TM    Aprile 2026

Nuovi alibi cercansi

Tanto paga lo Stato? Sì certo, ma poi da dove arriveranno mai le risorse? Mistero di Pulcinella, ma comunque va bene così, e nessuno protesta. Estinguere o ripagare i debiti pubblici è una mossa storicamente scomoda, e politicamente molto costosa, dunque meglio evitare. Lo Stato ha dunque elaborato un variegato e sofisticato arsenale di strumenti atti allo scopo, ma sufficientemente sottili da ‘passare in cavalleria’. Ecco la ‘Repressione finanziaria’. La regina che accompagnerà le economie sviluppate nei prossimi anni.

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Caro lettore,

con la puntualità di un orologio svizzero, e a distanza di pochi anni dall’ultima, ecco delinearsi una nuova crisi energetica nel Vecchio Continente. Ma gli estremi c’erano tutti. Nonostante altisonanti proclami e promesse – di fatto – marinaresche, nulla infatti era nel frattempo cambiato. La sfortuna (?) ci ha visto bene. Dicono.

Come ripercorso in queste pagine poche settimane fa, ogni qual volta emerge un problema il miraggio delle rinnovabili e della transizione verde svanisce, mentre ritardi e paralisi, frutto del chiacchiericcio, tornano alla luce senza significative differenze: Svizzera, Eurozona, Regno Unito… minimo comune denominatore europeo. Si potrebbe dunque concludere che centinaia di miliardi di euro siano stati del tutto sprecati, se questi sono i risultati della costosa lezione ucraina.

Peraltro, e non è un dettaglio, questi miliardi sono tutti a debito, al pari di altre diverse migliaia, per la precisione 100 trilioni di dollari, che gli Stati hanno emesso nel corso degli anni, per fare tutto, ma anche nulla. Sottile questione: saranno mai estinti? A estinguersi saranno probabilmente (prima) gli attuali sottoscrittori, in parte persino ignari della loro condizione e prospettiva.

I debiti pubblici, per definizione, non sono mai ripagati. Troppo costoso, in termini politici e sociali. Dunque? Si tratta di gestirli, al minor costo possibile, con la compiacenza dei banchieri centrali, sfoderando un formidabile arsenale di strumenti e meccanismi tutti tesi a celare la mano invisibile dello Stato. È quella che in gergo si definisce ‘repressione finanziaria’. Due gli ingredienti: un pizzico d’immaginazione, indispensabile ma facilmente reperibile; e un mix, ancorato alla realtà e storicamente testato, di inflazione, normative, moral suasion e credibilità. In pratica, gli alfieri del prossimo decennio.

Il trucco sta tutto nel saper vendere la più credibile delle storie: stabilità dei prezzi, resilienza del sistema bancario, supporto alla crescita, prevenzione di una nuova crisi sistemica… alibi, tutti alibi, in presenza di carnefici, consapevoli e loro malgrado disponibili (le banche), e vittime disponibili seppur inconsapevoli (i risparmiatori). Occhio non vede, cuore non duole; ma qualcuno questi debiti dovrà pur servirli!

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