TM    Ottobre 2025

Ponti di sviluppo

Il 2025 segna una svolta nella storia infrastrutturale europea, con una centralità che non si vedeva da decenni. A fare la parte del leone la Germania, ma anche la Difesa. L’Opinione di Arthur Jurus, Head Investment Office Private Bank e e Giacomo Bozzola, Strategist di Oddo Bhf Switzerland.

Arthur Jurus

di Arthur Jurus

Head Investment Office Private Bank di Oddo Bhf Switzerland

Il 2025 ha segnato per l’Europa l’avvio di un nuovo ciclo d’investimenti in infrastrutture. Dopo anni di sottofinanziamento, il fabbisogno stimato supera i 600 miliardi di dollari, con un divario di oltre 100 miliardi tra il fabbisogno e lo stanziato. La svolta è arrivata dalla Germania, che ha modificato la sua Costituzione abolendo il Schuldenbremse, aprendo così la strada a spese straordinarie in due settori chiave: infrastrutture e difesa. Il piano prevede 500 miliardi di euro in dieci anni (l’11,6% del Pil), con la partecipazione diretta dei Länder, autorizzati a emettere prestiti fino allo 0,35% del Pil ogni anno.

Nel 2025, gli investimenti europei in infrastrutture ammontano a circa 575 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno supera i 710. I trasporti rimangono il settore più carente, seguiti dalle infrastrutture sociali ed energetiche. Le rinnovabili e le reti digitali, sebbene essenziali per la sovranità industriale e climatica, rimangono sottofinanziate.

L’Unione Europea e le istituzioni finanziarie hanno reagito con maggiore determinazione. La Banca Europea per gli Investimenti ha aumentato il proprio massimale a 100 miliardi di euro, destinando una quota crescente alla sicurezza e alla resilienza energetica. Il bilancio Ue per il periodo 2028-2034 prevede 30 miliardi di euro per le reti energetiche e oltre 50 miliardi per la digitalizzazione.

Allo stesso tempo, la difesa è tornata al centro delle preoccupazioni. Il secondo mandato di Donald Trump ha riacceso il dibattito sul ‘riarmo’ europeo. In occasione del vertice Nato di giugno, è stato fissato l’obiettivo di portare la spesa dei membri al 5% del Pil entro il 2035: il 3,5% per la difesa in senso stretto e l’1,5% per le infrastrutture a duplice uso. Raggiungere questo obiettivo significherebbe quasi raddoppiare i livelli attuali (media del 2,2%), con una spesa complessiva di circa 4,2 trilioni di dollari in dieci anni, di cui un terzo destinato a infrastrutture.

Fame di risorse

Domanda e offerta annua di investimenti in infrastrutture in Europa (usd mld)

Domanda e offerta annua di investimenti in infrastrutture in Europa (usd mld)
Fonte: Oddo Bhf 2025. Il fabbisogno di investimenti in infrastrutture nell’Eurozona raggiungerà nei prossimi anni livelli di guardia.

L’impatto macroeconomico dipenderà dalla qualità della spesa. Secondo la Commissione, un aumento di 1,5 punti percentuali del Pil potrebbe generare una crescita compresa tra lo 0,3% e lo 0,6%, ma solo se i fondi saranno allocati in modo mirato, a sostegno dell’innovazione.

Questa nuova fase offre opportunità concrete agli investitori. Tra le aziende più interessanti, Ferrovial è coinvolta in progetti strategici come Rail Baltica e vari progetti di treni ad alta velocità, entrambi cofinanziati dall’Ue. Heidelberg Materials, il principale produttore di cemento in Germania, beneficia del forte aumento della domanda di calcestruzzo e materiali da costruzione nel Paese e oltre. La svizzera Abb fornisce tecnologie chiave per le reti intelligenti e la modernizzazione energetica. Webuild, già attiva nei lavori pubblici in Italia e nell’Europa centrale e orientale, è anche tra i principali beneficiari della ripresa delle infrastrutture, in particolare nel settore ferroviario.

Nel settore della difesa, Rheinmetall ha ottenuto ordini record per munizioni e veicoli blindati, sostenuti dal fondo speciale tedesco e dagli obiettivi della Nato. Ha inoltre rafforzato la sua catena di approvvigionamento grazie ad acquisizioni volte a ridurre la sua dipendenza dall’estero. Thales è presente nei settori dei radar, della sicurezza informatica e dei satelliti e partecipa a programmi congiunti per la difesa aerea europea.

Gli investimenti presentati costituiscono una svolta storica per l’Unione Europea, attuata di concerto tra i vari Paesi, Germania in primis. Questo nuovo piano apre nuove opportunità di investimento solide sull’azionario, sia nel settore delle infrastrutture che in quello della difesa.

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