In assenza di una minima lungimiranza, quella che era nata quale forma di tutela per un futuro più sereno nella seconda metà della vita, da qui il termine ‘previdenza’, rischia di diventare un campo minato. Poche decisioni affrettate, magari prese con leggerezza e in pochi minuti, potrebbero trasformare in un colossale fallimento decenni di impegno, e anche più d’un sacrificio, con una molto difficile e costosa reversibilità. Dunque, una tautologia: anche la previdenza per essere previdente necessita di previdenza, altrimenti detta lungimiranza. Dal primo all’ultimo miglio. Interviene Jonathan Decurtins, Head of Wholesale Switzerland & Liechtenstein di Vanguard.
«Negli ultimi anni l’accento si sta lentamente spostando dall’accumulazione degli averi di vecchiaia, come vengono definiti in Svizzera, a un’attenta pianificazione del loro decumulo. La demografia è la risposta al perché stia avvenendo. Durante l’intero arco della vita professionale ogni persona dovrebbe preoccuparsi di costruire un solido capitale previdenziale, risparmiando e soprattutto investendo tale risparmio, ponendo le premesse per una vecchiaia serena, e uno stile di vita compatibile con quello antecedente il pensionamento. Dopo tale fatidico traguardo, il capitale deve diventare una fonte di reddito sostenibile per i decenni successivi, il che richiede un approccio completamente diverso, concentrato su continuità, flessibilità e gestione dei flussi nel tempo», sintetizza l’esperto.
Si tratta di due operazioni se non opposte, certamente diverse nell’operatività, e nella logica. «È un piccolo cruciale dettaglio; non si tratta di decidere quanto prelevare, ma come farlo. Considerato il delicato contesto attuale, è fondamentale costruire una struttura capace di coniugare reddito, stabilità e crescita del capitale. I beni previdenziali devono poter continuare a lavorare anche dopo il pensionamento, solo in maniera diversa. L’allungamento dell’aspettativa di vita, per quanto sia una bellissima cosa, e una conquista della scienza moderna, pone sfide che i sistemi previdenziali degli anni Ottanta non avevano contemplato, e a cui bisogna trovare soluzioni, efficaci e in tempi molto celeri», chiarisce Decurtins.
Tali sfide esulano però sempre più spesso dal controllo della persona, e si sommano alle diverse che erano state già contemplate in passato. «Si può restare in pensione molto facilmente anche più di 30 anni, dunque la convivenza con l’inflazione si sta forzosamente allungando. Il capitale accumulato deve dunque sopravvivere a sua volta più a lungo, deve durare molti più anni, misurandosi per più tempo con volatilità dei mercati, e più cicli economici. Il reddito che deve produrre annualmente, per l’intera durata del pensionamento, deve però essere il più stabile possibile, essendo l’unica fonte del proprio tenore di vita. La volatilità assume dunque un significato diverso, se in precedenza era più facilmente tollerata, ora diventa forse la principale delle sfide, almeno pariteticamente alla ricerca del rendimento», prosegue l’esperto.
È tutta una questione di pianificazione, dunque in continuità con l’accumulazione precedente, ma con una chiave di lettura profondamente diversa. «La sostenibilità del patrimonio non dipende più dalla semplice performance degli investimenti, ma anche dalla politica dei prelievi del capitale, che scandiscono i cicli del decumulo. Una struttura eccessivamente rigida può dimostrarsi problematica in alcune fasi di mercato, dunque una certa flessibilità che consenta di adattare i prelievi all’evoluzione della propria situazione economica dovrebbe essere privilegiata. Sin qui tutto normale, e in linea teorica alquanto ragionevole. Nella pratica quotidiana tutto assume chiaramente un significato diverso, ed è lì che nascono i problemi. Alcuni investitori privilegiano flussi stabili e prevedibili, dunque una gestione più semplice, altri adottano approcci più dinamici, correlati all’andamento del portafoglio e dei mercati. Non esiste un’unica ricetta. La strategia tanto più è giusta quanto è personalizzata, tenendo quindi conto di orizzonte temporale, flessibilità, e della propria capacità di convivere con le oscillazioni dei mercati», precisa Decurtins.
Il termine ricorrente è flessibilità, delle decisioni, delle strategie, e anche del consumo di capitale, dunque della capacità di adattamento del tenore di vita. «Il sistema a tre pilastri offre una base solida, che può essere migliorata dalla previdenza privata durante il pensionamento. Il pilastro 3b può diventare uno strumento interessante durante il decumulo, grazie alla maggiore libertà nella gestione di prelievi e allocazione patrimoniale. Adattare i flussi alle proprie esigenze reali, con un occhio attento ai mercati, è un aspetto sempre più rilevante della pianificazione finanziaria nell’attuale contesto», rileva l’esperto.
Ma è qui che potrebbero sorgere insidiosi misunderstanding, che un buon pianificatore dovrebbe invece agilmente scansare. «Dipendere solo dal proprio capitale spinge a diventare molto prudenti anche in termini di investimenti. Con un orizzonte molto lungo questo potrebbe essere un errore, rischia infatti di indebolire il potere d’acquisto del capitale, cosa che invece un’esposizione costante, seppur contenuta o decrescente nel tempo, ad altre asset class ‘più rischiose’ dovrebbe evitare. Non si possono chiaramente eliminare del tutto le oscillazioni dei mercati, ma si dovrebbe predisporre un’asset allocation coerente e sostenibile nel lungo periodo. Avere liquidità disponibile, tale da coprire i prelievi, consente di non dover realizzare attivi in una fase di mercato sfavorevole, o durante una profonda correzione, così come una buona diversificazione tra asset class, aree geografiche e fonti di rendimento rafforza il portafoglio, garantendo al contempo maggiore serenità», nota l’esperto.
Alla radice di tutto si trova una nuova consapevolezza: «Il messaggio dovrebbe essere che la pensione non rappresenta più una fase statica e passiva dell’investimento. Richiede una gestione continua, adattabilità all’evoluzione dei mercati, dell’inflazione e delle esigenze personali del pensionato. E il decumulo è la vera architrave su cui edificare la pianificazione patrimoniale più efficace a garantire una vecchiaia serena, e senza anche questi pensieri», conclude Jonathan Decurtins.
Dunque non serve scoprire per la seconda volta la ruota, a patto di ricordarsi di come è andata con la prima!
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