TM    Settembre 2025

Lucerna ritorna all’avanguardia

A 90 anni di distanza, il Kunstmuseum Luzern ricostruisce la mostra leggendaria con cui fra le due guerre portò le avanguardie sulle rive del lago dei Quattro Cantoni. Un bis che ha richiesto di affrontare anni di ricerche e sfide logistiche. Ma anche un’occasione per riflettere criticamente sull’evoluzione della propria identità istituzionale. Uno sguardo dietro le quinte con la direttrice Fanni Fetzer, che ha curato l’esposizione.

di Susanna Cattaneo

Giornalista

Leggendaria e inimitabile. Con la mostra che nel 1935 portò a Lucerna i grandi protagonisti delle avanguardie moderniste – fra cui Hans Arp, Georges Braque, Max Ernst, Fernand Léger, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Joan Miró, Sophie Taeuber-Arp – il Kunstmuseum Luzern realizzava un piccolo miracolo. Appena trasferitosi nella sede del primo edificio cittadino progettato appositamente come museo, dimostrava lungimiranza cogliendo l’importanza della svolta modernista e la sua capacità di esprimere realtà, emozioni e concezioni di vita della contemporaneità.

Un’esposizione così, all’epoca, si sarebbe forse potuta immaginare nell’anticonformista Zurigo, culla del Dada, a Basilea o Ginevra. Ma la più discreta Lucerna, nel cuore della neutrale Svizzera, stava già attirando collezionisti e mercanti, favorita da un fiorente commercio d’arte e dal turismo di alto profilo che trovava ospitalità nelle sue magnifiche strutture alberghiere.

«Rinomati mercanti come Theodor Fischer e Siegfried Rosengart potevano assicurare prestiti importanti, e il giovane Hans Erni – fra i tre curatori di quella storica mostra, insieme al conservatore Paul Hilber e al critico d’arte (e comunista convinto) Konrad Farner – aveva contatti diretti a Parigi. In un’epoca in cui il fascismo e il comunismo sovietico predicavano l’arte figurativa, loro puntarono invece su un’arte astratta e moderna, comprensibile a tutti. Con la loro esposizione ambivano a riunire le diverse correnti dell’avanguardia in una nuova forma di art réelle. Una dialettica rispecchiata dal titolo scelto, Tesi. Antitesi. Sintesi», spiega Fanni Fetzer, direttrice del Kunstmuseum Luzern.

La locandina della mostra del 1935, realizzata da Hans Erni, fra i tre curatori, Foto: Andri Stadler
La locandina della mostra del 1935, realizzata da Hans Erni, fra i tre curatori. Foto: Andri Stadler.

A 90 anni di distanza, ha raccolto la sfida di ricreare quella mostra: un’impresa ardua, poiché molte delle 99 opere dell’epoca – allora provenienti direttamente dagli atelier di artisti emergenti – si trovano oggi nei maggiori musei del mondo. E altre sono ancor meno accessibili, requisite o distrutte durante la guerra. «Qualche anno fa, un collega, sfogliando il catalogo del 1935 nel mio ufficio, commentò che oggigiorno sarebbe stato impossibile per il nostro museo ottenere in prestito opere che nel frattempo avevano acquisito un valore così elevato. Di che stimolare la mia ambizione», ricorda la direttrice, curatrice della mostra Kandinsky, Picasso, Miró et al. di ritorno Lucerna, in corso fino al 2 novembre.

Nel ricreare la storica mostra del 1935, ancor più impressionante dei nomi, oggi celebri, che i tre curatori portarono a Lucerna, è il loro impegno a partecipare, attraverso l’arte, allo sviluppo della società. Alla richiesta di un’arte figurativa, come nel comunismo sovietico e nel fascismo, contrapposero i loro sforzi per un’arte moderna, astratta e comprensibile a tutti.

