gratificanti sullo stato dell’economia.

Da almeno tre anni sostengo che i dati macro pubblicati dal Governo americano non sono credibili, o lo sono quanto quelli cinesi. A questo punto è lecito chiedersi che Outlook sia possibile formulare se l’intero settore, infarcito da migliaia di analisti, è messo in questo modo e i mercati, i dati macro, i dazi e i tassi d’interesse sono tutti fattori di “sicurezza nazionale”. Anche la Fed, tra non molto, non potrà più definire liberamente la politica monetaria per le stesse ragioni.

Toro finanza

Anche in Cina sta accadendo la stessa cosa: i mercati azionari sono ora controllati da un fondo d’intervento pubblico, le società pubbliche quotate vengono sovvenzionate dallo stato per fare i buy-back e i dati macro non vengono più pubblicati con i dettagli necessari a capire, il tutto per questioni di “sicurezza nazionale”.

La differenza tra Cina e Stati Uniti è che i cinesi non hanno vergogna a dirlo, mentre per la finanza americana, ammettere che sei finito sotto il controllo statale è un’onta indicibile. A quale titolo chiedi commissioni di performance se le stesse sono generate dal costante intervento pubblico quando c’è il rischio che il mercato possa scendere?

In questi giorni ricevo decine di analisi da parte di tutte le società finanziarie del mondo che propongono le loro previsioni e finiscono di norma tutte nel cestino. Perché dovrei proporre dunque un mio Outlook se so come stanno le cose e tutto il sistema è poco credibile? Perfino le trimestrali delle società quotate non sono più credibili, dato che la Sec, proprio a causa delle continue rettifiche post pubblicazione, ha dovuto introdurre la norma che obbliga i Ceo a confermare dopo tre mesi quello che hanno pubblicato prima, dato che le trimestrali sono tutte ‘pro forma’.

A questo punto l’unico possibile Outlook che potrei elaborare si basa solo su due scenari: il mercato ‘nazionalizzato’ riesce ancora ad evitare tutti i Black Swan che gli girano intorno da tempo, oppure scoppia una crisi e tutto scappa di mano. Purtroppo si opera in un contesto dove, nonostante il costante intervento pubblico e i bail-out garantiti dalla Fed, l’economia non riesce a crescere senza lo stimolo fiscale continuo e i mercati non reggono se manca l’intervento dettato da questioni di “sicurezza nazionale”.

Quindi non possiamo avere scenari intermedi: o sali o scendi. Il rischio vero di tale situazione è che gli Stati Uniti dipendono dalla tenuta della bolla speculativa e si trovano costretti a gonfiarla a oltranza, perché un suo cedimento avrebbe ripercussioni devastanti. Tuttavia, si è tutti consapevoli del gioco nel quale ci siamo infilati e la paura che prima o poi questo andazzo possa finire rende tutto molto precario, dato che tutti stanno partecipando al gioco con l’intenzione di uscirne a razzo prima che finisca male.

È proprio la generale consapevolezza del rischio che rende tutto molto fragile, dato che il sistema è vulnerabile a un cedimento della propensione al rischio come non mai. Per questo motivo si è scelto di fare di tutto per continuare a sostenere tale propensione, che deve rimanere sempre ai massimi.

La bolla speculativa non può essere ‘sgonfiata’ senza procurare una crisi e il sistema non può reggere una crisi senza compromettere la competizione geopolitica tra Cina e Stati Uniti. Uno dei motivi per il quale i mercati sono stati nazionalizzati è questo, un altro è celato nelle perdite nascoste nello Shadow Banking System americano, che con oltre 100 trilioni di dollari di asset speculativi costituisce il vero Black Swan in circolazione che fa paura alla Fed, alle banche che hanno fornito il leverage e al ministro del Tesoro, Bessent.

Le due potenze economiche mondiali in competizione tra loro sono due malati che si infliggono danni a vicenda nella speranza che prima o poi uno dei due cada. Le ripercussioni di tale conflitto sono già evidenti e non promettono nulla di buono per le prospettive di crescita e sviluppo dell’economia globale e liberale che ha generato ricchezza dal 1980 al 2008.

In realtà è stata la crisi finanziaria del 2001 che ha messo fine a un ciclo di sviluppo basato sulla crescita dei redditi e ha aperto un ciclo di crescita basato sul debito e sulle bolle speculative (allora nel Real Estate oggi in borsa). Debito e bolle speculative hanno cercato di sostituirsi alla crescita dei redditi reali ma appare evidente a tutti che tale modello non è sostenibile.

Quindi l’Outlook difficilmente ha scenari intermedi e rimarremo ancora sospesi tra un bull market ‘garantito’ dallo Stato o una crisi provocata dall’insostenibilità di tutto quello che si è fatto dal post Covid in poi per contrastare una crisi strutturale del sistema. Elaborare un Outlook in un contesto dove nessuno può essere negativo per questioni di “sicurezza nazionale” non ha più alcun senso e dunque le previsioni per il 2026 si basano solo sulla speranza che tutto rimanga così e non accada nulla di particolarmente rilevante.

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