TM    Dicembre 2025

Parola dell’anno: dazi, o forse no?

In uno scenario mondiale economico e politico sempre più volatile e incerto, il sentiment delle imprese si conferma neutro, limando facili ottimismi e cosmici pessimismi. Ai e tecnologia restano parte della soluzione, ma aumenta la sensibilità ai costi. Interviene Philippe Obrist, Responsabile Clientela aziendale di Raiffeisen Svizzera.

di Giulio De Biase

Redattore di finanza

Anni e mesi incerti per le imprese, al pari del più ampio mondo del lavoro, segnati da colpi di scena repentini, svolte epocali, e dinamiche di lungo periodo destinate a cambiarne gli equilibri in misura sostanziale nell’arco di ormai breve tempo. Qualche esempio, senza sforzi d’immaginazione? Dazi, geopolitica, demografia, tecnologia… raccogliere i dati, e cogliere il sentiment di mercato non è dunque mai stato più importante, ma al tempo stesso complesso. «Tra agosto e settembre abbiamo condotto un’approfondita analisi congiunturale su quali siano gli umori delle Pmi svizzere, a fronte dell’insicurezza alimentata anche dalla nuova politica commerciale americana. Inutile dire che all’epoca i dazi fossero al 39%, e con poche speranze di riportarli al 10, a novembre sono invece scesi, il che non dovrebbe però stupire eccessivamente. Tariffe troppo alte scoraggiano la domanda, il che riduce le entrate doganali per Washington, l’obiettivo invece dichiarato. Ciononostante i risultati della nostra indagine, specie se confrontati con quelli raccolti nel 2024, offrono interessanti spunti di riflessione», esordisce così Philippe Obrist, Responsabile Clientela aziendale di Raiffeisen Svizzera.

Si tratta infatti della seconda edizione della medesima ricerca, condotta a 12 mesi di distanza dalla precedente, con nuove evidenze e differenze che sono andate segnalandosi, anche su base geografica. «È interessante notare ad esempio la percezione che hanno le aziende della Svizzera romanda rispetto al dato aggregato nazionale già nell’individuazione dell’intensità delle tre principali sfide che si sono trovate a gestire negli ultimi mesi, con l’incidenza sostanziale che hanno avuto chiaramente i dazi. In testa si confermano i vincoli normativi e burocratici, collezionando un impressionante primo posto per il 65,3% delle imprese, ma era il 76,4 l’anno scorso. A seguire l’incertezza economica, per il 57,2% del campione, in crescita di 6,9 pp, e a chiudere stabilmente il podio la carenza di personale qualificato. In Romandia al primo posto si collocano però i dubbi sulla crescita, ossia l’effetto dei dazi su economia ed export, per evidenti ragioni, e solo a seguire le lungaggini burocratiche e l’onere normativo», rileva l’esperto.

Conferme e sorprese si registrano però anche nel come le imprese si stiano attrezzando per far fronte a quelle che non sembrano essere solo sfide temporanee. «Se per arginare la burocrazia le parole chiave restano la digitalizzazione dei processi, oltre a flessibilità ed efficienza, sono le tre contromisure messe in campo sul lato della crescita a impensierire. Il 63,9% delle imprese sta considerando seriamente lo sviluppo di attività ancillari al core business, dunque diversificandolo, il che ben si sposa con al secondo posto maggiori spese in R&D, sullo stesso piano e in fortissima crescita c’è però anche il taglio di costi e personale per un terzo delle imprese. Ciononostante la carenza di personale qualificato rimane una sfida chiave per il 45% del campione sondaggiato, il che giustifica gli importanti investimenti in formazione continua», riflette Obrist.

Contromisure alle sfide

Soluzioni delle imprese (% tot; diff. y/y)

Contromisure alle sfide, soluzioni delle imprese
Fonte: Raiffeisen 2025.

