Il sistema a Roma
Tutto o quasi passa per di lì, da quegli uffici e da quelle coordinate, sono i crocevia dell’economia dei Paesi avanzati, ed entro certi limiti dell’intero globo. In alcune regioni più che in altre, e ovviamente il Vecchio Continente, per sua stessa natura, ne è culla ed emblema. Sono le banche, soprattutto piccole e medie, al netto del ruolo giocato dai grandi Gruppi.
Finanziano famiglie e imprese, intermediano il credito, trasformano le scadenze, investono e supportano le comunità locali, praticano il mecenatismo, custodiscono il capitale, fanno utili, crescono e falliscono. Sono molte le cose che fanno, nel bene ma anche nel male, e soprattutto in Europa, dove sono nate, sono al centro di tutto, alimentando la fiducia degli agenti economici. Ma così è sempre stato?
Prima dell’epoca della Roma repubblicana, ossia ante V secolo a.C., l’idea stessa di banca era viziata da un malinteso: un forziere, i cui tesori erano prelevati solitamente da ‘Stati’, e che molto difficilmente venivano restituiti. Sicuramente non era contemplata alcuna attività nei confronti dei privati, quindi delle famiglie, o delle imprese, che non esistevano nemmeno.
Dunque, perché proprio a Roma sarebbe dovuta maturare questa idea, semplice ma rivoluzionaria, che il mondo greco aveva invece balzato? Come non così di rado accade, la necessità aguzza l’ingegno. La Grecia era una regione concentrata su guerre intestine, che ne assorbivano la quasi totalità di risorse ed energie, ma soprattutto era anche molto piccola. Un migliaio di Poleis si dividevano i circa 120mila Km² dell’attuale Grecia, i circa 150mila della Magna Grecia (Italia), e gli altri 100mila della Ionia (Turchia), dunque pur esagerando si trattava di meno di 450mila Km², con 8 milioni di abitanti, tutti compresi: uomini, donne, bambini e schiavi (circa il 30%).
Senza considerare il momento della sua massima espansione, il mondo romano nella prima epoca imperiale poteva invece vantare un’estensione di 4,5 milioni di Km², e circa 60 milioni di abitanti, distribuiti su distanze molto più generose, dalla Scozia all’Egitto, dal Portogallo alla Turchia. Ed è così che nasce prima il problema, e quindi la soluzione: le banche.
Diversamente da quello greco, il mondo romano era un’area geograficamente molto estesa, ma soprattutto economicamente e legalmente unica e stabile, soggetta a un’unica incontestata autorità centrale. Persone e imprese si spostavano dunque più facilmente, cercando opportunità anche molto lontano rispetto al luogo di origine; non era insolito che soprattutto le famiglie di mercanti fossero disperse su più regioni, e continenti, tipicamente Europa e Asia o Africa. Di pari passo ai successi delle legioni, era frequente che mercanti e imprenditori (patrizi e cavalieri) si spostassero in cerca di lucrosi affari e importanti commesse pubbliche, solitamente sotto l’egida della ‘romanizzazione’ delle nuove province.
Un’area economica unica analoga per estensione, almeno nel Vecchio Continente, potrà essere ritrovata solo successivamente al formarsi dell’Unione europea e per l’appunto del ‘mercato unico’, senza che però quanto a uniformità, anche solo legale, ci si sia a tutt’oggi davvero avvicinati. Le differenze tra Stati europei sopravvivono, nonostante l’armonizzazione dei quadri normativi nazionali, i passi da compiere rimangono infatti sostanziali, e nello specifico anche a livello bancario.
L’abitudine di spostarsi da parte di molti e di frequente, dunque senza le relative sicurezze che lo Stato poteva garantire a un senatore, e la rischiosità implicita nel viaggio stesso, poneva non pochi problemi in termini finanziari, e logistici. Movimentare somme importanti di argento (valore e volume), via mare, era un rischio molto elevato, e dunque non assicurabile. Se entro certi limiti famiglie ben disperse potevano in parte compensare il problema, non era certo la norma. Quindi l’idea: aprire ‘banche’ che avessero filiali estere, o potessero appoggiarsi a un mercato interbancario sufficientemente profondo da non creare crisi troppo frequenti, ma in grado di movimentare denaro su tre continenti a rischi modesti.
Si trattava dunque di un problema sentito già da secoli, ma che solo in epoca romana trovò le necessarie premesse a che venisse risolto. Per molti versi, e sotto un’unica bandiera, si potrebbe tranquillamente concludere che il sistema bancario romano fosse molto più efficiente, e sicuramente meno balcanizzato, di quanto non sia oggi in Europa, e nel mondo.

