Anche per i cittadini svizzeri, il nuovo anno presenta alcune scadenze politiche-economiche importanti. Si inizia già l’8 marzo con due temi: la tassazione individuale per le imposte federali e l’iniziativa Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote. La seconda, meno dibattuta, pone la scelta tra chi debba salvaguardare, a livello di Costituzione, la presenza del contante in circolazione (Confederazione o Bns), la prima ha già avuto un iter piuttosto travagliato.
Infatti, l’iniziativa Per un’imposizione individuale, a prescindere dallo stato civile (Per imposte eque), lanciata da un comitato di ‘Donne liberali’, chiede, come d’obbligo, una modifica della Costituzione federale, ma su un tema già regolato da leggi federali, cantonali e comunali.
Il Consiglio federale ha quindi deciso di presentare un controprogetto indiretto, con una modifica della relativa legge federale. Di conseguenza, l’iniziativa è stata ritirata, a condizione che la proposta di modifica della legge venga accettata. La modifica è stata quindi approvata dal Consiglio Nazionale, ma con soli 2 voti di maggioranza e dal Consiglio degli Stati con il solo voto del presidente. La nuova legge è posta in votazione popolare.
Che cosa vogliono in pratica tutti gli atti parlamentari, finora promossi, per risolvere il problema della ‘penalizzazione del matrimonio’? Porre su un piano di parità, anche in campo fiscale, le coppie sposate e le persone singole o conviventi. Finora, infatti, le coppie sposate con due redditi familiari si vedono aumentare le imposte, a causa dell’aumento delle aliquote di tassazione, dovuto alla somma dei redditi. L’iniziativa che ha provocato la votazione popolare voleva anche risolvere il problema della parità uomo-donna, dal momento che, nella maggior parte dei casi, il secondo reddito è dovuto al lavoro, spesso a tempo parziale, della moglie. Accettando la modifica della legge, anche le coppie sposate dovranno presentare due dichiarazioni d’imposta separate. Chiaramente la legge dovrà poi risolvere il problema della separazione dei redditi e dei patrimoni da attribuire ai coniugi.
Le ripercussioni sui contribuenti sono diversificate. Di regola le coppie sposate con redditi simili pagheranno un po’ di meno. Se i redditi sono molto diversi, pagheranno un’imposta federale diretta superiore. In generale, più alti sono i redditi complessivi, più alti saranno gli aggravi
Quanto ai costi è stato valutato, per l’anno fiscale 2026, un -630 milioni di franchi per l’imposta federale diretta, di cui il 78,8% per la Confederazione e il 21,2% per i cantoni, che emettono le imposte anche per conto di Berna, beneficiando di un terzo dei proventi, o qui subendone la perdita.
Le ripercussioni sui contribuenti sono diversificate. Di regola le coppie sposate con due redditi simili pagheranno un po’ di meno. Se i due redditi sono molto diversi, pagheranno un’imposta federale diretta superiore. In generale, più alti sono i redditi complessivi della coppia, più alti saranno anche gli oneri supplementari. Per le coppie non sposate, invece, cambia solo l’aliquota, che sale per i redditi alti e scende per i redditi medi o bassi. Da notare però che le esenzioni per i redditi bassi sono già oggi a un livello elevato. Sul piano cantonale, con imposte spesso più elevate, soprattutto per i redditi medi e bassi, molto dipenderà da come cantoni e comuni, declineranno il nuovo metodo.
Si valuta comunque un impatto analogo a quello per l’imposta federale. Tuttavia, è proprio a livello cantonale che si manifestano le maggiori opposizioni. Lo si è già visto nel voto in Parlamento. I cantoni vorrebbero evitare l’emissione di circa 1,7 milioni di nuove tassazioni. D’altro canto applicano già oggi misure di correzione. Il Ticino, per esempio, applica due aliquote diverse. Si vorrebbero evitare nuove spese amministrative, per cui si è fatta strada anche l’idea di un referendum dei cantoni.
È una misura prevista dalla Costituzione federale del 1874 che esige un minimo di 8 cantoni. E già 10 l’hanno sottoscritto, seconda volta in 150 anni. Il Consiglio federale dà perciò tempo fino al 2032 ai cantoni per adeguarsi. Se il referendum dovesse essere accettato, farebbe cadere il ritiro dell’iniziativa, per cui tutto da capo. Ma non è finita qui, poiché il Centro (ex Ppd) ha pure lanciato un’iniziativa detta Sì a imposte federali eque anche per i coniugi – Basta con la discriminazione del matrimonio!, già all’esame delle Camere federali. Come si vede, l’iter è complesso. Probabilmente è il prezzo da pagare per un sistema, forse unico al mondo, che permette al popolo di dire quali e quante imposte vuole pagare. Il voto dell’8 marzo prossimo è una prima tappa che il Consiglio federale potrebbe difficilmente vincere, anche se la votazione è prevista proprio il giorno della festa della donna!
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