
Come è possibile che una start up svizzera, con solo 20 milioni di franchi raccolti in quasi dieci anni, un sistema almeno 300 volte più piccolo dei modelli Ai all’avanguardia e una ventina di collaboratori, riesca a competere con i colossi globali dell’Intelligenza artificiale? La domanda sorge spontanea guardando al benchmark internazionale Arc-Agi-2, dove l’anno scorso la losannese Giotto.ai ha fatto corsa in testa nella capacità di risolvere problemi logici, davanti ai leader del settore.
«Le principali caratteristiche che conferiscono a Giotto.ai un vantaggio competitivo nel campo dello sviluppo dell’AI riflettono la sua capacità di creare una tecnologia basata su un sistema in grado di adattarsi e apprendere da situazioni sconosciute, replicando il ragionamento del cervello umano, con la sua flessibilità e creatività. Mentre i grandi nomi dell’intelligenza artificiale si basano principalmente sui Large Language Models (Llm) e riempiono le loro capacità di memoria con trilioni di dati, noi cerchiamo di permettere al sistema di comprendere i principi alla base di un problema, anche quando si trova davanti a una situazione che non ha mai visto prima, facendo funzionare in tempo reale il ragionamento e il processo di verifica», spiega Aldo Podestà, cofondatore e Ceo di Giotto.ai. Una scommessa sul reasoning, dunque, per avvicinarsi con l’AI generale (Agi) alle abilità cognitive umane invece di puntare sull’uso massivo di potenza computazionale.
Una prospettiva rivoluzionaria
La scelta stessa del suo nome è eloquente: come il maestro del Trecento fiorentino ha rivoluzionato l’arte occidentale introducendo la prospettiva empirica e una nuova sensibilità nella rappresentazione dell’uomo, così Giotto.ai ambisce a sviluppare la terza dimensione dell’Intelligenza artificiale.
È al Politecnico federale di Losanna che la passione per il machine learning ha fatto incontrare Aldo Podestà e Francesco Palma, arrivati dall’Italia per studiare matematica, con Wallyson Leimes de Oliveira, brasiliano in Svizzera sin dall’adolescenza. Prima ancora di fondare nel 2017 la loro start up, si sono cimentati in competizioni internazionali, come quella dedicata alla previsione della durata delle corse dei taxi a New York. «Molto presto ci siamo interessati a tecniche di ragionamento efficienti, convinti che vi fosse spazio per architetture più intelligenti che non cedessero al gigantismo, concentrandoci quindi sull’efficienza ed evitando una corsa in avanti insostenibile per le risorse del pianeta», ricorda il cofondatore.
La vera sfida è stata raccogliere i fondi per sviluppare la tecnologia. La spin-off dell’Epfl inizia a convincere i primi investitori, raccoglie 10 milioni di euro, recluta ricercatori da Svizzera, Italia e Romania e, approfittando di un importante cambiamento normativo nel campo della documentazione medica, dove quantità industriali di letteratura e documenti dovevano essere adeguate alle nuove norme, crea una prima applicazione, venduta nel 2022 alla maggiore società americana di regolamentazione nel settore. Ma si rimane a livelli decisamente modesti anche rispetto a player europei come Mistral. «Paradossalmente, proprio i vincoli finanziari sono stati l’occasione per concentrarsi sull’efficienza del ragionamento e rimanere focalizzati per sette anni sulla ricerca pura, guadagnando così molto anticipo nel campo del ragionamento e dei transformer. Lo scorso autunno, in particolare dopo la visibilità acquisita con il concorso Arc-Agi, ci siamo invece ritrovati d’improvviso ad affrontare discussioni legate all’aumento di capitale della società, a scegliere la giusta strategia per il futuro e a resistere ai tentativi di acquisizione o persino di smantellamento del team», confessa il Ceo di Giotto.ai.
L’equazione della portabilità
Eliminare la necessità di immense quantità di dati per addestrare il sistema, presenta inoltre il non trascurabile vantaggio di ridurre considerevolmente il costo per operazione. La differenza non è soltanto finanziaria. Più compatto e meno energivoro, il modello di Giotto.ai può funzionare sull’infrastruttura propria del cliente, su una workstation o su un server fornito dalla società stessa, a partire da una singola Gpu. Aldo Podestà lo riassume con un’equazione vincente: «Modello e sistema di piccole dimensioni + efficienza del reasoning = portabilità = possibilità di implementare il sistema dove l’utente lo desidera = controllo totale sui propri dati».
Il tema è particolarmente rilevante per settori come difesa e sicurezza, sanità, amministrazione pubblica, ma anche aziende che gestiscono informazioni proprietarie e sensibili, o il mondo scientifico e accademico – fra i principali target a cui punta la start up. Un esempio concreto è arrivato nei giorni scorsi con Groupe Mutuel. L’assicuratore svizzero, che conta oltre 1,3 milioni di clienti, sta testando il modello Giotto.ai in diversi casi d’uso, con l’obiettivo di implementarlo nella propria infrastruttura. Tra clienti e partner già annunciati figurano inoltre Armasuisse, Ruag, Sap, Kps Consulting e la Fachhoschschule Nordwestschweiz (Fhnw). Altri contratti sono in fase di finalizzazione, anche in ambito ospedaliero e aziendale.
Il modello di business si basa sulla commercializzazione della licenza, combinando software e hardware. «Ci stiamo avvicinando alla redditività operativa. Gli investimenti restano fortemente concentrati sulla ricerca. Il nostro primo obiettivo è assumere persone altamente qualificate per garantire la nostra leadership nella ricerca tecnologica e migliorare la capacità commerciale. Siamo in discussione con partner finanziari e industriali per scalare, ma è ancora troppo presto per anticipare i dettagli», nota il Ceo.

Un’AI civica ed europea
Accanto al sistema completo per clienti e partner, quest’estate è stata lanciata una versione alleggerita destinata al grande pubblico. Accessibile gratuitamente dal browser, Giotto Open offre funzioni di scrittura, analisi, ricerca, trattamento di documenti, supporto al coding e produttività quotidiana. L’infrastruttura cloud è ospitata in Europa, su server di ultima generazione Nvidia B300. «Non si tratta né di una piattaforma chiusa, né di un semplice prodotto commerciale in abbonamento, ma di uno strato di intelligenza accessibile a tutti. Giotto.ai compie così un nuovo passo nella sua missione: diventare un’infrastruttura di AI civica sviluppata in Svizzera per il mondo intero», afferma il Ceo.
Questo dispiegamento testimonia l’impegno della start up a favore della sovranità tecnologica europea. La Svizzera offre molto più di una cornice, con un ecosistema eccellente tra scuole universitarie, talenti, aziende all’avanguardia e condizioni quadro ideali. La partita, però, non può essere giocata soltanto in casa. «Crediamo fermamente nello sviluppo di un’offerta europea e di un sistema di valori e di funzionamento in rete che possa offrire un’alternativa credibile e concorrenziale ai giganti americani e cinesi. Per riuscirci, è escluso lavorare da soli, nel proprio angolo: bisogna essere pronti, come Continente, a prendere rischi e iniziative. Abbiamo i cervelli, le competenze, le condizioni quadro, ora servono coordinamento e maggiori investimenti pubblici e privati. Ci vediamo come un ingranaggio di questo sviluppo», conclude il Ceo Aldo Podestà.
Proprio come sette secoli fa Giotto ha rivoluzionato la pittura superando la bidimensionalità e conferendo realismo ai suoi personaggi, così la start up losannese introduce una terza dimensione nell’Intelligenza artificiale: più efficace, portabile, accessibile, ma anche più sicura e sostenibile.
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