TM    Maggio 2026

L’Opa del petrolio sull’agricoltura

Lo sviluppo tecnologico e il rapido meccanizzarsi del settore agricolo hanno migliorato di molto le rese, necessarie a soddisfare le esigenze di una popolazione mondiale in costante crescita, ma al tempo stesso lo hanno vincolato agli equilibri del mercato energetico, e degli idrocarburi. I fertilizzanti sono i nuovi protagonisti del settore, e come si è scoperto di recente questi passano in buona parte da Hormuz. E qui iniziano le dolenti note.

Intervengono: Tommaso Migliaccio, Europe Commodities Director del Gruppo Bureau Veritas; Elena Guglielmin, Cio di Ubs Wealth Management; Alessandro Valentino, Product Manager di VanEck Europa; Alexander Roll, Associate Investment Strategist di Global X Etf; Roberto Demarchi, Vicepresidente di Assagenti; Carmine Garzia, Professore dell’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Stephan Werner, Head of Investment Strategy Equity di Dws; Otmane Jai, Head of Investments di Mj & Cie; e Alberto Conca, Cio di Lfg+Zest.

di Federico Introzzi

Responsabile editoriale Ticino Management

Ferro o farro?

Tra tanti problemi, e ricorrenti crisi che hanno interessato i Paesi avanzati nell’ultimo decennio, sovente si continuano a dare per scontati elementi della quotidianità che per secoli non lo erano stati. Oggi l’attenzione è solita concentrarsi sulla dimensione economica di molti fenomeni: le conseguenze che questi possono avere sugli equilibri macroeconomici degli Stati, dunque la reazione dei mercati finanziari, e delle istituzioni, Governi e autorità di regolamentazione, in primis le Banche Centrali.

Infatti, a eccezione dell’emergenza pandemica che, sì, qualche grattacapo in termini di approvvigionamenti l’aveva sollevato anche negli Stati sviluppati, le sfide attuali hanno uno sfondo economico: iniziano a volare le pietre in Ucraina, il focus è sul costo per rimpiazzare il gas russo, e le mosse di politica monetaria; si chiude lo stretto di Hormuz, l’attenzione si riaccende su prezzo della benzina, la risposta delle Banche Centrali ai rischi inflativi, e soprattutto la tenuta dei mercati. Si sollevano dubbi sulla sicurezza delle forniture energetiche, si valutano possibili restrizioni alla mobilità, montano le proteste per il possibile aumento del costo del carrello della spesa, ma nessuno dubita davvero che ‘il pomodoro’ possa non essere più reperibile. Rimane una semplice questione di prezzo: quanto diventerà costoso? 

Non è però sempre stato così. Per secoli, anche in Europa, il rischio di non trovare ‘il pomodoro’ e, anzi, di non mangiare del tutto era molto concreto in delicate fasi storiche, ad esempio i grandi conflitti, anche nel Novecento. E il forte aumento della popolazione non fa che acuire il problema, specie nelle economie in via di sviluppo, dove trovare ‘il pomodoro’ potrebbe non essere questione di prezzo. Del resto, anche storicamente, garantire l’approvvigionamento alimentare è sempre stata una delle materie più sensibili, per le classi più o meno agiate, gli eserciti, gli animali allevati… Una domanda sottile è infatti: la potenza di Roma è stata costruita con il ferro, o con il farro? Stando alla meglio documentata campagna bellica della storia antica, e forse anche moderna, la risposta è molto ambigua, ma si propenderebbe per la meno ovvia. Certo, le guerre le vincono gli uomini, e senza ‘ferro’ è estremamente complicato, eppure senza farro nessun’armata può muoversi. Cesare, nel suo De Bello Gallico, diario quotidiano che ripercorre le vicende della conquista della Gallia, l’attuale Francia, e Paesi Bassi, con brevi puntate in Germania, Svizzera e Inghilterra, dedica più attenzione ai rifornimenti alimentari necessari alle sue legioni, che non quasi alle decine di battaglie che segnano ben 7 anni di guerra, dal 58 al 52 a.C.

La disparità delle forze in campo è del resto delle più sbalorditive, al pari delle distanze coperte. Cesare poteva contare su sino a circa 80mila uomini, tra legionari (60mila divisi in 12 legioni) e alleati locali e italici; i 40 popoli che abitavano la Gallia, su circa 4 milioni di abitanti, riportarono 400-600mila caduti in combattimento, e altrettanti venduti come schiavi.

Ma cosa mangiavano i legionari? Al netto di variazioni dovute a stagioni, e rifornimenti, la dieta del legionario era molto particolareggiata, e abbondante, sufficiente a percorrere a piedi 30-35 km al giorno, e sino a 75 in 27 ore, con 30-40 kg di bagaglio a spalla. Tra questi le derrate alimentari ‘personali’, sufficienti a sostentarlo qualche giorno. Dunque, quotidiantamente poteva contare su circa 900 grammi di frumentatio (cereali, in ampia misura farro), e 200 di commeatus (il resto, in prevalenza legumi, ceci, fagioli… o carne e pesce). Il 60% dei nutrienti era riconducibile ai cereali. A questi si sommava: sale, formaggio, uova, aglio… e sovente salse dal sapore molto forte, come il liquamen, l’attuale colatura di alici. E modeste quantità di vino, solitamente molto annacquate, o acetate.

La Svizzera è un hub finanziario e commerciale chiave negli equilibri del mercato agricolo, e ne controlla il 20% per il tramite delle sue aziende, ma soprattutto è uno Stato neutrale. Si può dunque permettere di operare come intermediario anche durante le crisi più importanti, come nel caso dell’Ucraina

Tommaso Migliaccio

Tommaso Migliaccio

Europe Commodities Director del Gruppo Bureau Veritas

Il pasto principale avveniva quasi sempre prima del tramonto, una volta montato l’accampamento, quando si aveva il tempo di macinarsi i propri cereali, cuocerli sul fuoco del proprio manipolo, così da produrre pane, polenta, focaccia, zuppa, e gallette, consumabili anche il giorno successivo, a colazione, o ad esempio in marcia (pranzo). Ogni legionario doveva essere autosufficiente, anche nel caso di una rovinosa sconfitta, e la perdita dei ‘bagagli’ da parte della legione. Andava poi evidentemente aggiunto il frumento per cavalli, e animali da soma.

Era compito di Cesare provvedere alle esigenze quotidiane dei suoi 80mila uomini, il che aiuta a chiarire il perché delle attenzioni maniacali riservate alla materia per l’intera campagna, come in genere da consoli e imperatori. Alla base del successo delle legioni, e delle sbalorditive imprese, c’era un’arma fondamentale, dominata quasi alla perfezione, e sconosciuta a tutti gli altri popoli: la logistica.