A resistere tra le sfide chiave per le imprese rimangono però i cavalli di battaglia non certo dell’ultima ora. «Se da un lato la forza del franco torna di grande attualità, dall’altro a impensierire è ancora la geopolitica, con un quadro mondiale in rapida ma instabile evoluzione. Allo stato attuale le imprese continuano a diversificare le catene di fornitura, come evidenziato già lo scorso anno, ma a guadagnare importanza è anche l’approvvigionarsi di materie prime e semilavorati a livello locale, laddove possibile, se non produrre in proprio, come si sta orientando il 26,4% delle aziende. In un contesto dunque già sufficientemente delicato, si inserisce il conflitto commerciale in atto tra Stati Uniti e resto del mondo, con il suo carico extra di incertezza, in termini di import/export, e investimenti», nota l’esperto.

È interessante notare ad esempio la percezione che hanno le aziende della Svizzera romanda rispetto al dato aggregato nazionale già nell’individuazione dell’intensità delle tre principali sfide che si sono trovate a gestire negli ultimi mesi, per via dell’incidenza che hanno avuto i dazi

Philippe Obrist

Philippe Obrist

Responsabile Clientela aziendale di Raiffeisen Svizzera

E chiaramente non poteva mancare il tema del momento, l’Intelligenza Artificiale. Accanto al dibattito acceso nel mondo finanziario relativamente al ‘bolla o non bolla’, che idea se ne è fatta l’economia reale, e nello specifico le imprese in Svizzera? «Stando ai nostri dati si respira un certo ottimismo; due terzi delle imprese vi vedono grandi o grandissime opportunità, e i supporter sono aumentati rispetto all’anno scorso, mentre solo l’1,3% la considera un rischio elevato, o trascurabile (53,5%). È importante però la tendenza, le opportunità che potrebbe schiudere stanno aumentando, e avvicinandosi nel tempo, e i rischi diminuendo rapidamente, almeno secondo quanto dichiarato dal nostro campione. L’Ia sta dunque assumendo un ruolo di motore della competitività già nel presente, e non più solo in futuro», prosegue Obrist.

Ia, tecnologia, digitalizzazione, diversificazione di mercati e fornitori, sono alcune delle principali risposte alle sfide del presente, ma tutte attività che richiedono comunque una certa quantità di investimenti, seppur diversi. Immaginando di mettere a disposizione un extra budget di 100 franchi per investimenti, da sommarsi dunque a quanto già programmato, per il 2026-28, come lo avrebbero distribuito? «Tecnologia, It e digitalizzazione hanno assorbito mediamente 24,89 franchi di questo extra budget, e si confermano la principale priorità. Si conferma al secondo posto, ma in forte aumento, lo sviluppo del personale, pari ad altri 17,53 franchi di media. 16,83 sono stati invece destinati a nuovi mezzi di produzione, e mediamente 12,64 a ricerca e sviluppo, ma in questo caso con differenze tra percentili molto importanti.

Extra budget per investimenti

Allocazione delle extra risorse (100 Chf)

Extra budget per investimenti, allocazione delle extra risorse (100 Chf)
Fonte: Raiffeisen 2025.

Gestire i rischi

Relativi al conflitto commerciale (% tot)

Gestire i rischi, relativi al conflitto commerciale (% tot)
Fonte: Raiffeisen 2025.

Risposte al conflitto commerciale

Investimenti delle imprese (% tot)

Risposte al conflitto commerciale, investimenti delle imprese (% tot)
Fonte: Raiffeisen 2025.

A essere significativo è che gli investimenti in personale e It sono elevati per quasi tutte le aziende, per quanto si tratti anche di voci di spesa da alimentare costantemente nel tempo, dove dunque non è sufficiente stanziare un extra budget», conclude l’esperto.

Se gli equilibri mondiali vanno quindi deteriorandosi, con il concentrarsi delle tensioni al di fuori del Vecchio Continente, un ruolo determinante per salvaguardare il benessere delle aziende lo ricoprono i rapporti con i Paesi vicini, dunque Dach, ed Ue. Non sorprende allora la richiesta alla politica di fare di più e più in fretta in materia di accordi di libero scambio e bilaterali.

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