Fanni Fetzer

Fanni Fetzer

Kunstmuseum Luzern

Cinque anni di ricerche partiti dal catalogo storico, progettato dal maestro della “Nuova Tipografia” Jan Tschichold, che in Svizzera aveva trovato riparo dalle persecuzioni naziste. Una pubblicazione seminale per lo stile minimalista della grafica elvetica, ma con schede a volte imprecise: dimensioni errate, larghezza e altezza invertite, oppure semplicemente i titoli sono cambiati nel tempo. «Il nostro team ha consultato cataloghi, banche dati, social media, corrispondenza… A volte le serie di opere erano così vaste, e le singole opere così simili, che non è stato possibile determinare con esattezza di quale si trattasse. Compito ancor più complesso per gli oggetti finiti in mani private: anche collaborando con case d’asta, gallerie e musei, non sempre abbiamo incontrato il favore dei proprietari. E anche per il dipinto di Braque Guitar, Fruit and Pitcher (1927), oggi esposto al Museum of Modern Art di Teheran, malgrado il supporto dell’Ambasciata svizzera e la presenza di una collega sul posto, non siamo riusciti a ottenere il prestito», racconta Fanni Fetzer.

Il bilancio: 69 opere identificate con certezza, 26 disperse o non identificabili, 4 distrutte. L’attuale esposizione ne riunisce 43, cui se ne aggiungono 47 affini per soggetto, serie o periodo, fino a raggiungere il numero simbolico di 90. Unica deroga al modello storico: l’inclusione di Barbara Hepworth fra gli artisti esposti, una rivalsa sul canone maschilista di allora, che malgrado la visione progressista dei curatori, aveva ammesso una sola donna, Sophie Taeuber-Arp, grazie all’intercessione del marito Hans Arp.

Valore e significato di quelle opere sono nel frattempo radicalmente mutati: «Oggi ammiriamo armonia, gesto ed equilibrio di artisti allora emergenti, senza pretendere prospettive corrette o opere figurative, come all’epoca. Valeva per i dipinti, come pure per la scultura: i Mobiles di Calder, ad esempio, venivano paragonati alle giostrine sulle culle dei neonati, perché la scultura era ancora legata alla rappresentazione della figura umana e collocata su basamenti», osserva Fanni Fetzer.

Per il Kunstmuseum, questo progetto ha rappresentato anche un’occasione di riflessione critica sull’evoluzione della sua identità. «Osservando l’allestimento del 1935 nelle fotografie storiche esposte, ci si rende subito conto di quanto i musei si siano professionalizzati – e non solo a Lucerna. Le nostre origini risalgono al 1819, quando venne fondata la Società artistica della città (Kunstgesellschaft Luzern), come aspirazione della borghesia colta a creare un centro di incontro per artisti e appassionati d’arte. Nel 1933 abbiamo potuto disporre di un museo tutto nostro, nel cosiddetto Meili-Bau. Oggi il Kunstmuseum Luzern ha sede nel Kkl di Jean Nouvel, un raggio d’azione sovraregionale e una presenza costante nei dibattiti sull’arte contemporanea. Posso dire che in ogni progetto cerchiamo di mettere in pratica quella triade “tesi, antitesi, sintesi” indicata dai tre curatori della mostra del 1935», conclude la direttrice.

Se all’epoca, contrariamente alle ambizioni degli organizzatori, la sintesi fra le diverse avanguardie rimase imperfetta e l’esposizione conquistò solo la cerchia degli specialisti, la mostra fu comunque il punto di partenza per molti altri progetti sul modernismo in Svizzera, come quello dell’anno successivo al Kunsthaus di Zurigo. E, nel 2025, a nove decadi di distanza, il ritorno Kandinsky, Picasso, Miró et al. a Lucerna va ben oltre l’esercizio filologico: è un ponte fra epoche, una sfida organizzativa vinta e, soprattutto, una gioia per gli occhi, aperta a un pubblico più ampio di quello di allora.

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Kunstmuseum Luzern
Kandinsky, Picasso, Miró et al. zurück in Luzern
Fino al 2 novembre