Il 2025 ha segnato per l’Europa l’avvio di un nuovo ciclo d’investimenti in infrastrutture. Dopo anni di sottofinanziamento, il fabbisogno stimato supera i 600 miliardi di dollari, con un divario di oltre 100 miliardi tra il fabbisogno e lo stanziato. La svolta è arrivata dalla Germania, che ha modificato la sua Costituzione abolendo il Schuldenbremse, aprendo così la strada a spese straordinarie in due settori chiave: infrastrutture e difesa. Il piano prevede 500 miliardi di euro in dieci anni (l’11,6% del Pil), con la partecipazione diretta dei Länder, autorizzati a emettere prestiti fino allo 0,35% del Pil ogni anno.
Nel 2025, gli investimenti europei in infrastrutture ammontano a circa 575 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno supera i 710. I trasporti rimangono il settore più carente, seguiti dalle infrastrutture sociali ed energetiche. Le rinnovabili e le reti digitali, sebbene essenziali per la sovranità industriale e climatica, rimangono sottofinanziate.
L’Unione Europea e le istituzioni finanziarie hanno reagito con maggiore determinazione. La Banca Europea per gli Investimenti ha aumentato il proprio massimale a 100 miliardi di euro, destinando una quota crescente alla sicurezza e alla resilienza energetica. Il bilancio Ue per il periodo 2028-2034 prevede 30 miliardi di euro per le reti energetiche e oltre 50 miliardi per la digitalizzazione.
Allo stesso tempo, la difesa è tornata al centro delle preoccupazioni. Il secondo mandato di Donald Trump ha riacceso il dibattito sul ‘riarmo’ europeo. In occasione del vertice Nato di giugno, è stato fissato l’obiettivo di portare la spesa dei membri al 5% del Pil entro il 2035: il 3,5% per la difesa in senso stretto e l’1,5% per le infrastrutture a duplice uso. Raggiungere questo obiettivo significherebbe quasi raddoppiare i livelli attuali (media del 2,2%), con una spesa complessiva di circa 4,2 trilioni di dollari in dieci anni, di cui un terzo destinato a infrastrutture.
L’impatto macroeconomico dipenderà dalla qualità della spesa. Secondo la Commissione, un aumento di 1,5 punti percentuali del Pil potrebbe generare una crescita compresa tra lo 0,3% e lo 0,6%, ma solo se i fondi saranno allocati in modo mirato, a sostegno dell’innovazione.
Questa nuova fase offre opportunità concrete agli investitori. Tra le aziende più interessanti, Ferrovial è coinvolta in progetti strategici come Rail Baltica e vari progetti di treni ad alta velocità, entrambi cofinanziati dall’Ue. Heidelberg Materials, il principale produttore di cemento in Germania, beneficia del forte aumento della domanda di calcestruzzo e materiali da costruzione nel Paese e oltre. La svizzera Abb fornisce tecnologie chiave per le reti intelligenti e la modernizzazione energetica. Webuild, già attiva nei lavori pubblici in Italia e nell’Europa centrale e orientale, è anche tra i principali beneficiari della ripresa delle infrastrutture, in particolare nel settore ferroviario.
Nel settore della difesa, Rheinmetall ha ottenuto ordini record per munizioni e veicoli blindati, sostenuti dal fondo speciale tedesco e dagli obiettivi della Nato. Ha inoltre rafforzato la sua catena di approvvigionamento grazie ad acquisizioni volte a ridurre la sua dipendenza dall’estero. Thales è presente nei settori dei radar, della sicurezza informatica e dei satelliti e partecipa a programmi congiunti per la difesa aerea europea.
Gli investimenti presentati costituiscono una svolta storica per l’Unione Europea, attuata di concerto tra i vari Paesi, Germania in primis. Questo nuovo piano apre nuove opportunità di investimento solide sull’azionario, sia nel settore delle infrastrutture che in quello della difesa.
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